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Playoff MLB, la fase finale dello sport più romantico al mondo

I Playoff sono il momento più bello di ogni sport americano. Una lunga stagione volge al termine e le migliori squadre sono pronte a giocarsi il tanto ambito titolo di campione nazionale o, come piace dire agli americani, del mondo. In MLB, la lega professionistica di baseball made in USA, è facile ritrovare qualche sorpresa nella fase finale ma questa stagione 2015 ha regalato particolari gioie ai romantici grazie alla presenza di un entusiasmante mix tra “eterne perdenti”, grandi conferme e franchigie sorprendenti.

Bracket

WILD CARD, BELLE E SPIETATE

Per chi è meno avvezzo a questo mondo è giusto spiegare cosa siano le Wild Card, ovvero le quattro squadre (due dell’American League e due della National League) con il miglior record tra quelle che non sono riuscite a sincere la propria division. Queste squadre si affrontano tra loro nel Wild Card Game, una gara a eliminazione diretta che riduce l’ingresso nei Playoff a una sola squadra per conference. quest’anno i Chicago Cubs hanno demolito 4-0 i Pittsburgh Pirates, mentre gli Houston Astros hanno eliminato i New York Yankees col risultato di 3-0.

Perché tutto ciò è bellissimo ma anche paurosamente spietato? Basti pensare ai Pirates. Da quando Clint Hurdle è diventato manager nel 2011, i Pirates si sono trasformati in una squadra vincente e ormai arrivano a giocarsi il Wild Card Game ormai dal 2013. Va però detto che nel 2014 hanno perso contro i San Francisco Giants, poi campioni delle World Series, e quest’anno hanno perso di nuovo vanificando due annate da 186 vittorie complessive su 324 partite.

Se per la squadra guidata dal fuoriclasse Andrew McCutchen vede ormai il Wild Card Game come un incubo, lo stesso non si può dire per Houston. Gli Astros sono una realtà meravigliosa, un magnifico esperimento che rielabora e porta all’estremo il famoso “Moneyball” degli Oakland A’s raffigurato anche nel film con Brad Pitt e Jonah Hill. Idee rivoluzionarie, cervelli con un passato alla NASA e supporti tecnologici senza precedenti hanno portato i texani ad autodistruggersi e risorgere dalle proprie ceneri in pochissimi anni. Squadra una volta vincente, alla conclusione del suo ciclo di vittorie si è ritrovata a oscillare in quel limbo di mediocrità che negli sport americani rappresenta il male più assoluto. Nel 2011 arriva la proprietà di pazzi/rivoluzionari di cui sopra che opta per la mentalità-Borlotti in “L’allenatore nel pallone”: perdere e perderemo. Questa idea ha portato a una notevole quantità di scelte di ottimo livello al Draft che hanno permesso ai giovani Astros di crearsi un roster di estremo talento, almeno in potenza. Non tutto è stato rose e fiori, tra le prime scelte di Houston infatti figurano giocatori come Carlos Correa, fenomenale interbase fermo però ai box con una caviglia rotta, il deludente lanciatore Mark Appel e il problematico lanciatore Brady Aiken, unica prima scelta assoluta al Draft in trent’anni a non essere firmata dalla squadra che l’aveva scelta, questa volta per via di un problema al gomito riscontrato successivamente. Fortunatamente (si fa per dire, nella dirigenza degli Astros non c’è nulla di casuale) per loro ben altri talenti sono esplosi rivelandosi giocatori di altissimo livello quali George Springer, Josè Altuve e Jon Singleton, un blocco solido a cui l’aggiunta di validi conoscitori della MLB quali Chris Carter e Luke Gregerson ha trasformato Houston in una squadra da Playoff o, come ha detto Sports Illustrated, nella squadra che vincerà il titolo nel 2017. Dimenticavo, Houston nel Wild Card Game ha eliminato gli Yankees che nonostante i tanti infortuni e problemi fuori dal campo resta l’organizzazione con il secondo monte ingaggi più alto in MLB con i suoi 219 milioni di dollari. Il monte salari di Houston è invece il secondo più basso nel baseball professionistico con soli 70 milioni.

Moneyball

C’ERANO UNA VOLTA I PLAYOFF DEI BLUE JAYS

I Toronto Blue Jays sono arrivati finalmente ai Playoff vincendo la American League East quasi a sorpresa. A metà stagione Toronto si ritrovava con un record addirittura in negativo ma una strepitosa fase finale di stagione ha permesso ai canadesi di arrivare finalmente alla postseason. I soliti Josè Bautista, Edwin Encarnación e Josh Donaldson hanno finalmente trovato l’aiuto che hanno sempre cercato da Troy Tulowitzki e dal lanciatore David Price, arrivati entrambi a stagione in corso tramite trade. Forti dei nuovi arrivi e di un arsenale offensivo impressionante Toronto ha finalmente raggiunto i Playoff per la prima volta dal 1993, togliendosi dal libro nero dello sport americano quale squadra con più anni di assenza dalla postseason. Per capire quanti siano lunghi ventidue anni, prendiamo in esame dieci riferimenti.
L’ultima volta che i Blue Jays hanno giocato i Playoff…

1) Il Marsiglia batte il Milan nella finale di Champions League più discussa e controversa di tutti i tempi.
2) Francesco Totti fa il suo esordio in Serie A a soli 16 anni in Brescia-Roma 0-2.
3) Durante il torneo di tennis di Amburgo lo spettatore Günther Parche pugnala la tennista Monica Seles nel corso di una partita.
4) In Finlandia viene inviato il primo SMS tra due persone viventi nella storia della telefonia.
5) Nasce l’Unione Europea con l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht.
6) Viene arrestato Totò Riina dopo 23 anni di latitanza
7) Bill Clinton si insedia alla Casa Bianca quale 42° presidente
8) Sulla CBS Debutta il Late Show con David Letterman
9) “Unplugged” di Eric Clapton domina ai Grammy Awards e nelle classifiche di vendita
10) Jurassic Park, Schindler’s List, Nightmare Before Christmas, Philadelphia e Carlito’s Way escono in sala.

METS E CUBS, LA RIVINCITA DEI RINNEGATI

I Chicago Cubs negli ultimi anni sono stati i cugini brutti piuttosto sfigati dei Chicago White Sox. Diciamo che i White Sox hanno rappresentato la ragazza più bella e popolare della scuola (vittoria della World Series nel 2005) mentre i Cubs erano l’amica poco attraente che non veniva invitata alla feste e finiva per restare a casa a fare i compiti per la già citata amica piacente. Ecco, a con qualche anno di ritardo la ragazza bruttina si è trasformata in una modella, i Cubs infatti sono tornati ai Playoff per la prima volta dopo sette anni a seguito di una stagione da 97 vittorie, il terzo miglior record di tutta la MLB. I Cubs hanno iniziato benissimo la loro cavalcata ai Playoff vincendo il Wild Card Game contro i Pirates per 4-0 e ora si ritrova con una serie sull’1-1 contro i St. Louis Cardinals. Cubs-Cardinals è stata anche la prima vittoria stagionale e casalinga dei Cubs, partita che ha dato inizio alla strepitosa stagione del lanciatore Jake Arrieta che ha chiuso la stagione con 22 vittorie, 6 sconfitte e una ERA di soli 1.77, diventando il sesto giocatore dal 1913 a chiudere una stagione con almeno 22 vittorie, non più di 6 sconfitte e una ERA inferiore a 2.00. Questa partita giocata l’8 aprile 2015 non è stata solo la prima vittoria stagionale dei Cubs ma anche la partita che ha ospitato il sottoscritto e il mio collega di rubrica Niccolò Costanzo nell’allora gelido Wrigley Field. Un gruppo giovanissimo composto da enormi talenti quali Kyle Schwarber, Kris Bryant, Anthony Rizzo, Jorge Soler e Starlin Castro non solo rende i Cubs una squadra di temibile per chiunque ma li rende anche una franchigia da temere nelle prossime stagioni, specie se a questi si aggiungeranno altri giocatori esperti come è successo in queste ultime stagioni con l’arrivo di Jon Lester e del già citato Arrieta. Come se non bastasse, a supportare la causa dei Cubs c’è il secondo episodio della trilogia “Ritorno al Futuro”, secondo il quale i Cubs avrebbero vinto le World Series il 21 ottobre 2015. Nel caso Doc e Marty avessero avuto ragione prepariamoci a vedere una parata di festeggiamento sulle DeLorean DMC-12.

McFly

I Mets sono i newyorkesi meno famosi, d’altronde condividere la stessa stanza con gli Yankees non è per nulla facile, anche se hai vinto due titoli, l’ultimo dei quali nel 1986. Un ottimo mix di giovani talenti (Wilmer Flores e Noah Syndergaard), abili veterani (Curtis Granderson, David Wright e Bartolo Colón) e stelle consolidate (Matt Harvey e Lucas Duda) ha permesso ai Mets di conquistare il titolo della National League East, inoltre l’arrivo di Yoenis Céspedes a stagione in corso ha dato ai newyorkesi una ulteriore spinta verso il successo. Al momento i Mets sono sull’1-1 nella serie contro i favoritissimi Dodgers e sono quindi pronti a giocarsi l’accesso alle Championship Series con il ritorno di Harvey sul monte di lancio. In ogni caso la fantastica stagione dei Mets sarà ricordata per le strepitose giocate dei suoi fenomeni, una su tutte l’eliminazione eseguita dal paffuto quarantaduenne Bartolo Colón in settembre.

Bartolo Colon

WINNING IS A HABIT

La citazione del leggendario coach di football americano Vince Lombardi è particolarmente calzante per la seconda e la sesta squadra più titolata della MLB, i St. Louis Cardinals e i Los Angeles Dodgers.

I Dodgers infatti hanno una squadra impressionante, capitanata dallo strepitoso duo di lanciatori formato da Zack Greinke e Clayton Kershaw, due mostri sacri che non hanno eguali in MLB, tantomeno in una singola franchigia. I Dodgers sono la squadra che più spende in ingaggi come dimostrano gli oltre 272 milioni che staccano di parecchio i 219 milioni dei secondi classificati Yankees. Questa cifra permette alla squadra della west coast di schierare diverse stelle ed esperti giocatori da Playoff come Adrian Gonzalez, Jimmy Rollins, Chase Utley, Carl Crawford e tanti altri, a cui si aggiunge il fenomenale Yasiel Puig, il giovane campione cubano che però viene da una stagione tormentata dagli infortuni. Se i Dodgers potranno continuare la loro cavalcata nei Playoff dipenderà sì dall’attacco ma soprattutto dal monte di lancio che, come detto, è più unico che raro in MLB nonostante la sconfitta di Kershaw in Gara-1. Ora la serie con i Mets è sull’1-1 e sul monte di lancio dei Dodgers salirà Brett Anderson che è un buon pitcher ma non si avvicina nemmeno lontanamente ai due già citati compagni. Il futuro dei Dodgers passa anche da lui.

I Cardinals invece rappresentano l’arte della vittoria nella MLB. Dodici apparizioni ai Playoff negli ultimi sedici anni, quattro apparizioni alle World Series, due titoli e un’ultima stagione chiusa a cento vittorie sono il biglietto da visita di una franchigia che sa come vincere. Di solito i Cardinals hanno dato il meglio quando non erano i favoriti, cosa che invece sono quest’anno, ma la presenza di giocatori simbolo quali Jhonny Peralta, Matt Carpenter, Mark Reynolds, Yadier Molina e Matt Holliday rendono i Cardinals una squadra di enorme esperienza in postseason e per questo motivo più temibile che mai.

SEMPLICEMENTE PLAYOFF

Dopo aver snocciolato i seguenti temi, resta comunque impossibile sapere chi vincerà. Non si tratta di una frase fatta, anzi è un fatto: negli ultimi anni quasi mai hanno vinto le squadre col record migliore, anzi l’anno scorso a trionfare sono stati i San Francisco Giants, squadra che era entrata ai Playoff tramite Wild Card e che quest’anno non ha raggiunto la postseason. Vincerà Houston, la squadra basata sulla sabermetrica, o Kansas City, la franchigia che più di qualunque altra ripudia questo sistema di analisi? Forse vincerà una tra Mets e Cubs, le “seconde squadre” delle rispettive città, una delle quali farebbe avverare la profezia di “Ritorno al Futuro”. Potrebbero vincere le elitarie come Cardinals, Dodgers e Texans ma anche l’eterna assente Toronto. L’unica cosa certa è che, chiunque vinca, le belle storie non mancheranno.

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