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Anime dimenticati: Planetes di Makoto Yukimura

Prima di procedere a illustrare questa piccola gemma, forse è meglio fare una premessa per capire il motivo per l’esumazione di un titolo del lontano 2003.

Non è un mistero per chiunque abbia un po’ di dimestichezza con il Sol Levante che il mercato degli anime e dei manga ricopre un vasto pubblico: dai pensionati ai ragazzini, dai single fino ad arrivare alle madri di famiglia. Ce n’è per tutti. Un’industria culturale che ha prodotto una vastità di opere per un equivalente vastità di palati e gusti, che negli ultimi anni (parere di chi scrive) è soggetta ad una crisi creativa e alla sindrome del “già visto”.

In questo contesto è necessaria però una precisazione: la trama non è il punto forte dei giapponesi, spesso non particolarmente memorabili o originali. Il grande talento dell’animazione nipponica risiede invece nella caratterizzazione psicologica dei personaggi e nel modo in cui vengono comunicate in maniera autoriale, con un taglio specifico, certe emozioni o temi. E su certe produzioni, mini-serie e film questo aspetto si nota maggiormente. Per questo capolavori come Akira, Ghost in the Shell o i film di Hayao Miyazaki hanno conquistato gli spettatori occidentali. Molti altri con medesime caratteristiche sono rimasti ingiustamente nell’ombra; tra questi l’oggetto del presente articolo: Planetes, anime realizzato da Bandai-Sunrise e tratto dall’omonimo fumetto di Makoto Yukimura.

Planetes è una chicca per ogni appassionato di anime e\o di fantascienza, una serie di 26 episodi piuttosto atipica per la mentalità della fantascienza giapponese, che tende a dare estrema rilevanza al sotto-genere della space opera (Capitan Harlock o Gundam in primis) o della sci-fi sociale (Serial Experiment Lain o Psycho Pass). Si tratta di un anime di genere Hard Scifi, per chi non conoscesse, quel genere di fantascienza che mira a un realismo scientifico e tecnologico. Caratteristica impressionante dell’opera è appunto l’estrema cura, credibilità e dettaglio (al limite dell’ossessivo) della parte di fisica, psicologia e ingegneria, anche quando immagina scenari futuri (come la possente nave per l’esplorazione spaziale Von Braun). Ciononostante, l’estrema cura per tale aspetto non cannibalizza la narrazione, evitando il rischio di mettere in secondo piano i personaggi e il ritmo narrativo (come invece succede in tantissime altri anime). Anzi, sottolinea e rende coinvolgente e credibile il mondo dove si muoveranno i protagonisti.

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Da qui arriviamo a capire la bellezza di Planetes. L’anno in cui si ambienta la storia è il 2075. Il livello tecnologico è analogo a quello del film Interstellar di Nolan (quindi niente navi fighe, gravità indotta o robot) e siamo agli albori della colonizzazione spaziale: l’orbita terrestre è piena di stazioni e le colonie sulla Luna sono una realtà. L’uomo ha raggiunto perfino la superficie di Marte con alcuni uomini. Non tutto è però rose e fiori: una tale espansione improvvisa dell’industria e dei viaggi aereospaziali ha provocato anche un aumento dei rifiuti spaziali e dei detriti in orbita. Portando ad eventi come quello che apre il primo episodio della serie: una vite perfora un oblò, danneggiando un velivolo sub-orbitale civile e condannando a morte i passeggeri. Per tale ragione diventa vitale la pulizia e la sicurezza dello spazio. Oltretutto la situazione politica non è di certo la migliore: la corsa alle stelle ha aumentato, invece che diminuire, le disparità tra paesi ricchi e poveri, mentre la INTO (la forza militare internazionale che mantiene l’ordine e la pace nell’orbita terrestre) usa la propria influenza per fare favorire spietate multinazionali e l’organizzazione del “Fronte di difesa spaziale” ricorre alla lotta armata e al terrorismo per affermare le proprie idee ecologiste.

In tutto questo i protagonisti di Planetes sono dei semplici spazzini. Esatto, addetti al recupero di detriti come pezzi di ferraglia, parti di razzi e satelliti inattivi, dipendenti di una corporazione nota come Technora. C’è pochissima azione e le scene adrenaliniche si contano sulle dita di una mano. Il fuoco è sulla vita e le emozioni dei personaggi, tutti così ben delineati che è difficile non immedesimarsi o non riconoscere l’atteggiamento di qualche amico o parente. Ma anche le conseguenze del vivere nello spazio: la claustrofobia, l’ansia, il cancro per via delle radiazioni e il rischio di morire ad ogni missione. Ma anche all’innato desiderio di conoscenza e scoperta insito nell’uomo. Tutto ciò in maniera adulta, senza cadere in drammatizzazioni melense.

Precisamente, le vicende ruotano intorno a due membri della squadra: la neoassunta Ai Tanabe e l’ormai veterano Harochita “Hachimaki” Hoshino. Ma alle problematiche riguardo la vita nello spazio e la fantascienza si aggiungono quelle più vicine a noi: il lutto, la scelta fra carriera e famiglia, la paura del futuro. Per esempio, il fatto che Hachimaki sia schiacciato fra l’insoddisfazione cronica di un lavoro mal pagato e il sogno di seguire le orme della famiglia di insigni astronauti ed esploratori da cui proviene. Oppure il dolore di Fee, donna pilota della loro navetta di servizio “Toy Box” DS-12, costretta a veder crescere da lontano suo figlio. Le insicurezze di Ai e la relativa crescita personale. O la solitudine di Yuri, il freddo e taciturno collega del gruppo. Adulti insomma, che agiscono e prendono scelte in maniera consapevole e realistica.

Non vi è una reale trama, se non a partire dalla metà della serie, quando il Fronte di difesa spaziale inizia a sconvolgere le loro vite. Planetes si attesta a metà tra uno slice of life e la fantascienza pura e ragionata (non vi sono buchi esplicativi sul come funzioni qualcosa all’interno della trama). È una perla dimenticata nel mare delle produzioni che ogni anno infestano fumetterie e televisione, proprio per questa capacità di unire coerentemente queste due anime in maniera fresca, bilanciata e mai banale. Un vero peccato per lo scollamento fra successo di critica e disattenzione del grande pubblico, non solo qui in Italia ma anche in Giappone. Cosa che accade più spesso di quanto non si pensi.

Consigliatissimo, tenendo conto della disponibilità dei cofanetti DVD e la recente trasmissione fra il 2012 e il 2013 in seconda serata su RAI 4.

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Alessio Persichetti

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