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Siria – Cronache di un disordine mondiale

La Siria è da anni al centro di ogni trattazione d’informazione e analisi geopolitica. Attorno al paese siriano si celano in maniera più o meno aperta innumerevoli interessi e contrasti internazionali. In questi giorni la “ lontana Siria “ è divenuta materia di politica interna, visti i fenomeni migratori, nell’Unione Europea e nei paesi del Mediterraneo.

La guerra civile scoppiata in Siria nel 2011 tra le forze governative e quelle dell’opposizione, e che viene inserita nel contesto più ampio delle cosiddette primavere arabe vede la sua genesi il 15 marzo 2011 che dalle prime dimostrazioni pubbliche, si è sviluppata in rivolte su scala nazionale, per poi divenire guerra civile nel 2012. Le iniziali proteste hanno l’obiettivo di spingere alle dimissioni il presidente Baššār al-Asad ed eliminare la struttura istituzionale monopartitica del Partito Ba’th. Col radicalizzarsi degli scontri si aggiunge con sempre maggiore forza una componente estremista di stampo salafita che, anche grazie agli aiuti di alcune nazioni sunnite del Golfo Persico, si pensa possa aver raggiunto il 75% della totalità dei combattenti. Il salafitismo è origine e parte integrante del fenomeno internazionale autodenominatosi Islamic State. Tant’è che nel suo acronimo più famoso, ossia Isis, il significato di esso riporta ad Iraq e Siria. Ai cosiddetti ribelli della prima ora, in sede di Consiglio di Politica Estera e Sicurezza Comune, l’Europa ha concesso in passato aiuti finanziari.

Nel contesto internazionale di attacco alla Siria, fin dagli esordi, si è inserita la Russia a protettrice di Assad. Dopo aver evitato un attacco francese e statunitense, dovuto al presunto utilizzo di armi chimiche da parte delle truppe lealiste, poi rivelatosi incerto nel suo autore come da Rapporto Onu, Mosca non ha mai perso l’interesse per la Siria. l russi continuano a sostenere il regime di Assad non solo per tutelare specifici interessi economici e strategici, ma anche perché non vogliono dare mano libera alle potenze occidentali in Medio Oriente, una regione nella quale ambiscono a mantenere una presenza e un ruolo di peso. In questo contesto assume importanza strategica il porto di Tartus che rappresenta la base degli affari e dell’influenza russa nel Mar Mediterraneo e a cui si lega la crisi in Crimea e nel Mar Nero.

La Russia ha aumentato il suo dispositivo militare in Siria con due navi per lo sbarco di carri armati e veicoli blindati da trasporto truppe: lo ha riferito un responsabile americano, secondo il quale le due navi sono arrivate a Tartus, ai confini del Mediterraneo, dove i russi dispongono di una base permanente.

Il recente intervento in Siria, che deriva da accordi di lunga data stipulati ai tempi di Hafez Assad, la Russia dimostra che per il momento non intende scaricare Bashar. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia continuano a sostenere che Assad se ne deve andare e allo stesso tempo dichiarano che vogliono colpire i jihadisti dello Stato Islamico. Ma è evidente che non si può combattere il Califfato e allo stesso tempo il suo avversario. Il regime di Bashar Assad controlla ancora un terzo del territorio popolato da almeno 13-14 milioni di persone: la caduta del regime provocherà altri milioni di persone in fuga verso l’Europa.

Alla chiusura dello spazio aereo ucraino per i voli Russi diretti verso la Siria e alle perplessità internazionali, Mosca ha risposto con decisione. Per la Russia l’assistenza alle truppe siriane è dovuta «l’unica forza che può opporre resistenza» all’Isis, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, sottolineando che «semplicemente non ci sono altre forze organizzate ed efficienti» in quella regione. Gli specialisti militari russi si trovano in Siria per addestrare i soldati di Damasco nell’uso delle attrezzature belliche arrivate dalla Russia e non partecipano al conflitto, ha precisato Peskov.
La Russia è da tempo convinta che Bashar, suo stretto alleato, dovrebbe essere coinvolto negli sforzi della comunità internazionale contro il gruppo jihadista. Peskov ha anticipato che il presidente russo Vladimir Putin parlerà di Siria e di Isis nel suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu.

Quel che è certo nel nuovo disordine mondiale è che Washington è rimasta spiazzata dal forte attivismo russo delle ultime settimane.
Se le notizie di un uso e dispiegamento di aerei e mezzi militari russi in Siria fossero vere, «si potrebbe andare verso più aspre violenze e non sarebbero affatto di aiuto» agli sforzi della comunità internazionale per la risoluzione della crisi: è l’avvertimento che il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha lanciato al collega russo, Serghei Lavrov, nel corso di una conversazione telefonica.

In questo quadro si inserisce la secolare disputa tra sunniti e sciiti.

Infatti, i jihadisti non sono soltanto quelli dell’Isis – non più sostenuto da Turchia e Arabia Saudita – ma anche il Fronte al Nusra e Ahrar al Sham, ancora appoggiati dalle monarchie del Golfo. Queste formazioni anche se concorrenti tra loro condividono la stessa ideologia e gli stessi obiettivi.

Ideologie, interessi e religioni. Un mix pericoloso e del quale non si è capito il giovamento. Almeno per ora. Con buona pace delle centinaia di migliaia di vittime. Cronache di un disordine mondiale.

 

About Antonio Maria Napoli

Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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