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È un lui o una lei? La moda genderless alla PFW 2015

L’azzardo è diventato tendenza. La demarcazione rigida fra abiti convenzionalmente maschili e femminili è sparita. La scorsa stagione sembrava che la casa di moda Gucci avesse voluto rischiare facendo sfilare in passerella ragazzi con i volant alle maniche della camicia e il collo a fiocco, in realtà Alessandro Michele aveva solo intercettato il nuovo spirito del tempo. Oggi lo “stile senza confini” è accettato a un livello che il quotidiano americano New York Times non esita a definire “di massa”. La moda genderless insomma invita a riflettere sul ruolo dell’abito e di come questo condizioni i nostri comportamenti.

Pochi giorni fa, durante la settimana della moda di Parigi, la Maison Martin Margiela ha alternato in passerella le modelle ai colleghi maschi, con tacchi a spillo e scollature vertiginose.

Hanno il ciuffo, cotonato come uno chignon, spruzzato d’azzurro come le ragazze, portano le stesse gonne stratificate, tagliuzzate, con fasce di domopak (quello che si usa in cucina). E naturalmente calzano le stesse scarpe con il tacco, dai talloni giganti. Ma il dilemma “è un lui o una lei?” si risolve quando un ragazzo efebico sfila un top di rete a maglia larga, che svela il torace privo di seno. E così si ha la conferma che si tratta di un uomo. Ma la platea non si scompone. Chi ha raccolto il testimone della maison da Margiela nell’ottobre 2014 è John Galliano, uno dei grandi talenti della moda, che non si pone mai limiti sul fronte creativo e, per lui, la moda “genderless” fa parte ormai della normalità e la porta in scena senza fare una piega.

Il risultato è una sfilata  spettacolare: si parte dal guardaroba perbene di broccati, tailleur, ricami e top vagamente anni Cinquanta (materiale prediletto dal designer) che vengono stravolti tanto per forma quanto per materiale. Il tutto indossato da uomini estremamente femminei e donne decisamente androgine. Entrambi sembrano essere parte di un mondo dove le polemiche su gender, omosessualità e unioni civili non sono altro che un ricordo.

“Penso che nel giro di tre, quattro anni ci sarà molta più gente che non considererà necessario capire se sono gay o etero”, aveva detto Kristen Stewart. Le sue parole si aggiungono a tante altre dichiarazioni simili (di Miley Cyrus, per esempio: “Non mi sono mai voluta etichettare. Sono pronta ad amare chiunque mi ama per quello che sono. Sono aperta”) che vanno tutte nella stessa direzione: il sesso – intesa come divisione binaria fra maschi e femmine – non conta.

La modernità liquida di Zygmunt Bauman si è arricchita di un nuovo capitolo: la genderfluidità. Qualcosa che ha funzionato per secoli, ora potrebbe non valere più.

About Maria Teresa Squillaci

Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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