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Usa 2016 – La rivincita del gentil sesso

Negli Stati Uniti le elezioni presidenziali rappresentano un vero e proprio show, la campagna elettorale, simile ad una tournee di una rockstar, dura mesi e serve per stupire, convincere, far sentire il popolo parte integrante e fondamentale del processo decisionale che porterà una nuova figura a sedere nella stanza ovale. Non c’è dubbio che quindi per essere eletti sia necessario essere carismatici ed accattivanti avere la capacità di crearsi un personaggio ben preciso e vincente,saper toccare i punti giusti nei propri discorsi e mai più che adesso allontanarsi dai quei canoni standard che hanno da sempre contraddistinto il presidente, che fino ad Obama, può riassumersi nel trittico di aggettivi seguente: bianco, ricco ed uomo.
Obama grazie alla sua naturale ” peculiarità” è riuscito a rompere con questa tradizione, inaugurando una nuova stagione del sogno americano, dimostrando davvero che nel paese delle meraviglie tutto è possibile, anche che un uomo nero possa rappresentare gli Usa.Nonostante la sua validità che può essere discutibile o meno, siamo tutti concordi sull’ammettere che la sua vittoria ha ricevuto una cospicua spinta soprattutto per il nuovo modello che è andato a rappresentare; il suo successo è stato mondiale, creando vasta simpatia anche in chi di politica, parlando gergalmente non ci aveva mai capito poi molto.
Le nuove elezioni hanno comunque avuto la capacità di stupirci: tra nomi altisonanti,comeo quello di Jed Bush,e il più demagogico e tradizionale Donald Trump, emorgono prepotentemente nomi femminili,capitanati dalla leonessa Hillary Clinton,che pochi in casa democratica sembrano voler sfidare.

 

Contro la ex first Lady,ex segretario di Stato ed ex senatore dello Stato di New York, i Repubblicani hanno schierato un testosteronico esercito,che sembra non turbare però chi vede in Hillary una vittoria sicura.
Le invettive e i dubbi sulla sua integrità etica, i suoi scheletri nell’armadio,sembrano infatti, utilizzati più che dalla controparte maschile Repubblicana ,da un’avversaria che si batte sul suo suo stesso fronte sessuale: Carly Fiorina,ex amministratrice delegata di Hewlett-Packard, se non una delle donne più influenti nel settore industriale americano,già soprannominata l’anti-hillary. Si parla ormai di duello aperto,in cui la Repubblicana non ritira le sue accuse con cui ha dato incipit alla sua campagna elettorale,ma anzi rincara la dose,cercando di screditare la sua avversaria anche sul fronte personale,criticando il suo carattere spigoloso e riservato,che spesso ha tenuto Hillary lontana dalla stampa.
In ogni caso ci troviamo davanti ad una rivoluzione politica,che deve dare spazio e valore a questa due candidate,non perché surfiste della cosiddetta giornalisticamente “ondata rosa”,ma perché capaci e consapevoli delle loro potenzialità.
Vincere per una “diversità”,sessuale o razziale che sia,sarebbe riduttivo ed andrebbe ad intaccare quel concetto di eguaglianza su cui la Carta Costituzionale degli Stati Uniti è basata.

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