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Il vino, la Bellucci e Fallout3: come invecchiare con stile

Anticipato da un’hype senza precedenti, e protagonista di un lancio dal successo inusitato, Fallout4 si è già imposto come titolo dell’autunno e sarà probabilmente ricordato come uno dei pilastri del 2015 videoludico. Se però speravate che per una volta ci uniformassimo, sfornandovi subito una recensione fresca fresca del nuovo prodotto di casa Bethesda, ho cattive notizie per voi. Hipster come sempre, mi arriccio i baffi, mi sistemo i risvoltini e mi appresto a donarvi la magica lista dei motivi per continuare a giocare a Fallout3 nel 2015, a sette anni dalla sua uscita.

Nel caso non ne aveste mai sentito parlare, vi basti sapere che si tratta del terzo capitolo della saga Fallout, serie di titoli a tema post-nucleare ambientati in un futuro parallelo, in cui il precipitare dei rapporti tra USA, Cina e Russia negli anni ‘50 ha portato ad uno scontro atomico che in poche ore ha cancellato la società occidentale. Pochi fortunati si sono potuti rifugiare nei Vault, città-bunker destinate alla protezione dell’umanità, e sigillati lì dentro hanno vissuto per circa 300 anni. Nel 2277 il vostro eroe, fino a quel giorno pacifico abitante del Vault 101, si ritrova in fuga in seguito alla sparizione del padre, accusato di loschi traffici. Abbandonati gli agi sotterranei, vi toccherà affrontare per la prima volta una Washington trasformata in deserto mortale, la Capital Wasteland, sulle orme del genitore fuggitivo.

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“Nella Capital Wasteland mi recai, a te pensai..”

 

E’ un gioco difficile

In un’epoca in cui la golden age delle madonne tirate giù dal cielo a pacchi da sei ad ogni livello di ogni titolo sembra ormai solo un ricordo, e i meme che paragonano i duri gamer del passatto ai deboli CoDari di oggi si sprecano, Fallout3 sembra pensato per far scendere una lacrima ai nostalgici e più di una al buon Gesù (che piange quando bestemmiate). Ora, senz’altro chi scrive non si considera un pro, ma posso garantirvi che anche a difficoltà normale le occasioni in cui vedrete il vostro pg fallire miseramente si sprecheranno. Fatta eccezione per poche specie insignificanti, quasi ogni nemico vi darà del filo da torcere. Che si tratti di granchi antropomorfi, coloni inviperiti o semplici supermutanti, state certi che non accetteranno un destino da “carne da farming” senza combattere strenuamente. Anche nei casi in cui doveste uscire indenni da un confronto, spesso il prezzo da pagare sarà un sanguinoso dispendio di munizioni e medicamenti. Se quindi decidete di attraversare le Wasteland non aspettatevi di farlo con la pipa in bocca.

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Auguri.

 

La trama non è un pretesto per il pewpew

Nonostante il gameplay possa ingannare i neofiti, Fallout3 non nasce come uno sparatutto. Spingendo un po’ sul pedale dell’iperbole, potrei dirvi che le sessioni di mezzogiorno di fuoco sono quasi ciò che mi diverte di meno. A partire dai continui riferimenti agli antefatti temporali, fino a giungere ai dettagli su trama e mondo di gioco rinvenibili un po’ in ogni angolo, tutto contribuisce a porvi nel mezzo di un affresco cupo e complesso, che nulla ha da invidiare a diversi prodotti cinematografici degli ultimi anni, e che forse non sfigurerebbe nemmeno se tradotto in romanzo. Allo stato attuale posso dirvi che, non avendo ancora concluso la main quest, non riesco proprio ad immaginare dove possano andare a parare le avventure del mio personaggio, e ciò non è dovuto alla mancanza di spunti narrativi, quanto piuttosto alla loro ricchezza: ritroverò mio padre? Entrerò in contatto con l’Enclave? In caso affermativo, sarà mio avversario o alleato? Tutto ciò per dirvi quanto l’esperienza di gioco sia immersiva, e vada ben oltre il semplice svuotare dungeon a raffiche di mitra. A ciò aggiungo l’infinità di wiki, manuali e guide strategiche dedicate al titolo, elementi che contibuiscono ad espandere l’esperienza di gioco oltre i confini della partita stessa, un elemento che personalmente mi ha sempre affascinato.

 

E’ un gdr e lo dimostra

Come anticipato al punto precedente, Fallout3 conserva la sua essenza di gioco di ruolo. Al di là delle possibilità offerte dal free roaming e dalla presenza di numerose quest secondarie, caratteristiche ormai adottate anche da titoli action e molto più scriptati, si pensi ai vari Arkham o agli ultimi Far Cry, l’essenza gdr del titolo emerge grazie all’importanza riservata alle scelte del giocatore. Come nei cugini basati su carta e penna, avrete la netta sensazione che le vostre decisioni influenzino pesantemente gli eventi di gioco. Non solo tramite le azioni che deciderete di compiere (per quanto vi accorgerete facilmente di quanto un karma sbilanciato influenzerà le vostre sorti), ma anche a livello di modellazione del vostro pg. Vi siete costruiti un percorso da bruti dal grilletto facile? Questo sarà accaduto a discapito di altri aspetti della vostra personalità, quindi scordatevi pure di hackerare un sistema di sicurezza, sarete molto probabilmente costretti a farvi valere a suon di proiettili. Parimenti, avete scelto la via della scaltra faina, dunque il gioco vi schiuderà numerosi segreti tramite interrogatori, appostamenti e furti con scasso, ma poi non mettetevi a piangere quando anche le talpe radioattive saranno in grado di massacrarvi in campo aperto. Anche l’interazione con gli npc risentirà pesantemente delle vostre peculiarità, per dirne una di recente sono riuscito a risolvere con la diplomazia, dovuta al carisma e all’intelligenza del mio eroe, una faida tra fazioni che, se affrontata con la violenza, mi avrebbe visto senz’altro soccombere in un battito di ciglia.

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Scegliete con attenzione le vostre abilità, decideranno chi siete

Chiaramente la perfezione non è di questo mondo, e anche in questo caso una serie di difetti, più o meno gravi, vanno evidenziati. A partire dall’IA che controlla gli npc, troppo arrendevole e permissiva in alcuni casi (mi è capitato spesso che nemici umani si facessero prendere dal panico e smettessero di attaccarmi rannicchiandosi a terra) e troppo giustizialista in altri (l’ormai celebre legge per cui il furto di una forchetta è punito con la fucilazione istantanea), per arrivare a scelte di doppiaggio spesso improbabili e momenti in cui la sospensione dell’incredulità è messa a dura prova, quando ad esempio potrete girare con un numero arbitrariamente grande di missili anticarro nello zaino, ma un pacchetto di sigarette di troppo vi sovraccaricherà, le occasioni in cui alzare gli occhi al cielo saranno numerose. Ciononostante sono tutte macchie che, vista l’enormità del titolo e i già sette anni sulle sue spalle, mi sento di perdonare ampiamente. Se siete in vena di drammi postatomici e non avete ancora gli 8 gb di ram richiesti da Fallout4, o anche se vi va un po’ di revival, Fallout3 continua a rappresentare un’alternativa più che valida alla vita sociale.

About Marzio Persiani

Marzio Persiani
Romano, studio informatica. Curiosa intersezione tra cose che mi appassionano e argomenti con cui non si rimorchia.

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