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Riparte la NFL, la lega sportiva più potente al mondo

Chiamatelo sport, chiamatelo fenomeno sociale o come vi pare ma il football americano è l’unica cosa che riesce a ipnotizzare gli Stati Uniti. A livello di organizzazione, esposizione mediatica e innovazione lo sport americano non ha rivali, ma anche in questa folle competizione tra leghe professionistiche la NFL non fa prigionieri. Nello scorso anno la lega professionistica di football americano si è confermata come leader per pubblico medio con 68’776 spettatori a partita, staccando di parecchio la Bundesliga tedesca, seconda classificata con 43’500, portando allo stadio un totale di quasi 18 milioni di spettatori. Cifre impressionanti considerando quanto breve sia la stagione (16 partite a squadra più playoffs), elemento che però incentiva il pubblico a riempire gli stadi.

Nell’ultima stagione la NFL è stata più che mai sommersa dalle polemiche. C’è stato il cosiddetto Deflategate, ovvero il caso secondo cui i New England Patriots, squadra che ha poi vinto il Super Bowl, avrebbe leggermente sgonfiato undici palloni rendendoli più facilmente lanciabili e ricevibili nella fredda sfida contro gli Indianapolis Colts valida per l’AFC Championship Game, ovvero una delle “semifinali” in vista del Super Bowl. Non è finita qui. I Patriots ora sono sotto esame per aver spiato e registrato illegalmente i segnali relativi agli schemi di molte squadre avversarie negli ultimi sette anni. Rinomata è stata anche la polemica legata ai Washington Redskins. Gran parte del pubblico avrebbe chiesto un cambio di nome alla franchigia per evitare di usare termini considerati razzisti come l’attuale “pellerossa” ma la società non vuole sentire ragioni, sostenendo che il nome non va cambiato per rispetto alla storia della squadra. Per non dimenticare le controversie legate a Ray Rice, ex stella dei Baltimore Ravens, lasciato a spasso dalla propria squadra dopo essere stato scoperto mentre metteva KO la propria fidanzata a suon di pugni in faccia per poi trascinarla di peso fuori dall’ascensore in cui si trovavano.
Nonostante tutte queste polemiche il football non ha perso di appeal agli occhi degli americani e del mondo intero. Il comico americano Bill Burr durante un’ospitata al Conan O’Brien Show ha detto: “E’ lo sport che amo. Certo, quello che è successo è riprovevole ma perché dovrei smettere di guardare il football per questo motivo? So già di mio che picchiare una donna è sbagliato. Il commissioner della lega potrebbe letteralmente calciare un bambino attraverso il proprio ufficio e la domenica io sarei comunque davanti al mio televisore”. In effetti non posso non essere d’accordo con Burr. Il comico americano non è l’unico che non si perde una partita NFL in televisione dato che, come riportato dal sito therichest.com, il football professionistico è l’assoluto dominatore delle dirette sportive americane con il 32% di share medio, cifre che non solo rilevano una crescita dal 24% del 1985 ma che distruggono i dati televisivi della MLB, la lega professionistica di baseball, al secondo posto con il 16%.

Fatto questo preambolo, è arrivata l’ora di dedicarsi al football giocato perché siamo finalmente alla prima settimana della stagione 2015-16 (la prima partita si è giocata giovedì: i Patriots hanno battuto gli Steelers 28-21, ndr). Evitando pronostici che si rivelerebbero rovinosi e discorsi eccessivamente tecnici, credo sia giusto elencare qualche tema per cui la stagione NFL 2015-16 vale la pena di essere guardata.

LA RIVINCITA DI SEATTLE

I Seattle Seahawks sono senza dubbio una delle squadre più gettonate degli ultimi anni. Campioni nel 2014, stavano per ripetere l’impresa nel 2015 salvo poi perdere per un’intercetto di Malcolm Butler dei Patriots all’ultimo secondo. Molto si è discusso a riguardo: perché la squadra con il miglior running back della NFL non ha deciso di dare palla a lui e correre fino alla endzone? La scelta di coach Pete Carroll è stata quella di far lanciare il talentuoso Russell Wilson con il risultato che già sappiamo. Una scelta tecnica che ha scatenato il magico mondo di internet.

Wilson

Nonostante ciò, Seattle si presenta ai blocchi di partenza come una squadra di altissimo profilo. Pochissime le partenze, i Seahawks si sono indeboliti solo sulla propria linea d’attacco ma hanno rinforzato altri reparti come quello dei ricevitori aggiungendo il tight end Jimmy Graham, per la tristezza di Drew Brees, quarterback dei New Orleans Saints, squadra da cui proviene Graham. L’unico elemento destabilizzante a Seattle rischia di essere uno dei cardini delle ultime stagioni: la dominante safety Kam Chancellor. A seguito di due stagioni conclusesi con due Super Bowl consecutivi infatti Seattle ha ricompensato alcune proprie stelle con contratti molto remunerativi, Russell Wilson in primis (quadriennale da 87 milioni totali) e anche Chancellor ha provato a chiedere un aumento, nonostante il suo accordo precedente sia a tre anni dal termine. Non avendo ricevuto risposte positive, Chancellor ha messo il broncio e ha detto che non giocherà fino al rinnovo, in caso contrario vorrà essere ceduto a un’altra squadra. Ciò lascerebbe un vuoto incolmabile nella difesa di Seattle, più che altro perché, essendo settembre, non c’è stato modo per i Seahawks di cercare validi sostituti in off-season.

QUATTRO QUARTERBACK, UN TITOLO

Difficilmente si può vincere in NFL senza un grande quarterback. L’elite in questo settore la rappresentano i seguenti nomi: Tom Brady, Peyton Manning, Aaron Rodgers e Andrew Luck. Per ognuno di questi fuoriclasse si prospetta una stagione interessante e ricca di temi molto particolari.

Brady Manning Radgers Luck

Brady è il campione in carica, la stella della dinastia più vincente degli ultimi quindici o venti anni, una delle più vincenti di sempre, quella dei New England Patriots. Brady ha ormai 38 anni ma resta comunque una certezza sul campo da football, inoltre può contare su una dirigenza di altissimo livello che, assieme al coach Bill Belichick, riesce sempre a trovare rimedi alle partenze dei giocatori importanti con sostituti altrettanto blasonati o con altri talenti che sotto la guida di Belichick e Brady finiscono per diventare dei grandi nomi di questo sport. Come detto nella parte iniziale dell’articolo, la franchigia che ha sede appena fuori Boston si trova nell’occhio del ciclone per alcune vicende di presunto illecito sportivo, la più famosa delle quali, il Deflategate, avrebbe dovuto costringere Brady a quattro giornate di sospensione, poi revocate. Inutile dire che la decisione, avvenuta il 3 di settembre, ha fatto infervorare i tifosi anti-Patriots e anche il commissioner Roger Goodell che ha promesso di fare ricorso per preservare l’integrità del gioco. La decisione non è da poco perché il sostituto di Brady, Jimmy Garoppolo, non ha mai giocato da titolare e le sue abilità non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelle di Brady. La querelle legata al Deflategate non è finita e porterà ancora a varie denunce e presenze in tribunale ma nel frattempo Brady ha fatto sapere che la situazione lo ha fatto infervorare particolarmente e che ha intenzione di incanalare la rabbia sul campo per ripetere la stagione vincente dell’anno scorso. L’aver debuttato nella partita di giovedì scorso bastonando gli Steelers con una prestazione da 4 TD lanciati, 288 yard e 25/32 al lancio ne è una prova lampante.

Manning è ovviamente una leggenda e sempre lo sarà, ma le candeline sulla torta sono ormai 39 e il traguardo che segna la fine della sua prestigiosa carriera è sempre più vicino. I Broncos vengono da una cocente delusione avendo terminato l’ultima stagione perdendo un po’ a sorpresa contro gli Indianapolis Colts nel Divisional Playoff della AFC. Tornano in questo 2015-16 privi del principale bersaglio di Manning: Julius Thomas, passato ai Jaguars. Denver ha pure cambiato coach, passando da John Fox a gary Kubiak, e non è un caso che Thomas sia stato sostituito da un tight end come Owen Daniels, un ex pretoriano di Kubiak a Houston. La scelta di Kubiak potrebbe portare a un leggero cambio nello stile di gioco di Denver con una conseguente riduzione dei palloni gestiti da Manning e un incremento del gioco di corsa. Perché Denver è da seguire? Perché una difesa che schiera Von Miller e DeMarcus Ware contemporaneamente è sempre una bellezza ma soprattutto perché ogni lancio, ogni TD pass di Peyton Manning potrebbe essere l’ultimo della sua epica carriera.

Diversa la situazione di Aaron Rodgers e dei suoi Green Bay Packers.La franchigia del Wisconsin si presenta ai blocchi di partenza con un organico davvero compatto e devastante, un coaching staff valido e ben rodato e con leader di assoluta grandezza, su tutti lo stesso Aaron Rodgers e il linebacker Clay Matthews che quest’anno sarà spostato nel ruolo di linebacker centrale. Come se non bastasse i Packers possono anche contare anche su un running back di estremo talento come Eddie Lacy, un’arma che rende praticamente inarrestabile l’attacco di Green Bay e che candida la franchigia tra le più papabili a conquistarsi un posto nel Super Bowl numero 50. Anche in questo caso si è verificato un imprevisto: Jordy Nelson, il ricevitore preferito di Rodgers, si è infortunato in preseason e salterà tutta la stagione. Toccherà al talento di Rodgers quindi trovare una valida alternativa per raggiungere il Super Bowl.

Chiudiamo questa carrellata di fenomeni con Andrew Luck, il quarterback degli Indianapolis Colts. L’uomo che raccolse il ruolo di Peyton Manning dopo il passaggio di quest’ultimo ai Broncos, ha subito trasformato una squadra derelitta in una potenziale contender per il titolo e infatti l’anno scorso ha sconfitto il leggendario Manning ai playoff arrivando a un passo dal Super Bowl. I Colts ci credono e hanno investito molto sul mercato migliorandosi in ogni aspetto con firme di rilievo quali Trent Cole e Kendall Langford in difesa, l’ex Eagles Todd Herremans sulla linea offensiva, il sempre fenomenale Andre Johnson come wide receiver, e Frank Gore nella posizione di running back, il primo vero giocatore di rilievo in quella posizione da quando Luck è in maglia Colts. Luck migliora di anno in anno ed è sempre pronto a stupire gli scettici. Quest’anno però i Colts non solo più gli “underdog” tra le grandi ma avranno molta più pressione addosso. Toccherà quindi all’ex quarterback di Stanford University dimostrare di meritarsi un posto tra i giganti di questa lega.

L’ENNESIMA SCOMMESSA DI CHIP KELLY

Chip Kelly è un rivoluzionario per natura. Particolare, unico e innovativo, Kelly ha portato alla ribalta gli Oregon Ducks in NCAA prima di passare in NFL alla guida dei Philadelphia Eagles. Da quando è arrivato in NFL ha sempre dovuto gestire una particolare situazione nello spot di quarterback. Da Michael Vick a Nick Foles fino a Mark Sanchez, Chip Kelly ha sempre dovuto gestire quarterback su cui aleggiava più di un dubbio salvo poi trasformarli in campioni, o meglio in grandi giocatori a cui è sempre mancato, come si suol dire, il centesimo per fare il dollaro. Quest’anno, dopo la cessione di Nick Foles ai Rams, tutti pensavano che Kelly avrebbe fatto follie per prendere al Draft il suo pupillo ex Oregon Marcus Mariota ma non è successo e ha preferito (si può anche dire che ha dovuto obbligatoriamente) puntare su Sam Bradford, ex QB dei Rams arrivato nella trade che ha visto protagonista lo stesso Foles. La mancata super-trade del Draft ha ovviamente regalato gioie nel mondo del web, soprattutto nella redazione del Philadelphia Inquirer.

Vignetta Bradfors

Bradford è un giocatore talentuoso e la sua stratosferica carriera collegiale a Oklahoma parla chiaro, ma a livello NFL lascia ancora qualche dubbio e, come se non bastasse, ha avuto più di un problema fisico negli anni passati. L’ex Heisman Trophy, prima scelta assoluta al Draft e Rookie of the Year viene da una stagione ai box appunto per infortunio ma in preseason si è dimostrato in una forma scintillante dimostrando che forse Chip Kelly ci ha visto lungo ancora una volta. Solo questa stagione potrà darci una risposta in merito.

TWO MEN SHOW

Il football americano è uno sport paurosamente tattico, fatto di studio, allenamento e grande solidità mentale, ma non per questo non ci si può divertire. La NFL è piena di giocatori entusiasmanti ma ce ne sono due, uno in attacco e uno in difesa, che spiccano su tutti: Odell Beckham Jr. e J.J. Watt.

Partiamo dal wide receiver dei New York Giants. Odell Beckham Jr. è un piccolo ragazzo classe 1992 che compensa le dimensioni non mastodontiche con un atletismo tale che gli consentirebbe di giocarsela in diverse discipline olimpiche. E’ in NFL solo da un anno ma nella sua prima stagione da professionista ha dimostrato di saper elettrizzare il pubblico con giocate che lo avvicinano più al personaggio di un videogioco piuttosto che a una persona reale. Celeberrimo è il suo touchdown ricevuto con una sola mano, da molti considerato una delle migliori ricezioni della storia di questo sport.

OBJ, chiamandolo con le sue iniziali, non è solo esaltante ma anche estremamente efficace. Basti sapere che nella sua prima stagione in NFL ha distrutto ben 24 record sul libro dei Giants e addirittura 34 record NFL. Probabilmente i Giants non sono una squadra da titolo seppur il quarterback Eli Manning, fratello di Peyton, ne abbia già vinti due, ma di certo è una squadra da tenere d’occhio. Anzi, siate sempre pronti a registrare perché le magate di OBJ sono sempre dietro l’angolo.

L’altro fuoriclasse in questione è la stella degli Houston Texans, J.J. Watt. Si è sempre detto che negli sport di squadra è impossibile fare tutto da soli, che bisogna contare su un gruppo coeso. Ecco, Watt è la contraddizione umana di questa definizione visto che può tranquillamente fare reparto da solo. Al liceo Watt era considerato un giocatore piuttosto scarso e ha trovato posto solo a Central Michigan, peraltro in attacco come tight end, ma anche in quel caso non ha trovato quasi mai spazio. Volendo il coach spostarlo nella linea offensiva, Watt ha rinunciato alla borsa di studio e si è trasferito nella ben più prestigiosa Wisconsin per coltivare il suo sogno di giocare defensive end. Allenandosi duramente ha guadagnato un posto in squadra e, una volta diventato titolare, si è rivelato un giocatore strepitoso venendo scelto al Draft 2011 con la undicesima chiamata assoluta. Arrivato in NFL ha subito dominato e ora, a soli 26 anni, è già considerato uno dei migliori difensori degli ultimi due decenni. Perfetto in ogni singolo aspetto del gioco, Watt e la sua storia sono la celebrazione dell’impegno e del lavoro duro come vie per realizzarsi nello sport professionistico. Diamo giusto un paio di numeri. L’anno scorso ha chiuso la stagione con 78 placcaggi, 20.5 sack (numero disumano ma non è la prima volta in carriera che ne mette a segno così tanto in un singolo anno), 4 fumble forzati, 5 fumble recuperati di cui uno trasformato in touchdown, un intercetto trasformato anch’esso in touchdown, una safety e 10 passaggi deviati. Cifre che non riuscirete a ripetere nemmeno usandolo in Madden 16 per Playstation. Oltretutto, memore dei tempi in cui era tight end, è stato schierato qualche volta anche in attacco e ha risposto catturando 3 passaggi, ognuno dei quali trasformato in touchdown, ovviamente. Una squadra intera compressa in un singolo giocatore: J.J. Watt.

ROOKIES

In ogni lega americana che si rispetti non si può iniziare una stagione senza parlare dei rookies, gli esordienti arrivati per la prima volta tra i professionisti direttamente dal mondo universitario. Potremmo parlare ore del possibile impatto di giocatori quali Amani Toomer, Leonard Williams, Vic Beasley, Danny Shelton, DeVante Parker, Shane Ray, Malcom Brown o molti altri, ma il tempo stringe quindi parleremo solo dei due giocatori più chiacchierati di quest’anno, le prime due scelte: Jameis Winston e Marcus Mariota, i due quarterback.

Il grande cantiere aperto chiamato Tampa Bay Buccaneers ha sfruttato la prima chiamata assoluta per scegliere la giovane stella dei Florida State Seminoles Jameis Winston. Questo ragazzo è un talento clamoroso, specialmente perché è un classe 1994 che arriva da soli due anni di football collegiale in cui ha vinto un titolo nazionale, un Heisman Trophy e ha perso una sola partita, proprio il Rose Bowl contro la Oregon di Mariota. Winston ha già un’ottima struttura fisica, grande tecnica, buona mobilità, un grande potenziale e soprattutto viene da un sistema di gioco molto simile a quello giocato nel mondo professionistico. Nonostante alcuni dubbi lasciati dai troppi intercetti lanciati e da qualche scelta sbagliata nella gestione dell’attacco, l’ex FSU ha tutte le carte in regola per diventare il volto della franchigia, soprattutto perché a Tampa Bay non si è mai visto un quarterback con un potenziale di quel livello. Essere il volto della franchigia e la prima scelta assoluta però implica anche un’estrema copertura mediatica, cosa che non sempre Winston ha gestito bene in passato. Negli scorsi anni si è reso protagonista di scene molto discutibili: è stato visto sparare agli scoiattoli con una pistola ad aria compressa, è stato sospeso per aver pubblicamente fatto commenti molto volgari, ha rubato delle bibite in un fast food, ha rubato anche delle chele di granchio da un buffet e, soprattutto, è stato accusato di aggressione sessuale, accusa poi caduta anche se i dubbi e le ombre sulle indagini restano vivide anche oggi, a più di due anni di distanza. Appena dopo la scelta di Tampa Bay, Winston si è fatto fotografare mentre mangiava granchio, come a citare il caso del furto che tanto fece discutere al di là dell’oceano. Mossa stupida o ottima idea per sdrammatizzare? Lasciamo che a parlare sia il campo, l’ambito dove Winston dà il meglio.

Winston

La seconda scelta assoluta del Draft è Marcus Mariota, la superstar degli Oregon Ducks. L’hawaiano classe 1993 viene da tre anni favolosi a Eugene dove ha incantato con il suo gioco elettrizzante fatto di lanci lunghi per aprire il campo e corse per prendere di sorpresa i difensori. Mariota è probabilmente il quarterback che più ha impressionato al college, tanto che molti se lo aspettavano come prima scelta assoluta. Va detto però che Oregon ha un sistema di gioco molto particolare e distante dal pro-style che si gioca in NFL, i Ducks usano infatti una serie di schemi che valorizzano molto i dual-threat quarterback, ovvero i QB che sanno anche correre, e che mascherano i loro difetti. Inoltre Mariota non ha ancora la perfetta struttura fisica di un professionista ma necessita di un po’ di lavoro in palestra. Anche per questo motivo schierarlo da titolare fin dal primo giorno potrebbe essere un rischio. Mariota però controbilancia con tante armi che Winston non possiede: le sue decisioni in campo sono sempre perfette e velocissime, ha sempre la situazione sotto controllo e difficilmente si esibisce in forzature, specie nei lanci sul profondo. Il ragazzo di Honolulu può mettere sul piatto un altro plus rispetto a Winston: la serietà fuori dal campo. Ragazzo modello e cristiano devoto, Mariota non si è mai reso noto per alcun problema personale, anzi è conosciuto solo per l’estremo legame che ha con la sua famiglia, non a caso il giorno del Draft non era a Chicago, città che ospitava l’evento, ma nella sua casa alle Hawaii. Amatissimo dal pubblico, la maglia di Mariota dei Titans è stata la più venduta dell’intera NFL nel mese di maggio, il mese del Draft. Come detto precedentemente, Philadelphia stava per privarsi di tanti elementi importanti pur di ottenere Mariota ma Tennessee ha resistito alle tentazioni volendo assicurarsi un quarterback che ha tutto per diventare il nuovo uomo franchigia dall’addio del tristemente compianto Steve McNair.

JARRYD HAYNE, DALLA RUGBY LEAGUE ALLA NFL

Da non perdere è l’avventura di Jarryd Hayne, ex stella australiana della Rugby League (che non è il rugby ma la sua variante a tredici giocatori). Hayne, 27 anni, ha un passato sfolgorante come giocatore dei Parramatta Eels come dimostrano i riconoscimenti di All-Star a livello internazionale, i cinque premi come giocatore dell’anno (in Australia e Fiji) e il premio come giocatore internazionale dell’anno 2009. Dopo questa ottima carriera, coronata anche da molte presenze nella squadra nazionale australiana e quella del New South Wales, la sua regione di appartenenza, ha deciso di voler provare l’esperienza americana in NFL, una scelta difficile visto il diverso bagaglio tecnico e atletico necessario per competere in uno sport così differente. Un meeting con coach Tomsula lo ha convinto a firmare con i San Francisco 49ers e a combattere per un posto nel roster definitivo dei 53 uomini finali durante la preseason. Hayne ha preso la cosa sul serio e si è messo in gioco come kick/punt returner e come running back dando ottima prova di sé. Ha anche regalato alle telecamere qualche giocata degna di nota, principalmente livellando difensori avversari.

Già dopo la prima uscita il running back veterano Reggie Bush e il quarterback Colin Kapernick hanno detto alla stampa che, secondo loro, Hayne si sarebbe guadagnato un posto in squadra per la sua abilità atletica, la sua versatilità e la sua etica del lavoro. Ebbene, è successo. Hayne non è il primo a passare da uno sport diverso alla NFL ma, da quando coach Tomsula ha annunciato che sarebbe entrato in squadra, è diventato il primo giocatore di rugby league a entrare in NFL. Hayne, ai tempi della rugby league, era solito festeggiare le mete “facendo l’aeroplanino” alla Montella, per fare un riferimento calcistico, ora invece l’Hayne Plane decollerà da San Francisco, magari dopo un touchdown realizzato su un ritorno di punt.

ERIC BERRY, IL RITORNO DALLA MALATTIA

Berry, detto anche “Fifth Dimension”, è una strepitosa strong safety che gioca per i Kansas City Chiefs e che quest’anno tornerà in campo dopo un lungo periodo di stop dovuto alla lotta con il Linfoma di Hodgkin. Dopo la partita del 20 novembre 2014 contro gli Oakland Raiders Berry ha sentito un fitto dolore al petto che si è rivelato essere la conseguenza di una massa, diagnosticata poi come il Linfoma di Hodgkin.

Berry si è sottoposto alla chemioterapia ed è riuscito a sconfiggere questo male, addirittura in tempo per tornare per il training camp. Berry ha dichiarato di aver vissuto i momenti più orribili della sua vita e che mai avrebbe immaginato che un trattamento come la chemioterapia potesse essere così estenuante. E’ impressionante sentire un’atleta abituato a superare il proprio limite, in campo e in allenamento, dire che in alcuni giorni anche gesti semplici come alzarsi dal letto potevano essere ritenuti come grandi vittorie. Berry ha dichiarato di aver provato ad allenarsi anche durante la chemioterapia ma ha anche detto di essere più volte arrivato alle lacrime quando la sua testa gli imponeva di dare il massimo ma il suo corpo si rifiutava di raggiungere certi obiettivi. Ora Berry sta bene e può giocare. Coach Andy Reid ha persino detto che “Fifth Dimension” si è presentato, contro ogni aspettativa, in grande forma al training camp e che potrebbe tornare al suo posto di titolare entro breve tempo. Non so voi ma chi scrive fa il tifo per lui.

DONNE IN NFL, SI ABBATTE IL MURO

Come detto a inizio articolo, la NFL è stata presa d’assalto dalla tempesta mediatica dovuta al comportamento di Ray Rice e gli atti di violenza verso la sua compagna ma, nonostante ciò, la NFL si è sempre mossa in prima linea per varie iniziative a difesa delle donne, una su tutte le attività messe in atto durante ottobre, il mese per la prevenzione del cancro al seno. Il colore simbolo di questa campagna è il rosa e infatti durante ogni gara giocata in ottobre i giocatori indossano accessori (polsini, tutori, ecc.) di quel colore per l’iniziativa chiamata “A Crucial Catch”, all’interno della quale vengono raccolti anche molti fondi per la ricerca e la cura del cancro al seno.

Da questa stagione 2015-16 però le donne avranno un ruolo ancora più rivelante in NFL grazie alle figura di Sarah Thomas e Jen Welter. La Thomas non è solo un’ottima ex giocatrice di basket, un’informatrice farmaceutica e la madre di tre figli, da oggi infatti è anche il primo arbitro donna a tempo pieno della NFL. La Thomas ha un curriculum di tutto rispetto visto che fu la prima donna ad arbitrare una partita di alto livello di College Football oltre che la prima ad arbitrare un bowl game collegiale. Dal 2013 era nel panorama NFL dal momento che aveva partecipato con ottimi risultati ai camp di selezione degli arbitri e, dopo aver arbitrato una gara di preseason, è finalmente arrivato il momento di entrare stabilmente nella NFL. Un dettaglio: la prima donna ad arbitrare una partita di NFL fu Shannon Eastin che però stava svolgendo un incarico temporaneo e non era a tutti gli effetti riconosciuta dalla NFL. Il suo arbitraggio infatti risale al 2012, l’anno in cui per diverse settimane gli arbitri ufficiali entrarono in sciopero e vennero sostituiti da arbitri provenienti dalla NCAA e da altre leghe minori.

Jen Welter invece ha preso posto all’interno di una franchigia, gli Arizona Cardinals, dove è entrata nel coaching staff come allenatrice dei linebacker per il periodo del training camp e la preseason. La Welter non è estranea né al mondo del football né all’arte di bruciare i traguardi: fu la prima donna a giocare per una squadra professionistica maschile (non in NFL), fu infatti running back e ritornatrice per i Texas Revolution della Indoor Football League. In seguito divenne anche la prima donna in assoluto ad allenare in una squadra professionistica assumendo il posto di allenatrice dei linebacker e dello special team proprio ai Texas Revolution. Ora, a soli 37 anni, Jen Welter è diventata la prima donna a entrare, seppur a tempo determinato, nel coaching staff di una franchigia NFL guadagnando il supporto dell’organizzazione e persino dell’imbattuto pugile Floyd Mayweather Jr. D’altronde la dottoressa Welter è anche laureata in psicologia con un master in psicologia sportiva e un dottorato di ricerca, non ci sono quindi dubbi che sappia trattare con atleti professionisti in un ambiente per certi versi maschilista come quello del football professionistico. Forse la rivedremo sulla panchina dei Cardinals durante la stagione, ma di certo possiamo dire che Jen Welter ha aperto la porta d’ingresso alle donne nel mondo delle franchigie NFL.

Welter Thomas

Questi erano solo alcuni dei temi in vista della stagione NFL 2015-16. Ce ne sarebbero molti altri, come ad esempio: riuscirà il tanto celebrato quanto criticato Johnny Manziel a guadagnarsi un posto come quarterback titolare in NFL o continuerà a essere protagonista solo nei locali notturni? Riuscirà Adrian Peterson, tra infortuni, guai legali e polemiche, a condurre i Vikings ai playoff? Riuscirà Tony Romo a non mandare per aria le partite chiave dei Dallas Cowboys? Riuscirà John Harbaugh a guidare i Baltimore Ravens all’ennesima ottima stagione nonostante l’assenza di Ray Rice? Quale franchigia verrà trasferita a Los Angeles tra gli Oakland Raider, i San Diego Chargers e i St. Louis Rams? Ora però mi fermo perché si potrebbe andare avanti per settimane. Insomma, questa stagione di NFL si prospetta particolarmente intrigante e merita di essere seguita, anzi vissuta, a pieno. Buon football.

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Claudio Pavesi

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