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Tutti frutti summer Ozu

A fine mese avrà luogo al cinema Nuovo Sacher la porzione romana di una rassegna itinerante di sei film restaurati del maestro giapponese Yasujiro Ozu. Le due pellicole selezionate per le “date” capitoline non sono tra le mie preferite, ma non c’è dubbio che Ozu sia, tra i mostri sacri della cinematografia del ‘900, uno di quelli più bisognosi di divulgazione, e questa iniziativa è quindi senz’altro la benvenuta.

Attivo tra gli ultimi anni ’20 e i primi ’60, Ozu è uno dei registi più celebrati della storia del cinema, ma la sua fama si estende ben poco al di fuori della cerchia dei cinefili più incalliti per motivi che non è difficile individuare. Una larghissima parte dei suoi lavori infatti tratta temi della più triviale quotidianità, con trame che, rivedute e corrette, potremmo tranquillamente ritrovare nella prossima stagione de Un medico in famiglia, o qualche sceneggiato familiare analogo. Come se non bastasse il suo stile visivo, specie negli ultimi quindici anni della sua carriera, quelli che ci hanno regalato la maggioranza dei suoi film più osannati, è stato improntato ad un minimalismo quasi pervicace, che il cineasta nipponico ha mantenuto pressochè immutato tra film e film.
La classica inquadratura di Ozu è un interno con camera fissa e collocata molto in basso, a livello tatami, in modo da cogliere i dettagli delle più minute conversazioni familiari e di vicinato. Il susseguirsi di queste inquadrature è costante e metodico, e in nessun momento i suoi film danno anche solo l’illusione di voler ingranare una marcia diversa da quella con cui partono.

Il fascino di queste pellicole risiede proprio nella loro andatura zen, e sebbene abbia sempre trovato iperboliche le lodi di chi vorrebbe vedere un Ozu anche intellettuale e quasi sociologo, è indiscutibile che l’atmosfera creata dai suoi film trascenda il piano di semplice elegia famigliare, non solo perchè le famiglie di Ozu attraversano inevitabilmente discordie e conflitti.
Come per tutti i grandi cineasti è la forma cinematografica che plasma il contenuto, e non viceversa, ed è proprio tramite il suo stile ostinatamente austero che Ozu trascende le semplici vicende narrate nelle sue pellicole.

A Roma verranno proiettati Viaggio a Tokyo e Fiori d’equinozio, il primo dei quali è largamente considerato il suo capolavoro. Personalmente consiglierei altri lavori come Il tempo del raccolto del grano o Inizio di primavera, ma vista l’uniformità stilistica è molto probabile che le preferenze in merito siano influenzate da fattori esterni e i film proposti saranno sicuramente in grado di soddisfare la curiosità di chi si avvicinasse al cinema di Ozu per la prima volta.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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