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Battaglia: Sangue e Storia

La nuova moda “Nerd is the new cool” lanciata da Big Bang Theory è scoppiata anche in Italia. Orde di quattordicenni in minigonna (con velleità cosplaystiche, ovviamente) si riversano nelle fumetterie e nei negozi specializzati: la popolazione autoctona di questi cupi luoghi, intenta a draftare l’ennesima espansione di Magic e pietrificata dall’inattesa presenza femminile, accende ceri a Padre Pio (e a Sheldon Cooper), tutti comprano l’ultima action figure di Hawk Eye, l’ennesima graphic novel sull’universo espanso di Star Wars, colorati set di dadi per giocare a D&D Next. In questa orgia nerdica che sembra caratterizzare i nostri anni devo dire di trovarmi un po’ a disagio. Non sono un nerd “della prima ora”, non ho mai capito un cazzo della cronologia DC o della continuity Marvel, mi sono sempre considerato un lettore di fumetti bulimico ma eclettico… sarà per questo che la nuova masnada di “fondamentalisti del comic” improvvisamente spuntata su forum e social mi infastidisce enormemente e mi porta a cercare pace su altri lidi.

Siccome quindi non ci piace essere banali – ma anche per par condicio dopo aver parlato di un fumetto americano – oggi parliamo di una produzione tutta italiana, intrinsecamente italiana. A dirla tutta io sono uno di quegli ignorantoni che hanno sempre snobbato il mercato interno: due Topolini, quattro Diabolik di mio zio, una manciata di Dylan Dog e poco altro. Poi a 14 anni mi si apre un mondo e scopro John Doe (prima Eura, poi Aurea Editore): la creatura di Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni che per 99 numeri mi ha accompagnato negli anni del liceo insegnandomi che anche in Italia si può fare fumetto popolare di qualità, intrattenendo con un sano mix di azione, ironia, visionarietà e lirismo. Se non sapete di cosa sto parlando date un senso alla vostra giornata e documentatevi. Al momento non è di facilissima reperibilità ma fossi in voi mi farei un regalo appena possibile perchè merita.

Non siamo tuttavia qui a parlarvi di John Doe, per quanto ci stiamo avvicinando. Il main topic della giornata è invece Battaglia. CHI?! Sarebbe un fumetto?

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Passato in sordina probabilmente per tutta la sua vita (editoriale) e la sua non-vita (da personaggio), Pietro Battaglia è un qualcosa di molto simile ad un vampiro. Se siete curiosi di scoprire la burrascosa storia della sua pubblicazione vi rimando alle parole del suo stesso creatore, proprio Roberto Recchioni che, assieme alla meravigliosa matita di Leomacs (al secolo Massimiliano Leonardo), ha dato i natali al nostro succhiasangue siciliano nella metà degli anni ‘90. Pietro Battaglia, nella sua prima apparizione, è un ufficiale del regio esercito italiano, sfortunatamente di stanza a Caporetto in “quei giorni lì”. Sopravvissuto miracolosamente al massacro, Pietro dopo pochi giorni fa una fine molto simile a quella del Piero reso famoso da De Andrè (Recchioni non è nuovo a citazioni di questo tipo).
Ma non muore.
Incontra invece la Morte in una capanna abbandonata e nonostante questa voglia portarlo via con sè lui si oppone, la picchia, la violenta e l’abbandona… non prima che questa possa maledirlo con la peggiore delle maledizioni. Assetato di sangue, bruciato dalla luce del sole, reso più freddo, forte e letale che mai, Pietro Battaglia inizia a vagare per l’Italia.
Si potrebbe quindi trattare dell’ennesimo fumettino horror se non fosse per la precisa scelta autoriale di Recchioni che vuole il suo personaggio attore-spettatore di alcune delle più famose (e cupe) pagine della storia contemporanea italiana. Ed è così che Battaglia si muove fra i manifestanti del G8 del 2001, ma anche nello scontro politico (e non solo) fra democristiani e comunisti in occasione delle elezioni di un paesino siciliano alla metà degli anni ‘60.

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La cornice storica è un pretesto per narrare storie dai toni pulp, crude, ciniche e disilluse, dove tutti sono “cattivi”, nessuno escluso. Lo stesso Battaglia è un personaggio “nero” che di più non si può. Non siamo di fronte ad uno di quei cattivi fighi, che fanno bastardate e ti strizzano l’occhiolino come a dire: “sono malvagio, sì, ma quanto ti arrapo?”. Battaglia è spietato, totalmente amorale, al soldo del miglior offerente ma non desideroso del solo denaro. Battaglia cerca lo scontro, vuole stare sul teatro di guerra, vuole veder scorrere il sangue… e se possibile vuole essere lui a farlo scorrere. Impossibile sviluppare una qualsiasi empatia col personaggio, che rende davvero l’idea di un essere sovrannaturale, alieno a qualsiasi contesto, sempre al posto giusto nel momento giusto, ma allo stesso tempo fuori luogo.

L’ultima iniziativa editoriale sul nostro personaggio ha i tipi dell’Editoriale Cosmo, piccola casa editrice indipendente solitamente attiva nella traduzione di materiale straniero, e per la prima volta in edicola con materiale proprio. La scelta ricade su una miniserie in quattro volumi di formato pocket, che varrebbe la pena sostenere fosse anche solo per la campagna pubblicitaria.

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I volumetti, usciti fra aprile e luglio di quest’anno, hanno alla sceneggiatura e alle chine un team di autori e disegnatori più o meno esordienti, al lavoro sui soggetti di Recchioni e con le superbe copertine di Leomacs e Luca Bertelè. Le quattro “ambientazioni” scelte sono una più azzeccata dell’altra: nel primo numero Pietro Battaglia è la guardia del corpo di Edda, la figlia di Mussolini, durante la sua permanenza a Shangai negli ultimi anni della guerra; nel secondo è il sicario di Moro al servizio dello Stato; nel terzo è passeggero indesiderato del DC-9 sopra Ustica nel giugno del 1980; nell’ultimo è un killer in una guerra tra famiglie della Camorra. Quattro storie senza alcuna connessione fuorché il nostro vampiro, quattro capitoli scuri della nostra storia in cui Battaglia è assassino, giustiziere, protettore, vittima ma soprattutto carnefice. Il fatto storico non è mai didascalicamente narrato: rimane più o meno ai margini, strizza l’occhiolino al lettore mentre questo è martellato dalle vicende senza esclusione di colpi di Pietro.

I disegni mantengono un ottimo standard di qualità per tutti e quattro i numeri, dotati della giusta dinamicità ed efferatezza che delle tematiche del genere comportano, sempre cupi e disperati quanto basta. Per quanto riguarda le sceneggiature, malgrado dei soggetti interessanti, non raggiungono a mio avviso sempre la sufficienza. Piace il fatto che il personaggio mantenga la personalità e lo stile delle sue prime apparizioni: gratuitamente malvagio, violento e gaudente nell’infliggere dolore, uno che alla fine l’ha vinta sempre ma che sembra non aver vinto mai. Piacciono un po’ meno alcune scelte e alcuni dialoghi che appaiono affettati se non banali, forse troppo alla ricerca della battuta perfetta ad ogni costo. Peccati veniali perchè tutte le storie scorrono piacevolmente (qualcuna più di qualcun’altra, a dirla tutta) per tutte le loro 120 paginette, consegnandoci un personaggio unico.
Sia chiaro: Battaglia non è un capolavoro e non trasformerà la scena del fumetto italiano, tuttavia è un prodotto che ci sentiamo di promuovere. Vuoi per l’idea di fondo piuttosto innovativa, vuoi per questo protagonista così atipico, vuoi perché sa quello che vuole –  intrattenere – e sa farlo bene. Resta l’amara considerazione di uno che avrebbe amato leggere le storie tutte direttamente dal pugno di Recchioni… ma non vorrei fare troppo il fanboy e quindi va bene così.
Trovate ancora in edicola Sodoma e facilmente potrete recuperare i numeri precedenti fra fumetterie e servizio arretrati della Cosmo. Intanto è previsto per novembre un quinto numero dedicato alla difficile tematica delle foibe, che personalmente non vedo l’ora di leggere.
Per i più ghiotti invece, a Lucca Comics&Games verrà presentata un’edizione deluxe di quasi 800 (ottocento) pagine che conterrà tutto il materiale finora edito sul nostro vampiro siciliano, qualcosa che varrebbe la pena avere fra le mani anche solo per i contenuti extra e per gli schizzi di Leomacs. Insomma: ce n’è per tutti.

About Francesco Bucci

Trascorre l'infanzia squagliando Pokémon Rosso su GameBoy Pocket e divorando i suoi primi fumetti dei Fantastic Four e di Spiderman. L'adolescenza è l'età dei manga e di Age of Empires II. L'epoca dei primi passi con D&D, di Final Fantasy VIII e di Buffy - the Vampire Slayer. Poi decide di crescere e recupera la bibliografia completa di Gaiman, Miller e Moore. Consuma tutti gli sparatutto e i GDR che gli passano sotto mano e comincia ad esplorare il mondo dei giochi da tavolo. La sua "curiosità nerdica" non conosce misure.

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