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Giochi di ruolo per galantuomini impegnati: Card Hunter

Sono sempre stato un videogiocatore. Da che ho memoria, ho sempre dedicato corpose fette del mio tempo libero all’immersione in realtà parallele in cui salvare galassie, rincorrere fantasmi, esplorare sotterranei ecc. Negli ultimi tempi però, impegni di varia natura mi hanno concesso sempre più raramente di sedere di fronte all’amato videoterminale in maniera continuativa, precludendomi la possibilità di affrontare avventure virtuali degne di questo nome (vi sfido a trovare stimolante la campagna di The Witcher se spezzettata in sessioni mensili). Se a ciò si aggiunge una rinnovata passione per il gioco face-to-face che, magic a parte, mi ha messo in contatto con il microcosmo delle ludoteche romane (di cui magari scriverò in futuro), è ancora più comprensibile il mio timore di star appendendo il joystick al metaforico chiodo.

Come il Dr. Gregory House quasi pulito che trova l’ultima pasta di Vicodin in giro per casa e ci ricasca, ecco che però di recente mi sono imbattuto in un bel videogioco capace di soddisfare in una sola volta tutte le mie necessità: è divertente, si presta alla sessione singola e non richiede la lettura di wiki enciclopediche. Ecco a voi Card Hunter, o “i vostri venti minuti di nerdata quotidiana”.

Card Hunter è un gioco da tavola virtuale, genere non troppo comune e che di solito prevede l’esclusiva traduzione in righe di codice di prodotti già esistenti nel fantastico mondo del legno e del cartone: si pensi ai mille titoli di scacchismo virtuale o a prodotti come Monopoli, Trivial Pursuit ecc. In questo caso invece parliamo di un gioco nato per essere da “tavolo virtuale”, roba fresca che non avete mai assaggiato.L’idea alla base è quella di fondere due colonne portanti della formazione di noi tipi popolari della scuola: i giochi di ruolo e quelli di carte collezionabili (non mi dite che non incentrate tutte le vostre strategie di rimorchio sui classici intramontabili “Hey, ti sei fatta/o male quando sei caduta/o dal tuo lupo da battaglia?” e “Wow! Sei più bella/o di un Tarmogoyf foil!”).

“Alla pugna!”

Il contesto di gioco è semplice: fratelli di un celebre Game Master locale, lo assillate finchè non accetta di assistervi in una serie di sessioni di Card Hunter, che assume così il duplice ruolo di videogioco per voi esseri fisici e di oggetto delle attenzioni della vostra controparte virtuale (“So meta!”); da qui iniziano le vostre campagne, scandite da continui ganci che collegano i diversi piani narrativi: durante una partita il vostro piano tattico sarà interrotto dall’arrivo del ragazzo delle pizze e amenità simili. Il vostro obiettivo è muovere le pedine raffiguranti gli eroi su un tabellone a griglia che ricorda molto da vicino i più classici piani di gioco di D&D (la radura boscosa, la cripta del necromante, il fortino dei goblin ecc) e sconfiggere i personaggi controllati dal Master.
La biforcazione da quella che potrebbe sembrare una totale trasposizione delle sessioni di combattimento della creazione di Gary Gygax arriva nella modalità con cui interagite con il mondo: bando a sacchetti di dadi, schede personaggio e calcolatrici scientifiche, il vostro unico alleato sono le carte che pescherete di turno in turno. Divise in tre macro-categorie, su di esse si basa l’intera meccanica di gioco: volete accerchiare il nemico? Avete bisogno di una carta movimento. volete scagliare una raffica di mazzate o una palla di fuoco? Carta mischia o carta magia. Insomma, avete afferrato. Le carte che avrete a disposizione dipendono dall’equipaggiamento dei vostri personaggi. Anzichè pompare le statistiche dei vostri pg infatti, in Card Hunter la funzione degli oggetti, che reperite in casse ricompensa a fine missione o pagando il classico commerciante, è quella di inserire nel mazzo del vostro eroe carte sempre più potenti o funzionali al superamento delle campagne. L’interazione tra l’altro non si limita allo scontro bovino tra pedine, anzi da un certo livello in poi saranno utili, se non vitali, strategie più sottili come la modifica tattica del terreno di gioco, l’attacco diretto alle carte dell’avversario o l’uso sui nemici di magie che uniscono effetti positivi e negativi (es: perchè non conferire ad un nemico statico una grande velocità, se in basso sulla carta c’è scritto anche “ogni volta che il personaggio bersagliato gioca una magia perde due vite”?).

Il momento più bello di ogni gdr: quello del bottino

Card Hunter è inoltre affrontabile in tre modalità: una classica campagna single player contro la CPU costantemente aggiornata, un pvp online e una variante della prima in cui le avventure sono ideate da giocatori membri della community e selezionate in base all’originalità dagli sviluppatori, che si occupano poi di realizzarle materialmente. Grazie a quest’ultima, nei giorni scorsi mi sono trovato di fronte a numerose avventure inaspettate: ho affrontato dei pirati nani in uno scontro navale su passerelle, sono stato un cane impaurito in fuga da mostri del gelo e la personificazione di un antivirus impegnato a proteggere un processore dai piani espansionistici di un’armata di malware. Trovo decisamente brillante la decisione della Blue Manchu, che cedendo lo scettro del master ai giocatori più estrosi si assicura un continuo refill di materiale fresco, e permette a noi utenti di rompere di tanto in tanto con la campagna classica per dedicarci ad ambientazioni e strategie innovative. Ovviamente paladini, elfi, boschi e castelli sono un must, ma alla lunga possono risultare monotoni.

Se ciò non fosse sufficiente a convincervi aggiungo che gli sviluppatori, con un palese background da ruolisti grosso come un troll delle montagne, si sono davvero impegnati nel rendere l’impianto visivo il più vicino possibile a quelle che sono le effettive esperienze di una sessione di D&D (sostituite con il vostro titolo preferito) domenicale: dai sacchetti di patatine a bordo tabellone, alle copertine dei moduli che introducono ogni campagna, ogni dettaglio è studiato per ricreare con leggerezza un’atmosfera familiare a molti di noi.

Ultimo fondamentale dettaglio: Card Hunter è disponibile su Steam ed è GRATIS (fuochi d’artificio e inni di Genoa e Sampdoria). Se proprio morite dalla voglia di possedere quello Scudo Del Destino Di Platino Del Re Dei Ghoul potete anche caricare i soldi sulla carta e acquistarlo, dal momento che il titolo adotta un sistema basato su doppia valuta ormai molto diffuso, ma nulla esclude che lo possiate trovare in una cassa al termine della vostra prossima missione. Se c’è infatti un punto su cui la community di Card Hunter concorda è che il titolo non è affatto un pay-to-win: l’esperienza di gioco risulta estremamente godibile anche senza spendere un centesimo. Ho il dubbio che degli squilibri potrebbero sorgere nel pvp ma è una modalità che ho provato ancora troppo poco per formulare un giudizio.

Sperando di avervi fornito un’alternativa attraente allo scroll compulsivo della home di facebook non posso che augurarvi una buona pescata, ci becchiamo alla taverna Testa dell’Orco per una cerveza virtuale.

About Marzio Persiani

Marzio Persiani
Romano, studio informatica. Curiosa intersezione tra cose che mi appassionano e argomenti con cui non si rimorchia.

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