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a most violent year

Anni violenti

A Most Violent Year è un ottimo esempio di un buon film che non può funzionare. Ambientato a New York durante l’anno, il 1981, passato alla storia per il vertiginoso tasso di criminalità che aveva martoriato la grande mela, il terzo film del regista J. C. Chandor racconta dei tentativi di un immigrato diventato imprenditore di mantenere il suo business il più pulito possibile davanti alla violenza che i suoi concorrenti gli hanno scatenato contro.
È una classica storia del lato oscuro del sogno americano, ben raccontata, ben interpretata da una coppia di attori, Oscar Isaac e Jessica Chastain, che rappresentano la crème de la crème della Hollywood contemporanea, e diretta in maniera competente, impreziosita da una fotografia elegante.
Ignorato dall’Academy agli ultimi oscar, sarebbe stato sicuramente un degno candidato in molte delle categorie maggiori, ma è stato penalizzato probabilmente da un aria demodè che non può essere un buon segno quando avvertita persino dalle cariatidi dispensa-premi di cui sopra.
In molti potrebbero additare A Most Violent Year come un film vecchio stile, di quelli che non fanno più, e ho pochi dubbi che se avesse 20 o 30 anni sul groppone sarebbe passato molto meno inosservato presso un pubblico anche semi-cinefilo.

Qual è il problema allora? Perché un film con tutte queste buone qualità non dovrebbe poter funzionare? Quella iniziale è una frase ad effetto, ma il dato di fatto, doloroso per alcuni, è che il cinema come spaccato di vita o come veicolo di parabole morali è finito, o meglio è passato di moda, il che per certi versi è una condanna anche peggiore, se pur non altrettanto definitiva. La cosa vale in maniera particolare per il cinema americano perchè fuori dallo studio system ovviamente la libertà degli autori è sempre stata maggiore, ma il volto di quello che l’industria cinematografica considera un buon rappresentate del suo operato è sostanzialmente diverso da quello che era forse anche solo 10 anni fa, e A Most Violent Year sembra non aver ricevuto la circolare.
Basta guardare proprio all’ultima cerimonia degli oscar: ha trionfato un film che qualche anno fa sarebbe stato un also ran menzionato per contentino come curiosità passeggera, prevalendo per altro su una pellicola che pur mettendo in mostra valori alquanto contemporanei, trattava del conseguimento della maggiore età, della famiglia come culla, e della vita che ci prende di sorpresa, tutti temi solitamente cari ai votanti dell’Academy. A Most Violent Year è la più classica vittima della cappa di post modernismo omogeneizzato che incombe su grossissime fette della cultura pop di questi anni.

Chiariamo, questo post non vuole essere un canto funebre in onore dei bei film di una volta, e pur avendo apprezzato A Most Violent Year non penso che la relegazione di pellicole di questo tipo allo scantinato dell’industria sia un fatto negativo. Quello che voglio sottolineare è un cambiamento di gusto in fatto di racconti, e quindi di quello che, forse non ancora per molto, rimane il principale e più diffuso mezzo per la narrazione.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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