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Paparazzi culture: perché le popstar sono al centro del gossip

Se si vive di intrattenimento è impossibile ignorare il gossip. Nel lavoro che faccio quando non scrivo qui, la lettura dei settimanali leggeri è un passo fondamentale. E, visto che lo sguardo internazionale non fa mai male, anche il refresh sui Buzzfeed, i TMZ e i Perez Hilton di questo mondo. L’Italia fa, come in tanti altri casi, storia a parte: il gossip gravita attorno alla televisione, e soprattutto a chi vorrebbe trovare spazio tra Rai e Mediaset. Il panorama americano è ossessionato dalla musica – l’idea di popstar, d’altronde, è made in USA. Una fissazione che non risponde ai numeri del mercato: cinema e televisione pesano molto di più, ma ben pochi attori sono perseguitati da fotografi ad ogni passo. Invece Justin Bieber, Kanye West, Taylor Swift, Selena Gomez – giusto per citare nomi che ogni giorno sono in un titolo a nove colonne – non possono uscire di casa senza una quindicina di accompagnatori. C’è un motivo.

Abbiamo accettato serenamente che gli attori sono persone (più o meno) normali quando non sono sul set. Negli ultimi vent’anni abbiamo ampiamente compreso la relativa finzione della tv, o meglio la capacità di creare storie anche dove non ci sono, ingigantendo le personalità e i conflitti. E la musica? Siamo abituati a pensare al suono come alla totalità della produzione artistica. Il suono è “prodotto”, tutto quello che c’è attorno è “vero” – il che può anche voler dire irrilevante, come la maggior parte delle verità di questo mondo. Conosciamo l’esistenza di truccatori e costumisti, ma a chi importa dei vestiti di scena? E, quando un cantante parla, è la sua voce autentica che racconta il suo pensiero.

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Ma, come amo ripetere, la musica non è musica. È, anzi, una minima parte di ciò che crea un’icona. La rivoluzione di Twitter non è aver avvicinato le star ai fan, ma aver contribuito a creare un racconto mediatico che non si interrompe mai. È teatro, come lo avrebbe definito il sociologo canadese Erving Goffman, ma privo di un dietro le quinte dove poter abbandonare i personaggi. E quindi – se un personaggio esiste, sovrapposto alla persona, ogni volta che esce di casa – noi, nel senso di pubblico, dimentichiamo l’esistenza della persona. Prima della comunicazione costante lo faceva, per motivi diversi, quel meraviglioso circo che è il wrestling: i buoni e i cattivi del racconto che rimangono buoni e cattivi anche quando scendono dal ring, trattati dai fan come se i personaggi che interpretano fossero reali. Per arrivare anche a casi paradossali, come Bob Orton che per non rompere la finzione neanche davanti alla sua famiglia rimase per mesi a casa con la gamba – sana – ingessata.

Come i wrestler (e giuro che le somiglianze si fermano qui), i cantanti rendono le loro personalità più grandi, più acute, più critiche, partendo ovviamente dalla spontaneità della persona dietro al personaggio. E il pubblico adora questi personaggi, al punto che li ritiene reali in tutto e per tutto. Intendiamoci: sono reali perché esistono, vengono presentati al mondo. Ma sono personaggi. E, in un’industria il cui peso economico è in discussione, sono personaggi che possono parlare senza filtro.

Uno sportivo, in un discorso pubblico, dirà banalità. Kanye West dirà che si candida a presidente, o che un collega merita meno di un altro. Taylor Swift può scrivere contro le grandi aziende tecnologiche, un’attrice anche spontanea come Jennifer Lawrence no. Miley Cyrus può coltivare un personaggio eccessivo basandosi sulla libertà del nudo e della droga – non troverebbe lavoro in televisione se quello fosse il suo mondo, ma da cantante può fare la guest star. La forza del cantante è la libertà creativa e comunicativa, e il modo chiave per sfruttarla è creare un personaggio radicale, in grado di dividere. L’errore più grande? Voler piacere a tutti.

About Filippo Festuccia

Filippo Festuccia
Scrivo di musica da quando ascolto musica. Lavoro tra coumincazione, pubblicità e relazioni internazionali, quindi l'occhio musicale finisce per (provare ad) essere uno sguardo pop a tutto tondo. Aggiungiamoci passioni varie per arte, moda, design e video ed ecco che si può finire a parlare di un album senza quasi parlare di musica.

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