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Elite Dangerous: una galassia in cui perdersi

Un vero nerd si può riconoscere da pochi semplici particolari. Uno dei più importanti è la rara capacità di riuscire a “cedere alla scimmia” di un nuovo videogioco, dedicandovi ore ed ore, nonostante i più disparati impegni della vita reale… nella mia recente fattispecie: la redazione di una tesi. La “scimmia” che vorrei condividere con voi oggi è molto particolare e decisamente non per tutti. Parliamo di Elite Dangerous, riedizione contemporanea ad opera della Frontier della celebre serie degli Elite che dalla fine degli anni ‘80 ha appassionato generazioni di astropiloti. Guardando al sodo si tratta nè più nè meno di un gioco di simulazione di volo e pilotaggio di navicelle spaziali inserito in un universo perennemente online. La visuale è in prima persona e armati del nostro joystick o dell’eterna coppia keyboard+mouse (non troppo comoda in questo contesto) controlleremo in tutto e per tutto il movimento della nostra nave. Alcuni propulsori consentiranno gli spostamenti lungo l’asse verticale e orizzontale, mentre con il movimento del joystick/mouse potremo effettuare tutte le altre possibili rotazioni e avvitamenti lungo gli altri assi, con tanto di fisica newtoniana di cui tener conto.

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Quella proposta è un’esperienza sandbox di dimensioni ineguagliate: Elite Dangerous mette a nostra disposizione oltre 400 (QUATTROCENTO) miliardi di sistemi stellari concretamente navigabili, tra cui una riproduzione realistica in scala 1:1 della Via Lattea in cui poter tranquillamente scorrazzare vedendo coi nostri occhi le meraviglie di una gigante rossa, di una cintura di asteroidi o di un satellite in grado di ospitare la vita. Appena dopo lo start veniamo proiettati su un pianeta ai margini della galassia, con pochi crediti e una nave di modesta fattura con cui cominciare a scavare la nostra via nello spazio. Fine. Non c’è un tutorial “in game”, non ci sono missioni introduttive per aiutarci a capire come funziona il mondo di gioco. Non c’è una storia di fondo, una linea guida a cui rifarsi. C’è solo un’enorme e pulsante galassia, piena di navi, stazioni spaziali, sistemi da esplorare, merci da scambiare, fazioni per cui schierarsi… e all’inizio non ci capirete un tubo. L’immersione è totale: fin da subito ci troveremo ad accettare le prime missioni di semplice consegna merci, mentre litigheremo con la nostra navicella per farla andare dove diciamo noi quando diciamo noi. Dimenticheremo di calare il carrello quando dovremo atterrare, o di chiedere il permesso di attraccare in uno spazioporto, venendo multati… o silurati (nel vero senso del termine). Calcoleremo male il carburante rimasto e non riusciremo ad effettuare l’ultimo salto iperluce verso la salvezza, rimanendo arenati con la nostra nave a largo di chissà quale sistema in attesa che finisca l’ossigeno. Verremo abbattuti con facilità disarmante da qualsiasi NPC ci capiti, dovendo ricorrere codardamente alla fuga più di una volta. Sicuramente per chi, come me, non ha mai affrontato un gioco di simulazione di volo l’impatto è traumatico. Non si tratta di muovere il mouse all’impazzata gridando “PEW-PEW” pucciando il tasto “avanti” dei propulsori come in un qualunque FPS. La gestione della navicella è tutt’altro che semplice ma a dirla tutta… è dannatamente stimolante.

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Facendoci largo fra vari tutoriale guide online (ecco un sito italiano molto utile!) lentamente cominceremo a capire come funziona il tutto. Dal nostro abitacolo avremo sotto controllo la nostra situazione: dalle mappe dei sistemi e della galassia in cui ci troviamo, alla gestione del carburante, fino al completo management dei moduli della nostra astronave, con la possibilità di attivarli e disattivarli a piacimento a seconda delle situazioni per controllare la pericolosa emissione del calore. Troppo calore rischia infatti di provocare forti danni alla nostra nave e allo stesso tempo ci rende facilmente rintracciabili dalle navi pirata e dai sistemi di scan delle stazioni spaziali in cui ci troviamo… cosa assai poco gradita quando ci ritroviamo a trasportare merce illegale. Da questi presupposti si sviluppa il gioco: possiamo liberamente scegliere quale “carriera” intraprendere, guadagnandone col passare del tempo la relativa reputazione. Se non manca l’eccitante possibilità di inseguire gli NPC come Cacciatori di Taglie o addirittura pirati (rischiando però di venire banditi da stazioni spaziali e attaccati a vista dalle forze di polizia), è più consigliabile all’inizio scegliere le pacifiche e remunerative strade del Mercante o dell’Esploratore, viaggiando tra i più distanti sistemi comprando e vendendo le merci richieste e scannerizzando stelle e pianeti sconosciuti rivendendone i file al miglior offerente. Potremmo decidere di massimizzare i nostri introiti eseguendo le missioni di Contrabbando, ma per non essere beccati e pesantemente multati (con relativa dannosissima perdita di reputazione) dovremo equippare la nostra nave con l’attrezzatura necessaria per passare inosservati. Altra strada possibile è quella del Minatore, cercando ricche vene di minerali presso le pericolose cinture di asteroidi, una vera e propria “corsa all’oro” con gli altri giocatori per estrarre, raffinare i materiali più preziosi e rivenderli ai più vicini sistemi prima che la domanda sia satura.

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Nonostante il fascino di girare l’universo da veri lupi solitari, avremo la possibilità di affiliarci a varie fazioni che si contendono il controllo della galassia. Eseguendo missioni per conto di queste guadagneremo reputazione (indispensabile per ottenere vari bonus ed accedere alle migliori navi) contribuendo a consolidare o espandere l’influenza di tali potenze su nuovi sistemi. Inutile dire che l’azione congiunta di più giocatori (in Italia abbiamo una community molto attiva che designa volta per volta obiettivi ed aree in cui agire) si può mutare pesantemente la geografia galattica. Il multiplayer è invero ancora molto grezzo ma miglioramenti arrivano di continuo con nuove patch e aggiornamenti: una delle più recenti ha consentito la formazione di Wing, veri e propri party con cui affrontare ad esempio la caccia di taglie. Essendo il gioco uscito alla fine del 2014 ma in continuo ampliamento ed evoluzione, possiamo aspettarci grandi cose dalle prossime implementazioni.

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Ce n’è insomma per tutti i gusti, dal powerplayer che vuole dimostrare di essere il miglior pilota in giro per la galassia, al giocatore di MMORPG che desidera costruire una “gilda” con i propri amici e competere con quelle degli avversari. E poi ci sono io. Vecchio giocatore di ruolo amante dei sandbox che non ha necessariamente bisogno che un gioco inventi una storia per lui per godersela. Il luccicante “contenitore” di Elite Dangerous mi sta regalando ore e ore di silenziosa navigazione interstellare senza molti pensieri. Adoro il mestiere del contrabbandiere, la tensione di introdurre merce non autorizzata in un sistema evitando i controlli e poi fuggire via non appena riscosso il compenso. Mi sposto a suon di salti iperluce alla ricerca di uno spazioporto che venda la nuova nave che voglio acquistare, tracciando la rotta migliore per massimizzare il guadagno del commercio. Quando la mia navigazione iperluce viene intercettata da un incauto pirata evito la fuga, e mi diverto nello scontro che ricorda molto più i combattimenti aerei della prima guerra mondiale che le Guerre Stellari di Luke Skywalker & Co. Ancora non ho preso contatti con altri giocatori, sicuramente prima o poi lo farò, ma per adesso mi godo questo universo immenso, la possibilità di fare un po’ come voglio e la meraviglia nello scoprire questa o quella stella, con gli occhi di un bambino e il senso dell’equilibrio scosso quando dopo un po’ (ahimè) stacco e torno a studiare.

About Francesco Bucci

Trascorre l'infanzia squagliando Pokémon Rosso su GameBoy Pocket e divorando i suoi primi fumetti dei Fantastic Four e di Spiderman. L'adolescenza è l'età dei manga e di Age of Empires II. L'epoca dei primi passi con D&D, di Final Fantasy VIII e di Buffy - the Vampire Slayer. Poi decide di crescere e recupera la bibliografia completa di Gaiman, Miller e Moore. Consuma tutti gli sparatutto e i GDR che gli passano sotto mano e comincia ad esplorare il mondo dei giochi da tavolo. La sua "curiosità nerdica" non conosce misure.

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