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Sede del Consiglio della giunta di Castilla e Leon – Alberto Campo Baeza

Cercare di stabilire quale sia l’opera architettonica considerata un capolavoro in un arco temporale molto ristretto e, soprattutto, ancora in corso (2010 -2015) è un compito arduo e forse non del tutto onesto. Un intervento architettonico che si possa definire ‘capolavoro’ ha bisogno di tempo per poter essere pienamente sottoposto ad un giudizio critico. Certamente ci sono degli elementi le cui qualità possono essere lette immediatamente ma il rischio, del tutto contemporaneo, è quello di giudicare un po’ superficialmente un’immagine come in un like.
Detto questo non mi sottraggo al compito di raccontare un edificio che ritengo una sorta di vademecum del come oggi si dovrebbe intervenire in un centro storico senza che quest’ultimo diventi un parco di divertimenti per turisti, ahimè triste epilogo di molte città. Cercherò di raccontare un felice sposalizio tra un cliente illuminato e un bravissimo architetto.

Copertina

 

IDEA, LUCE e GRAVITÀ. Niente di più e niente di meno.
Alberto Campo Baeza

Idea, luce e gravità, con queste tre parole l’architetto spagnolo Alberto Campo Baeza, nel suo testo- manifesto L’idea costruita, enuncia le basi teoriche della sua architettura, riformulando il motto di miesiana memoria less is more.

L’edificio, che sorge nel centro storico di Zamora sulle sponde del fiume Douro, é espressione di questa poetica ed è un passaggio fondamentale di una ricerca progettuale iniziata più di quindici anni fa con il Bit Center di Mallorca. Circondato da alte mura di pietra arenaria, materiale con il quale é stata edificata la città spagnola, il progetto, nasce come una propaggine della cattedrale che si affaccia subito ad est del lotto, come un vero e proprio hortus conclusus, ovvero quello spazio dove i monaci, al riparo da alte mura e al di fuori delle attività di preghiera, si dedicavano alla coltivazione di piante e alberi da frutto al riparo dalla vita esterna. La dichiarazione di intenti sembra dunque proprio quello di instaurare un dialogo con il contesto e, al contempo, creare un luogo dove si possa lavorare raccolti nella tranquillità di uno spazio moderno.

planimetria e sezione
Planimetria generale in cui è inserito l’intervento e profilo della città con la Cattedrale e la Sede del Consiglio

 

Il complesso si presenta come uno spazio contenuto, circondato da una solida scatola muraria a cielo aperto che segue zigzagando il perimetro del lotto, dentro la quale é collocata, a sua volta, un’altra scatola, chiusa e di vetro, che accoglie tutte le funzioni del programma in un unico spazio compatto ma leggero, in netta contrapposizione con il recinto in pietra. La parete che cinge il lotto di progetto non risulta però ermeticamente chiusa verso lo spazio esterno ma, attraverso il posizionamento di alcune strategiche aperture, sono state lasciate delle viste in direzione della cattedrale e del castello, attraverso le quali é possibile, viceversa, osservare l’edificio del Consejo, a sottolineare il carattere pubblico dell’intervento. Il muro è decisamente trattato come un archetipo, un modello primitivo, che non vuole inutilmente ripetere la varietà del virtuosismo decorativo del romanico spagnolo , ma dialoga piuttosto con la cruda essenzialità delle possenti mura della città e del castello, distanti poche centinaia di metri.

6938077186_159a0316cb_oLa materia del muro viene riutilizzata anche all’interno della corte e dell’edificio, marcando ancora di più il contrasto tra il contenitore lapideo e il contenuto vitreo. L’ interno è scandito da una maglia geometrica quasi impercettibile di pilastri a sezione circolare e da nove piccoli lucernari disposti secondo una griglia tre per tre che hanno la funzione di riportare ordine geometrico al complesso facendolo dialogare, sempre attraverso la logica del contrasto, con lo spazio formato dalle linee spezzate del muro. La luce, che per l’architetto spagnolo é la ragion d’essere dell’architettura, viene utilizzata come un vero e proprio materiale architettonico: fatta filtrare dai lucernai circolari, elementi ricorrenti nell’architettura di Campo Baeza chiara citazione della lezione impartita dal Pantheon romano, si trasforma in vere e proprie colonne luminose che cambiano inclinazione con lo scorrere del tempo. Lo spazio è come se rimanesse magicamente sospeso tra due estremi, in cui il vuoto viene reso visibile attraverso la definizione dei suoi limiti rimarcati dalla diversa natura dei materiali impiegati per la costruzione.

Schizzo

Non ci sono virtuosismi architettonici dettati dalla scelta di materiali di ultima generazione, tecnologie complesse, forme parametriche all’avanguardia o volumi sproporzionati non esistono provocazioni di ogni sorta volte a voler stupire o a mettere in mostra l’ego di chi progetta, eppure questo manufatto, nella definizione perfetta dei dettagli e dei suoi contrasti sempre in bilico tra l’estrema leggerezza e fragilità delle lastre di vetro e la maestosa pesantezza della pietra, tra il contrasto geometrico della linea spezzata formata dal muro e la maglia ordinata degli interni, crea un atmosfera suggestiva di grande chiarezza sia visiva che spaziale. Tutto questo dimostra che esiste ancora un’ architettura che, ai margini dei grandi riflettori, continua a produrre manufatti di enorme ricchezza, capaci di esprimere fascino e la cui grandezza non si misura tanto in termini di marketing ma piuttosto attraverso la trasformazione di un idea in un’ opera sapientemente costruita, dal concept al dettaglio, con il ‘solo’ scopo di servire la comunità. Niente di più, niente di meno.

 

About Bernardo Grilli

Bernardo Grilli
Si laurea in Architettura all’Università Sapienza di Roma. Studia e lavora a Lisbona per tre anni. Dopo una breve parentesi brasiliana approda a Parigi dove attualmente collabora in qualità di architetto per il Renzo Piano Building Workshop.

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