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Non essere cattivo di Claudio Caligari

A rappresentare l’industria nostrana gli Oscar quest’anno sarà Non essere cattivo, l’ultimo film di Claudio Caligari, regista poco prolifico che era salito alla ribalta negli anni ’80 col suo Amore tossico, rimasto un piccolo cult.
Caligari è morto poco dopo la conclusione delle riprese del film, e non posso fare a meno di pensare che questa circostanza abbia almeno in parte stimolato l’enorme consenso che Non essere cattivo ha raccolto a Venezia e dalla critica in generale, visto che la qualità della pellicola, pur non avventurandosi sotto la soglia della decenza, fa fatica a giustificare il clamore suscitato.
Non che sia troppo stupefacente che un film di questo tipo riscuota il favore della critica e del pubblico cinefilo nostrani, che sui drammoni popolari di ascendente neorealista continuano a versare fiumi di inchiostro immeritato (vedi l’abominevole La nostra vita di qualche anno fa): Non essere cattivo è ambientato ad Ostia a metà degli anni ’90, dove Cesare e Vittorio vivono alla giornata in un mondo di microcriminalità e degrado vario ed eventuale. Quando Vittorio, reduce dall’ultima notte di schifo, decide di darci un taglio e trovarsi un lavoro, Cesare sembra sprofondare ancora più giù nel vortice che ormai lo intrappola, fino alle estreme conseguenze che potete immaginare.

Volendo partire dai pregi, Non essere cattivo non risparmia colpi ai suoi spettatori, e riesce a conciliare questa crudezza con un ritmo a tratti quasi frizzante; l’assenza di uno scopo moralizzatore è anch’essa notevole, non tanto perché ci aspettassimo una pubblicità progresso, quanto piuttosto perché qualche stoccata ligabuesca del tipo “la vita è la vita e noi la viviamo” poteva infiltrarsi come spesso fa in film di questa fatta, e nel suo essere sopra le righe e quasi melò Non essere cattivo se non altro evita questa trappola.
Questa volontà di aprire il più possibile tutte le manopole emotive del film è peraltro un tratto apprezzabile sulla carta, e penso che, fossi stato meno familiare con lo slang utilizzato dai protagonisti della pellicola, avrei trovato tutta l’operazione meno caricaturale.
Il problema di fondo credo sia che come film drammatico nel senso canonico del termine, Non essere cattivo vale poco. Ha degli assi nella manica come ammucchiata grottesca e postmoderna, ma è chiaro che l’intento del regista non è davvero quello, e la forzatura e innaturalezza dei dialoghi sono troppo ingenue per suscitare un’ilarità che non sia in qualche misura derisione. Ho riso di Cesare e Vittorio, mai con loro.
L’esperienza nel complesso non è stata sgradevole, e riesco ad immaginare che altri spettatori possano trovare stimoli maggiori dei miei in Non essere cattivo, per cui diciamo che non lo sconsiglierei in assoluto, ma faccio molta fatica a non sorridere davanti ai superlativi che sono stati usati per una pellicola che possiamo vedere come una brutta copia dei fratelli Dardenne o in alternativa come una versione vietata ai minori de I Cesaroni.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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