Home / Spettacolo / Cinema / Boy you turn me
inside out

Boy you turn me

L’annuale film della Pixar è sempre una delle uscite cinematografiche più attese per il sottoscritto, e dopo avermi lasciato a bocca asciutta per il 2014, lo studio californiano mi aveva ridotto ad un guscio smascellante per le strade di Baltimora alla disperata ricerca della prossima dose.
La bramata sprinza è infine giunta nella forma di Inside Out, presentato in maggio a Cannes ma solo recentemente approdato sulle italiche sponde.
Il film è uno dei più ambiziosi ed arzigogolati che lo studiò di papà Lasseter abbia mai prodotto, e forse per la prima volta si presenta come una pellicola che un bambino non necessariamente sarebbe in grado di godere appieno. Questo non è un difetto di per sè, ma è un po’ la radice del motivo per cui non credo che Inside Out sia al livello di alcuni dei passati capolavori, pur costituendo una più che degna aggiunta al catalogo Pixar.

Il film racconta la storia di Riley, una bambina del Minnesota appassionata di hockey, e dei pupazzetti residenti nella sua testa che ne governano le emozioni. Lo spettro degli stati emotivi è rappresentato da cinque figure i cui relativi rapporti ed equilibri determinano l’umore di Riley: la gioia è l’iperattivo leader della combriccola, ed è costantemente impegnata a tenere in riga elementi più distruttivi come rabbia, disgusto, tristezza e paura. Gli eventi del film sono messi in moto dall’accidentale espulsione di gioia e tristezza dalla proverbiale stanza dei bottoni, e la trama segue i loro tentativi di tornare a casa base prima che lo squilibrio causato dalla loro assenza provochi danni irreparabili.

Una delle caratteristiche che da sempre ha separato i film della Pixar da tanta altra animazione americana contemporanea, principalmente quindi dalle pellicole a marchio DreamWorks, era la maniera completamente naturale con cui venivano miscelati gli aspetti che avrebbero fatto colpo sul pubblico più giovane con quelli che da sempre l’hanno fatta amare dagli spettatori più avanti cogli anni. I vari Shrek e Madagascar erano spesso imbottiti di riferimenti e doppi sensi al di là della comprensione dei più piccoli. Questi volevano probabilmente essere uno zuccherino tirato ai genitori che scarrozzavano al cinema i pargoli, ma pur risultando a volte anche spassosi, privavano quei film di quel senso di organicità che invece caratterizzava anche i più caciaroni dei film Pixar.
Inside Out non rompe questa tradizione avvicinandosi alla scuola DreamWorks ma sembra ricadere nella trappola opposta: rivolgendosi abbastanza chiaramente ad un pubblico più maturo, con alle spalle una qualche rielaborazione del tipo di esperienze di cui il film parla, in molti punti sembra voler stabilire un forzoso minimo comun denominatore che possa fungere da appiglio per un pubblico di marmocchi che potrebbe altrimenti sentirsi perso. Questa tendenza si manifesta nel personaggio della paura, per esempio, ripetutamente coinvolto in gag di basso livello, o nell’abuso che viene fatto del running joke della pubblicità del dentifricio.
Chiariamo, si tratta di peccati veniali, che non vanno neanche vicino a rovinare il generale godimento del film, e a cui dedico particolare attenzione solo perchè il sottinteso di base è che un film della Pixar va visto, e che ogni giorno che passa dovremmo rivolgere preghiere e ringraziamenti al nostro essere soprannaturale preferito perché conservi in buona salute John Lasseter, Andrew Stanton e compagnia bella, ma in questo caso mi sembrano appunti particolarmente significativi perchè con Inside Out la Pixar potrebbe essere giunta ad un bivio importante e con vaste ramificazioni.

Nonostante si siano fatti passi in avanti infatti, nel mainstream americano l’animazione è ancora riservata ad opere pensate innanzitutto per un pubblico di giovanissimi. La separazione tra prodotti pensati per adulti e prodotti pensati per bambini è stata ridotta di molto negli ultimi anni, ma il passo successivo, quello di un film animato pensato puramente per un pubblico adulto non è stato ancora preso. Ovviamente ci sono altre tradizioni cartoonistiche dove questa omogeneizzazione è data per scontata, ma ad Hollywood possono essere un po’ lenti a volte e di sicuro gli studios sono rimasti indietro su questa questione. Inside Out sembra voler spostare l’asticella un po’ più in alto, ma a tratti, come diceva sopra, appare anche spaventato di prendersi questa responsabilità.
Se c’è un paio di spalle larghe abbastanza per sobbarcarsi questo peso, però, è quello dello studio Californiano, e sarò forse troppo esigente, ma credo che sia lecito cominciare ad aspettarsi che, per quanto a lungo termine, colmare il gap di cui sopra diventi il prossimo obiettivo, la missione se volete, che alla Pixar dovrebbero porsi. Molti dei loro film del resto (e quasi tutti i più recenti, pensiamo a Toy Story 3, Brave, Inside Out stesso) trattano del passaggio ad un livello superiore di maturità e consapevolezza, dell’abbandono di una visione più semplice e rassicurante del mondo e di se stessi per abbracciare la reale complessità dell’esperienza. Quale miglior maniera di far passare il messaggio che interpretarlo personalmente?

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

Check Also

Relais Rione Ponte ospita ATLAS, Ego Imago Mundi, una personale di Luca Di Luzio

Il 30 novembre inaugura un nuovo ciclo espositivo all’interno del Relais Rione Ponte, guesthouse di ...

USA E CUBA – Novanta miglia lunghe cinquant’anni

Questa non è ne' la fine ne' l'inizio di qualcosa di differente è un grandissimo passo in avanti però per tutta l'umanità. Un'umanità che, nonostante tutto, alle volte non riesce a superare novanta miglia pur spendendo una sonda su Marte. Novanta miglia che per decenni hanno reso lontani Washington e L'Avana più di Marte.

Ritiro USA dalla Siria

Trump annuncia il ritiro degli USA dalla Siria

Il presidente Donald Trump ha annunciato dal suo profilo Twitter che gli USA presto si ritireranno dalla Siria. La guerra civile siriana, che per molti aspetti ha rappresentato una guerra mondiale per procura, negli ultimi mesi si sta assopendo.