Home / Internazionale / Lo storico accordo sul nucleare iraniano
Nuclear deal

Lo storico accordo sul nucleare iraniano

Dopo una lunga nottata di trattative diplomatiche, il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Yukiya Amano, ha annunciato la firma di un accordo con l’Iran. Si apre così un nuovo capitolo nelle relazioni internazionali!
La reazione dell’Iran è sicuramente una reazione di sollievo, perché è da troppo tempo che si aspettava questo accordo. Il ministro degli Esteri iraniano, Zarif, da parte sua definisce “non perfetto” l’accordo ma “storico” il momento, proprio perché propedeutico ad un capitolo di “speranza”. Saluta altresì l’accordo come una soluzione “win win”, cioè come un patto in cui vincono entrambe le parti.
“È un buon accordo, per tutti” ribatte più tardi l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, “contribuirà in modo positivo alla pace e sicurezza regionale e internazionale”.

 

Da Washington  Obama indirizza al mondo, ed in particolar modo ad Israele, un messaggio rassicurante, in quanto, grazie a tale accordo, la comunità internazionale potrà verificare che l’Iran non sviluppi l’arma atomica. Questo accordo non sarà fondato, dunque, sulla “fiducia” bensì sulla “verifica”: qualora l’Iran dovesse violare l’accordo, tutte le sanzioni saranno ripristinate.
Nondimeno, difficilmente le rassicurazioni di Obama riusciranno a placare l’ira di Israele, turbata dalla notizia dell’intesa raggiunta a Vienna. Il premier, Benjamin Netanyahu, definisce l’accordo sul programma nucleare iraniano “un errore di proporzioni storiche”.

 

Di seguito, in breve, i punti chiave dell’accordo:
– sostanziale taglio delle scorte iraniane di uranio arricchito (componente che può essere utilizzato per le armi nucleari);
– riduzione (di due terzi) del numero di centrifughe (necessarie per l’arricchimento dell’uranio);
– possibilità per gli ispettori dell’AIEA di accesso, 24 ore su 24, sette giorni su sette, ai siti nucleari iraniani, anche quelli militari. Tuttavia, Teheran potrà appellarsi ad un tribunale arbitrale composto dai Paesi che hanno siglato l’accordo;
– rimozione, a partire dal 2016, delle sanzioni internazionali che colpiscono energia, commercio, trasporti e finanza;
– allentamento graduale dell’embargo sulle armi.

 

Nel Paese, però, non tutti la pensano allo stesso modo sull’utilità e sul fragore di questo accordo.
Da una parte, troviamo il Presidente Rohani per il quale l’accordo è sicuramente un grande successo. Rohani è si un conservatore, ma un conservatore moderato. La sua parola d’ordine è la moderazione. In fondo, anche l’opposizione riformista ha unanimemente riconosciuto che in questo momento il suo leader dovrà essere proprio Rouhani.
Dall’altra parte, troviamo invece quanti hanno tratto vantaggio dal clima di conflittualità perenne che si era creato negli ultimi anni, durante la presidenza di Ahmadinejad, tra l’Iran e il resto del mondo. Troviamo quanti ne hanno approfittato, non soltanto dal punto di vista politico, perché un clima di belligeranza favorisce anche una restrizione delle libertà interne, ma ne hanno tratto grande vantaggio anche dal punto di vista economico: questo paese ha continuato a lavorare, questo paese ha continuato a produrre e a importare merci nonostante le sanzioni. Ed è chiaro che tutto questo ha permesso ad alcuni di giovarsi in maniera particolare di questa situazione. Siamo di fronte, quindi, ad un’intera classe politica che si è avvantaggiata.
Uno dei fondamentali punti dell’accordo è il c.d. “snapback”, ovvero il ritorno alla situazione precedente, che prevede il ripristino delle sanzioni entro 65 giorni in caso di violazione dell’intesa.
Netanyahu ha persino aperto un profilo twitter in farsi (lingua ufficiale in Iran), per criticare tale accordo. L’obiettivo è quello di stabilire un filo diretto con gli iraniani che, secondo le autorità israeliane, sono stati indottrinati a odiare Israele. In farsi, il capo di governo israeliano vuole dire anche ciò che pensa su tale accordo: “È la resa all’asse del male. È la licenza di uccidere concessa all’Iran”. Questo è il vocabolario utilizzato dal premier israeliano.
Netanyahu in questo momento sta usando i social network per condannare l’accordo. Anche se a questo punto risultano pressoché inutili, non solo per il fatto che l’accordo è siglato, quindi la sua guerra in questo senso è finita, ma anche perché è difficile credere che riuscirà a spostare la pressione sui democratici al Congresso americano per avere un voto contrario all’accordo.
Per il resto i commentatori la considerano una sua sconfitta. Netanyahu ha fatto del “fermare l’atomica iraniana” e del “fermare questa intesa” una missione non solo politica, quasi una missione di vita e in questo senso è stato sconfitto. L’accordo c’è e non è riuscito a fermarlo.
L’opposizione, cioè Herzog il capo dei laburisti, usa con meno enfasi le stesse parole. In questo senso i due schieramenti hanno la stessa posizione. Dunque, in termini di politica interna, Netanyau utilizzerà questa situazione per cercare di creare un governo di “grosse koalition”, cavalcando la paura che l’arcinemico di Israele potrà diventare una super potenza atomica. Il punto è che Israele vede questo accordo come un’apertura delle possibilità per l’Iran di continuare il programma nucleare, quando gli americani in realtà lo considerano l’unico modo per fermarlo.

 

Sui contenuti di tale compromesso gli analisti sono divisi, ma, dal punto di vista politico, non c’è una voce in Israele che sostiene l’utilità di questo accordo al fine di salvaguardare la pace nel mondo.
Per ciò che concerne il rapporto con gli USA chiaramente ci sono posizioni diverse. Herzog, gli oppositori e Netanyahu non intendevano fermare l’accordo, ma volevano perlomeno modificarlo e, per fare questo, avrebbero dovuto tenere un canale aperto con la Casa Bianca. La critica principale che viene mossa a Netanyahu è che la sua posizione intransigente nei confronti di Obama e di Kerry ha portato Israele ad essere messa da parte rispetto a tutto questo lavoro negoziale. Di conseguenza, gli USA non l’hanno più preso in considerazione.

 

Da Teheran alcuni media parlano non di “accordo” ma di “conclusione dei colloqui”, alla luce del fatto che servirà il voto del Parlamento americano ed iraniano affinché tale negoziato diventi operativo. Bisogna tenere presente anche che ci vorrà del tempo perché possano essere gradualmente rimossi tutti i meccanismi su cui si reggono le sanzioni economiche e finanziarie nei confronti dell’Iran. Cosi come sarà necessario del tempo affinché l’Iran possa effettivamente adempiere ad i suoi impegni che troviamo nell’accordo.
Vorrei porre l’attenzione anche sul fatto che le autorità iraniane continuano a dire al proprio paese che non c’è stato nessun passo indietro, non c’è stato nessun cedimento rispetto alle linee rosse a suo tempo indicate dalla guida suprema Ali Khamenei quando ha dato il via libera alla squadra di negoziatori di Rouhani. Una di queste linee rosse è proprio l’accesso ai siti militari. In fondo, quello che l’Iran ha sempre sostenuto è che nessun paese accetterà mai l’ingresso di estranei nei propri siti militari così importanti per la difesa nazionale. Diciamo che il compromesso che è stato trovato permetterà all’Iran di dire la propria sulla ragionevolezza di certe ispezioni che la AIEA potrebbe richiedere anche sulla base di sospetti ed illazioni sollevate da qualcun altro. Qualcun’altro che non dovrà poi mai rispondere delle regole in vigore sino ad ora, per aver appunto diffuso sospetti infondati sull’attività nucleare non pacifica dell’Iran. In questo senso, credo che l’Iran possa considerare una vittoria quello che è accaduto. Soprattutto, l’Iran cerca di convincere le forze ostili a quest’accordo che nessun passo indietro c’è stato.

 

 


Questo è un accordo politicamente importantissimo, di portata storica. Abbiamo, a mio avviso, un vero e proprio accordo di pace. È molto più di un accordo sul nucleare perché attraverso tale patto una super potenza globale, che peraltro si ritira dallo scenario Medio Oriente – Europa, fa un gesto estremamente significativo, cioè riammette sulla scena dei paesi cc. dd. civili l’unica super potenza regionale che è in grado, forse, di dare un contributo ad un equilibrio in una regione che in questo momento è martoriata.

About Riccardo Di Marco

Riccardo Di Marco
Laureato in giurisprudenza a La Sapienza di Roma. Studente presso il master dell'istituto studi diplomatici. Viaggiare, conoscere ed immergermi in differenti culture è ciò che più amo fare. Ecco perchè scrivo di politica internazionale.

Check Also

Relais Rione Ponte ospita ATLAS, Ego Imago Mundi, una personale di Luca Di Luzio

Il 30 novembre inaugura un nuovo ciclo espositivo all’interno del Relais Rione Ponte, guesthouse di ...

USA E CUBA – Novanta miglia lunghe cinquant’anni

Questa non è ne' la fine ne' l'inizio di qualcosa di differente è un grandissimo passo in avanti però per tutta l'umanità. Un'umanità che, nonostante tutto, alle volte non riesce a superare novanta miglia pur spendendo una sonda su Marte. Novanta miglia che per decenni hanno reso lontani Washington e L'Avana più di Marte.

L’asSociata – Le associazioni giovani unite

L’asSociata di Roma è un grande evento di unione e condivisione che si svolgerà la ...