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Balmain per H&M: storia vera di ordinaria pazzia

L’oggetto del desiderio é la giacca con le perle. Quella che nella campagna pubblicitaria indossa Kendall Jenner. Quella che mamma Cindy Crawford ha comprato alla figlia Kaia durante il mega evento per la presentazione della capsule collection a New York. Quella che ognuna delle migliaia di ragazze che attendevano da mesi la collezione Balmain per H&M sperava di portare a casa. Quella che se non sei in coda almeno dall’alba non hai nessuna possibilità di avere.

La giacca di perle di Balmain per H&M indossata da Kendall Jenner
La giacca di perle di Balmain per H&M indossata da Kendall Jenner

Non sono una guerrafondaia. Se penso a litigarsi i vestiti mi viene in mente solo quando lui e lei afferrano lo stesso paio di guanti in Serendipity. Eppure lo spasmodico fervore che assale le appassionate di moda a ogni nuova capsule collection mi affascina sempre. C’é un qualche meccanismo mentale che spinge centinaia di ragazze a passare la notte in fila fuori dai negozi per comprare le collezioni disegnate da qualche grande stilista per uno dei colossi del low cost. I prezzi poi sono certo molto più bassi di un originale haute couture ma altissimi per un capo che alla fine ha sempre l’etichetta (e la qualità) della grande distribuzione. Si possono anche fare degli affari ma, come sempre, bisogna saper scegliere.

Quando la tua mente però é offuscata dalla furia della compratrice compulsiva, c’é poco da ragionare.

“Penserete che io sia pazza, lo so. Per Lanvin e Versace ho dormito in strada tutta la notte. Oggi non esco dal negozio senza la giacca con le perle. Ma ho puntato anche i sandali con le corde e un paio di orecchini gioiello. Poi voglio anche altro, ovviamente”. Ha detto una ragazza accampata dalle 2 del mattino davanti all’ingresso del negozio di H&M al centro commerciale Porta di Roma, uno dei 9 punti vendita selezionati in Italia che per un giorno hanno messo in vendita la capsule collection disegnata da Olivier Rousteing, stilista di Balmain.

C’é un’unica regola: il limite di acquisto. Ognuno, cioè, può comprare al massimo 5 capi della collezione Balmain per H&M (compresi gli accessori) in una sola taglia. Lo scopo é evitare che una persona possa fare razzie per l’amica o la sorella a casa.

Questo ovviamente non vale per la prova. Se tra gli stand é lotta aperta, in coda per i camerini é guerra di logoramento. Si prende qualunque cosa, indipendentemente dalla taglia o dal modello. Ho visto ragazze minute provare taglie 46 e signore distinte attaccate compulsivamente a vestiti di paillettes fucsia che sanno non indosseranno mai. “E che faccio? Mica lo posso lasciare la!”. Tanto meno lasciarlo a qualcun’altra.

Nonostante questo, in fila partono le contrattazioni: “Scusami ma la maglietta che hai preso tu che taglia é? Se la lasci me la dai? Promesso però!” Basta infatti un momento di distrazione perché i capi che qualcuna decide di non comprare vengano presi dai commessi che li rimettono sugli scaffali dove sono appostate come cavallette le ragazze. Per le ritardatarie infatti prendere i pezzi lasciati da qualcuno all’ultimo minuto, magari anche in cassa, é l’unica soluzione. L’ideale é agire in coppia: mamma e figlia o tra amiche.

Alcune sono corrette, ti lasciano il vestito e magari ti augurano anche buona fortuna, altre pur di non cedere nulla passano nel camerino ore e ore, sperando di dissuadere l’elemosinante.

Questo é quello che é successo a me: essendo arrivata alle 14, ero entrata da H&M senza alcuna pretesa o speranza. Ormai era finito quasi tutto. Come in una gabbia di leoni, le commesse avevano tirato fuori borsellini e pochette da dare in pasto alle belve nel timore che altrimenti gli si sarebbero attaccate alla giugulare. Intercetto un’ondata di vestiti riportati dai camerini. Molte taglie grandi, nessun vestito, cappotti neanche a sognarli, qualche pantalone. Uno in camoscio verde scuro, più di 300 euro, francamente eccessivo considerando che sono sempre pantaloni di H&M. Riesco a prendere dei jeans a righe verticali bianchi e neri. Taglia 38, una rarità considerando che é la più gettonata tra le giapponesi, che in fatto di vendite “mors tua vita mea” sono quasi imbattibili (ho sentito dire a una ragazza asiatica che usciva fiera con 4 enormi buste: “Ma fino a qui dovevi venire a fare shopping?!”).

Allungo una mano verso una camicia nera in simil seta con i bottoni simil d’oro. Una signora 50enne é più lesta di me. La prende, ne ha già in mano una uguale ma “vuole provare tutte e due le taglie”. L’effetto é lo stesso di quando quello prima di te in fila in pizzeria chiede tre quarti di teglia di margherita, tu speri in quell’ultimo pezzo ma alla fine dice: “Anzi, me la dia tutta!”. Ingordo.

Le chiedo se può cedermi quella che non prenderà, aspetto che faccia la fila per i camerini (20 minuti), la prova (15 minuti), alla fine esce. Mi dice: “guarda calza un po’ strano” e mi cede la taglia che sicuramente mi sarebbe stata grande. Si allontana e appena girato l’angolo lascia pure l’altra, nascondendola tra altri abiti. Io i miei jeans a righe Balmain per H&M li ho portati a casa.

Si potrebbe dire “ho visto cose che non potete immaginare”, ma basterà aspettare il prossimo anno, quando sugli scaffali del gigante del low cost apparirà la prossima etichetta couture, magari disegnata da Riccardo Tisci di Givenchy o Hedi Slimane di Saint Laurent.

..E se pensate che la foga delle ragazze di Roma, Milano o Bologna sia assurda, guardate cosa é successo a Parigi. Basta una giacca Balmain per H&M per far perdere qualsiasi dignità alle chicchissime parigine..

 

 

 

About Maria Teresa Squillaci

Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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