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Giovani si diventa, bravi registi pure

É comparso nelle sale romane martoriate dalla bella stagione un piccolo film intitolato Giovani si diventa, ultima fatica del regista Noah Baumbach. Sebbene la sua carriera sia iniziata prima e sotto simili auspici, Baumbach è a tutt’oggi menzionato principalmente come occasionale collaboratore alla sceneggiatura di Wes Anderson, e più in generale come suo compare sfigato.
I migliori film di Baumbach non valgono i migliori film di Anderson, ma è anche vero che Baumbach non è involuto nella spirale di autoreferenzialismo che ha ingoiato il suo collega, e i suoi ultimi film, chi più chi meno, sono stati lavori di un certo interesse che ci hanno mostrato un regista ancora in grado di progredire.

Giovani si diventa (titolo originale: While we’re young) non fa eccezione, e pur non essendo uno dei lavori più riusciti del regista riesce comunque a fornire qualche spunto di riflessione.
La trama in breve: Ben Stiller è un regista di documentari che dopo un brillante inizio di carriera si è un po’ perso tra ambizione e paranoie varie. Ad una conferenza incontra un giovane hipster che si dichiara suo ammiratore, e insieme a sua moglie (Naomi Watts) comincia a frequentare lui, la sua ragazza, e i suoi circoli un po’ squinternati e bohemien. Il rapporto va a gonfie vele e la coppia di mezza età sembra rivitalizzata e ringiovanita, fino a che non cominciano a venire fuori dubbi sul carattere e le intenzioni del loro giovane amico che nel frattempo, seguendo le orme del suo mentore, sta facendo carriera come filmmaker.
Giovani si diventa si presenta dunque come una commediola indipendente incentrata sui nemmeno troppo inediti temi della crisi di mezza età e della transizione alla vita adulta. In particolare la prospettiva adottata è quella di chi comincia a sentire uno iato incolmabile tra la propria situazione, che credeva ancora dinamica e giovanile (a causa per esempio della mancanza di figli), e quella di chi dinamico e giovanile è davvero, forse fino all’eccesso.

Il personaggio di Ben Stiller si trova quindi schiacciato tra la figura del suocero, un celebrato documentarista il cui status di maestro il protagonista del film non sembra riuscire ad ottenere, e le sue nuove conoscenze, che invece danno l’impressione di avere il traguardo a portata di mano grazie ad un’intraprendenza e una mancanza di scrupoli che il nostro non riesce ad accettare.
Non si fa fatica ad intuire uno spunto autobiografico da parte di Baumbach, che come il protagonista di questo film è stato considerato una sorta di enfant prodige a inizio carriera, e in questo senso le preoccupazioni private e personali del personaggio sono rese in maniera garbata e senza cadute in un allenismo troppo marchiano e pedante, pericolo sempre dietro l’angolo per questo tipo di film su cui il vecchio Woody detiene un copyright innegabile.
Dove la pellicola inciampa è nella presentazione quasi caricaturale dei comprimari, in particolar modo la coppia di amici appena diventati genitori, che dovrebbe rappresentare l’accettazione della mezza età, e ancor di più la coppia di giovinastri messi a simbolizzare le nuove generazioni che qualche giornalista di basso rango potrebbe definire smart, 2.0 o giù di lì.
Non che mi sia esageratamente sentito chiamato in causa dalla rappresentazione di quella che in definitiva è la mia generazione, ma è innegabile che tra tutti i personaggi del film, quelli nella mia fascia d’età sono quelli rappresentati in maniera più stereotipica e macchiettistica, e la cosa incide negativamente sulla genuinità delle riflessioni del protagonista che scontrandosi con queste persone dovrebbe in qualche modo trovare la propria dimensione.

Nonostante queste pecche il film è comunque godibile, sia a un livello superficiale di commediola garbata, sia per come inquadra le ansie e le aspirazioni del suo protagonista, e vista l’usuale carestia estiva che flagella i cinema è un’ottima scelta per chi, scappando dal caldo, volesse rifugiarsi in una sala buia.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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