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Virtus Roma in A2: un destino annunciato

Alla fine è accaduto l’inevitabile: per la prima volta dalla stagione 1979/1980, assisteremo ad un campionato di Serie A senza la Virtus Roma. Nel 1980, la S.S. Lazio Basket ─ denominata Eldorado Roma ─ arrivò all’ultimo posto in campionato con una sola vittoria in 26 partite, ma la contemporanea promozione del Banco Roma ─ la Virtus, per l’appunto ─ garantì alla capitale di avere comunque una squadra nella massima serie. Per 35 anni, la Virtus Roma è rimasta in A1. Per la verità retrocedette nel 1994, ma fu ripescata dopo il fallimento dell’Aurora Desio. Adesso la squadra del presidente Toti, che solo due anni fa disputava una finale Scudetto e che nella stagione da poco conclusa ebbe un discreto cammino in Eurocup, deve affrontare una nuova fase della storia.

Un destino annunciato, di cui si erano intravisti diversi segnali poco confortanti già nel recente passato. Nel maggio del 2012, Toti aveva dichiarato la sua ferma volontà di lasciare la Virtus Roma nel caso si fosse fatto avanti un acquirente, affermando anche di non avere risorse sufficienti per garantire continuità ad un progetto vincente e convincente. Parole che, anche all’epoca, caddero nel vuoto. La Virtus riuscì comunque a iscriversi al campionato in extremis e visse una delle stagioni più emozionanti della sua storia recente. Con giocatori di assoluto livello come Jordan Taylor, Phil Goss, Luigi Datome e Gani Lawal, riuscì a raggiungere la finale Scudetto, dove fu sconfitta da Siena. La Virtus, di fatto, non è mai stata ritirata dal mercato da quel momento, ma nessuno ha manifestato l’intenzione di rilevarla.

Si è arrivati così al 5 giugno del 2015, quando una nota scritta dal presidente Toti ha ricreato l’allarme attorno alla situazione economica della Virtus: «Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da difficoltà prevalentemente dovute all’impossibilità di programmare, a causa dell’incertezza economica scatenata dalla crisi che ha allontanato alcuni sponsor». In questa lettera aperta, Toti è ritornato sulla questione del sostanziale disinteresse della città e delle istituzioni cittadine nei confronti della squadra e si è dato un mese di tempo per schiarirsi definitivamente le idee sul futuro del club capitolino. Le opzioni erano tre: iscriversi comunque alla Serie A, rinunciarvi per partecipare ad una categoria inferiore oppure addirittura interrompere le attività della prima squadra per dedicarsi unicamente al settore giovanile.

Se gli imprenditori locali ─ almeno stando a quanto è uscito sulle testate giornalistiche ─ non si sono fatti avanti nemmeno questa volta, Toti ha provato a giocarsi la carta del Consorzio sul modello di quanto fatto a Varese cinque anni fa per salvare la squadra di pallacanestro dal tracollo economico. Per questo motivo, è stata sondata la disponibilità della coppia Vescovi-Lo Nero, che a Varese gestì quella delicata fase di transizione. Ma non si è trovato l’accordo, tanto che Vescovi non ha nemmeno incontrato l’assessore allo Sport dopo aver parlato con lo stesso Toti. Il patron della Virtus ha semplicemente dichiarato di non essere rimasto convinto da alcuni passaggi dell’accordo, ma altre fonti riportano che il vero nodo attorno a cui si è giocata la partita era legato alla progressiva uscita di scena di Toti, che non è stata accettata dal presidente.

Dopo tutte le controversie del primo mese estivo, negli ultimi dieci giorni la Virtus ha effettuato il pagamento per l’iscrizione al campionato e ha anche consegnato la fidejussione da 250mila euro. Per rientrare nei parametri, mancava solo la ricapitalizzazione. E il futuro del club sembrava già meno grigio. Ma con l’ennesimo ribaltone di questa vicenda, Toti ha poi manifestato l’intenzione di rinunciare all’A1 per iscriversi al campionato di Serie A2. Richiesta che il Consiglio Federale ha approvato all’unanimità, sancendo al contempo il ripescaggio di Caserta nel massimo campionato. Le motivazioni sono quelle ripetute da tre anni: mancanza di un budget rilevante, di imprenditori interessati ad investire e di sponsor intenzionati ad impegnarsi a lungo termine. Gli obiettivi del nuovo corso ─ ma ancora vecchio, se Toti rimarrà al vertice ─ sono investire sul settore giovanile, per cui esisteva prima un accordo con la società Eurobasket Roma, e battersi per trovare alla Virtus una nuova casa.

Dopo aver brevemente raccontato la storia dei problemi recenti della Virtus, sono necessarie alcune considerazioni. Questa operazione di ripartire dal basso può essere una scelta responsabile, ma cela dei rischi ben individuabili. Primo su tutti, la possibilità effettiva di rilanciare un progetto che, anche in A1 e nonostante buoni risultati, non ha trovato investitori rilevanti o un apprezzabile seguito da parte del pubblico. Poi, con la partenza di Alberani in direzione Avellino unita alla perdita dell’intero roster, bisognerà anche trovare le persone che faranno parte di questa nuova Virtus. E qualche scelta errata di troppo potrebbe cacciare la Virtus in un pericolosissimo limbo. Al momento, in ottica settore giovanile, Toti si sta muovendo con le due società più attive sul territorio: Stella Azzurra e Eurobasket. Ancora da capire se si riusciranno a raggiungere degli accordi e quale sarà la loro entità. Il destino della Virtus Roma, ad oggi, appare più incerto che mai. Sarà una ripartenza vincente o l’inizio della fine?

About Filippo Antonelli

Filippo Antonelli
Classe 1992, studente di Linguaggi dei Media a Milano. Vivo a Varese. Appassionato di sport, pallacanestro e calcio in testa, da gran parte della mia vita.

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