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Napoli, la metropolitana dell’arte di A. Siza e E. Souto De Moura

Il 23 maggio è stata inaugurata al pubblico la prima parte della stazione Municipio della metropolitana di Napoli, progettata dagli architetti portoghesi Edoardo Souto de Moura e Alvaro Siza. Il progetto si inserisce nel contesto più generale di quella che è stata definita la “Metropolitana dell’arte”, le cui stazioni portano firme di architetti prestigiosi come Karim Rashid, Mario Botta, Dominique Perrault, Richard Rogers, Oscar Tusquets Blanca, Benedetta Tagliabue e Massimiliano Fuksas.

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Le specificità della stazione Municipio, che sarà il nodo di scambio tra le linee 1 e 6, sono molte ed interessanti, a cominciare dal suo rapporto con la città: situata ai piedi del Maschio Angioino, lungo un asse virtuale che lega la stazione marittima alle emergenze di Castel Sant’Elmo e la certosa di San Martino, affiora in superficie con uno spazio pubblico lineare che esalta la natura del paesaggio urbano. La lunga piazza che copre il dislivello tra Palazzo San Giacomo e la stazione marittima è infatti caratterizzata da pochissimi elementi: una lunga asola centrale che garantisce l’illuminazione degli spazi ipogei e due filari alberati che sottolineano la continuità dell’asse visivo. La necessità di non saturare un luogo che, per vocazione, costituisce l’elemento che restituisce continuità al paesaggio napoletano risulta evidente osservando i molti dipinti che rappresentano la città dal molo angioino, come ad esempio la Tavola Strozzi. All’interno della sistemazione dello spazio pubblico ha trovato spazio anche la fontana del Nettuno, risalente al XVI secolo.

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Tutti i progetti dell’underground partenopeo sono caratterizzati da una forte relazione tra disegno del nuovo e recupero dell’antico, dati i numerosi affioramenti di tracce storiche durante gli scavi, ed il cantiere della stazione Municipio non fa certo eccezione: inaugurato nel 2003, ha subito 27 varianti per adeguarsi ai continui ritrovamenti di reperti archeologici (oltre 3000), ed è già costato 250 milioni di euro. I ritrovamenti costituiscono un campionario di duemila anni di stratificazione storica: dall’antico porto di Neapolis al molo del I sec. d.C. con le sue navi romane perfettamente conservate, da edifici sacri di epoca bizantina alle fortificazioni medievali. La ricchezza archeologica del sito ha suggerito ai progettisti l’idea di ricreare, al di sotto della piazza a cielo aperto, uno spazio gemello che viva non delle relazioni del paesaggio partenopeo, ma dei riverberi della sua storia. La piazza ipogea diventa così un grande parco archeologico che, allo stesso tempo, riconnette due linee della metropolitana, la stazione ferroviaria ed il porto. Proprio lungo gli spazi di collegamento tra le varie linee troverà posto il percorso espositivo, che gli architetti interpretano come un “tunnel di luce” che colleghi la terra ferma con il mare. Al momento l’inaugurazione si è però fermata al piano di banchina, in cui è estato esposto il basamento della Torre dell’incoronata. Allo stesso piano è situata l’opera dell’artista israeliana Michai Rovner: a metà tra un dipinto ed un’installazione video, un grande affresco del Vesuvio lungo 37 metri è animato tanto dalle ombre di chi passa quanto dalle proiezioni studiate dall’artista.

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Dal punto di vista della spazialità interna, la stazione offre uno scenario dinamico e caratterizzato da un’interessante dualismo: dalla forte orizzontalità del piano di accesso ai treni, accentuata ed ammorbidita anche dalla presenza del basamento della Torre dell’incoronata, si passa repentinamente al senso di verticalità e ritmo che restituisce la zona di mobilità verticale. L’intero progetto gioca sul contrasto tra il colore scuro dei pavimenti in basalto, i colori chiari delle superfici intonacate e la sporadica presenza di pareti di mattoni. Il sistema di illuminazione rafforza il carattere del progetto, scandendo lo spazio con i suoi elementi orizzontali netti che vibrano nelle dilatazioni spaziali.

Il progetto sarà completato dalla sistemazione di tutti quei reperti che non è estato possibile esporre all’interno della stazione: un grande parco archeologico all’aperto, il cui principio è rappresentato dai reperti già esposti all’interno del fossato del Maschio Angioino, e che si estenderà in tutta l’area al di sotto del livello della piazza.

About Matteo Baldissara

Matteo Baldissara
Sono un giovane architetto, laureato presso l'Università degli studi di Roma - Sapienza nel Luglio del 2014. Attualmente frequento, presso lo stesso ateneo, il XXX ciclo del dottorato in composizione Teoria e Progetto. Dal 2014 collaboro con lo studio di progettazione WAR (Warehouse of Architecture and Research). Appassionato di letteratura ed arte, strizzo l'occhio al mondo della tecnologia, dalla programmazione alla grafica, e a quello del marketing.

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