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Cinque lezioni che ho imparato giocando a Magic

Giocando a qualsiasi gioco a cui valga la pena di giocare si imparano più cose di quanto si fosse inizialmente preventivato. Se parliamo di sport possiamo attingere ad un vastissimo repertorio di retorica a riguardo, ma anche il tipo di giochi di cui spesso trattiamo in questa rubrica potrebbe essere sottoposto ad un’operazione simile ed è proprio quello che voglio fare oggi.
Magic è di gran lunga il gioco a cui ho giocato di più, quello a cui ho pensato di più e riguardo al quale mi sono posto più domande, e penso di aver imparato giocando alcune lezioni riciclabili nel mondo esterno. Ecco le più importanti.

1) Non necessariamente la mossa migliore porta al risultato migliore.

Questo primo punto può essere interpretato come una parafrasi del motto zemaniano “Il risultato è casuale, la prestazione no”, e per quanto la sua applicazione al calcio mi lasci ancora qualche dubbio, in situazioni in cui l’informazione è parziale è una massima che guida il mio comportamento. Una buona scelta resta una buona scelta dopo che il treno ci ha investito, e una cattiva scelta resta una cattiva scelta dopo essere inciampati nella pepita d’oro.

2) Quasi sempre il caso peggiore non è poi così terribile.

Avrei potuto formulare questo punto in maniere più ansiogene del tipo “Pensa sempre al caso peggiore”, ma più che un invito alla paranoia vorrei sottolineare come le vie d’uscita, in Magic come in altri campi, si trovano se ci si è pensato prima. Uno dei classici errori d’impostazione del giocatore novellino è quello di andare col pensiero a tutte le fantastiche cose che potrà fare durante la partita invece di prevenirsi da tutte le cattiverie che il suo avversario ha in serbo, o da tutti gli sgambetti della fortuna. Questa mentalità porta poi di converso ad una sensazione di impotenza quando uno di questi scenari negativi si manifesta. Punto fondamentale della maturazione è rendersi conto che la quasi totalità di queste situazioni ha delle scappatoie, e ne saranno apparenti tante più quanto prima avremo pensato all’eventualità.

3) Quando il caso peggiore è in effetti terribile, non vale la pena pensarci.

Quando c’è un vicolo cieco all’orizzonte bisogna sforzarsi di non imboccarlo, e se la cosa non fosse in nostro potere semplicemente incrociare le dita. Cercare la soluzione ad un problema impossibile è uno spreco di tempo, ed è molto più proficuo cercare di pensare alla situazione peggiore alla quale si può contrapporre un piano d’azione. Annotazione importante a questi due punti è che tutti questi casi peggiori si manifestano piuttosto raramente.

4) Non fare cazzate è più importante che fare numeri.

Questo vale un po’ per il fatto che la maggior parte della gente fa cazzate costantemente e che quindi evitare quelle automaticamente ci pone ad un livello superiore, un po’ perché lavorare sugli errori è uno scopo che ci si può prefiggere, mentre l’ispirazione va e viene a suo piacimento.

5) Sfiga e culo si annullano.

Ovviamente all’infuori di Magic questo non è sempre esattamente vero, e ci sono botte di culo e botte di sfiga che possono cambiare la vita di una persona, ma l’approssimazione è valida per una grossa fetta di persone, e la mentalità che ne consegue è salutare per tutti.
Lamentarsi della propria sfortuna senza rendersi conto di quella degli altri è uno degli atteggiamenti più fastidiosi che capita di incontrare tra i tavoli dei game store, e se va censurato innanzitutto per questioni di etichetta e pacifica convivenza, c’è però un principio più alto da estrapolare che può essere fruttuosamente applicato altrove.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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