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Field jacket, l’icona verde oliva che ha vestito l’antitesi della società

Andiamo incontro all’inverno, e nell’epoca delle mezze stagioni che non esistono proprio più, bisogna trovare un capo che tenga la giusta dose di caldo, magari versatile, possibilmente informale, ma sopratutto spartano, perché oramai si sa: la vita metropolitana è una guerra. E’ proprio per questo forse che già da diversi anni ho preso in dotazione una Field Jacket, precisamente un rifacimento della Giacca da Campo M-1965, più comunemente nota con la semplice sigla M65.

Progettata dall’esercito americano per sostituire le precedenti dotazioni M-51, discendenti dirette delle giacche da paracadutista M-42/43 (che forse avrete visto indosso al qui sopra riportato Damian Lewis in Band of Brothers) la 1965 venne studiata per proteggere le truppe americane dai repentini cambi climatici, e dalle frequenti piogge monsoniche, che avrebbero dovuto sopportare in Vietnam.

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Il primo marchio che ricevette la commessa e iniziò a produrle in seria fu la tuttora esistente Alpha Industries, ma dato il successo del capo molti altri  marchi iniziarono a produrre il modello di giacca, che sarebbe rimasta fino agli anni ’90 come principale outwear delle forze armate statunitensi. L’enorme diffusione di M65 dismesse, già durante l’escalation del conflitto, finì per renderle più che un capo prettamente militare, un cult. Simbolo dei protagonisti della contro-cultura del ’68, dei reduci, vezzo degli anticonformisti, e riparo di chiunque avesse bisogno di coprirsi spedendo pochi dollari in qualche thrift shop. Se la giacca di pelle era stata il simbolo della ribellione negli anni ’50, l’ M -65 divenne, dopo esserlo stata per tutti gli arruolati nell’U.S. Army, la divisa estetica per i ribelli , i reietti, e per gli intellettuali politicizzati. Per John Lennon e Bob Dylan, nella loro vita vera, ma anche per De Niro nei panni del romantico scostato in Taxi Driver, Al Pacino come incorruttibile Serpico, Silvester Stallone mitologico interprete del reduce Rambo, e Woody Allen, nevrotico alla ribalta in Annie Hall. Al cinema e alla televisione la giacca verde oliva dalle quattro grandi tasche compariva addosso ai personaggi più diversi, ma sempre legati dalla loro rottura con il conforme, alla loro emarginazione ricercata o ricevuta dalla società .aspesi-m65-blouson-ete-3

Nasceva cosi un mito di stoffa. L’esercito americano negli anni ’70 abbandonò gradualmente il verde oliva per passare interamente al mimetico, o camouflage se preferite, e già negli anni ’80 durante l’invasione di Panama i greengo erano vestiti interamente in Woodland.

La diffusione portata dalla tendenza dello streetwear di capi simili ha visto, come in infinitesimi altri casi, la rielaborazione della Field Jacket come capo di moda vintage rivisto per l’uso di tutti i giorni. Ridisegnata con tagli più accattivanti, water-resistent e hyvent, con tessuti d’ultima generazione, l’M-65 viene proposta come capo-spalla da moltissime marche contemporanee, tra le più note forse ASPESI, che da anni la propone e riprone nelle sue collezioni. I miglioramenti inclusi dalle couture, che ovviamente propongono i loro capi ricercati nelle lavorazione a prezzi elevati, non sono comunque in grado da soli di privare un capo simile di quel sapore ribelle e singolarmente dozzinale che ne hanno fatto un’icona, e continuano a renderla tale. Basterà provarla un volta per non saper più rinunciare alla comodità di tutte quelle tasche e alla sua spartana eleganza. Io adoro portarla sopra l’abito, come totale antitesi della formalità; perché in fondo, anche se uno deve rassegnassi nello scendere a patti con la società, può comunque portare con se un simbolo della sua ribellione, e magari portare infondono ad una di quelle tasche, un pensiero rivoluzionario che prima o poi sparerà.

About Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
Aspirante giornalista, scrittore e acclamato mondano. La mia massima aspirazione è quella di conoscere la verità e l'essenza di tutto ciò che mi circonda, del resto "VI VERI UNIVERSUM VIVUS VICI". Mi interesso di attualità, storia, moda, costume e sociologia. Amo la letteratura, il cinema, viaggiare, la fotografia, il whisky invecchiato e l'alta sartoria. Credo fermamente nel pensiero di Bukowski: "La gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto."

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