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Piccoli topini crescono: Xubuntu 15.10

Il ciclo di release dei sistemi operativi della famiglia Ubuntu è ormai molto regolare, e prevede due versioni all’anno nei mesi di aprile ed ottobre, riflesse nella numerazione che è sempre X.04 e X.10.
Le uscite autunnali sono solitamente quelle di rifinitura, in cui si perfezionano gli spunti di quelle primaverili che in media portano il carico più sostanziale di nuove features.
È stata però proprio l’ultima versione .10 di Xubuntu, il fratellino piccolo della famiglia, che mi ha conquistato al punto da portarmi ad installarlo come unico sistema operativo sul computer che uso quotidianamente a casa, ed è quindi di questa distribuzione relativamente poco ambiziosa di cui vi voglio parlare questa settimana.

Una buona parte del motivo per cui Xubuntu ha fatto grossi passi avanti nell’ultimo periodo è la release, vecchia ormai di qualche mese, di Xfce 4.12, il desktop environment che gli dona la sua iniziale. Leggero, minimale, ma molto personalizzabile, Xfce racchiude in sè una grossa fetta dei motivi che rendono il mondo di Linux così interessante e l’esperienza del suo utilizzo così soddisfacente. Il design dell’interfaccia è parco, spartano addirittura, e si focalizza sulla chiarezza e la facilità d’uso, come dimostra per esempio Thunar, il file manager di default che ha recentemente incluso funzionalità come la creazione di tabs portandolo al passo coi tempi pur conservando lo spirito senza fronzoli che è un po’ la vocazione di Xubuntu.

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A questa vocazione, che per molto tempo ha relegato Xubuntu e molte distribuzioni Xfce ad un ruolo di nicchia rispetto ad ambienti come KDE, Gnome Shell e lo stesso Unity, le ultime release hanno però abbinato una volontà di fornire un’esperienza desktop più completa e moderna, che possa coniugare il bisogno di semplicità degli utenti più casuali con le necessità dei power users.
La selezione delle applicazioni di default è per esempio enormemente migliorata dalla presenza dell’ultima versione di LibreOffice, peraltro impreziosita da una skin che la rende più omogenea al tema grafico del sistema, e pur permanendo alcune lacune (inspiegabile l’assenza di VLC) i passi fatti nella direzione di un’esperienza stock che non ha nulla da invidiare a distribuzioni molto più pubblicizzate.
Il risultato è un mix che grazie anche al perfezionamento di qualche sgraziatezza estetica è in grado di rappresentare un’ottima prima esperienza per il linuxaro neofita, pur fornendo ampio margine di manovra agli smanettoni un po’ più stagionati.

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In un momento storico in cui i sistemi operativi mainstream puntano sempre più su features avveniristiche, come i comandi vocali, e una sempre maggiore integrazione con i servizi della rete, un prodotto come Xubuntu può sembrare di retroguardia, ma, anche tralasciando i dubbi che si potrebbero sollevare sull’eticità di certe operazioni, penso che i margini di miglioramento degli elementi più basilari nell’esperienza di utilizzo di un sistema operativo saranno sempre abbastanza ampi che si potrà sempre ottenere qualcosa di buono nell’occuparsi principalmente di quelli. Il fuoco di Xubuntu si trova senz’altro su queste caratteristiche, e l’attenzione è alta anche per gli standard linuxari decisamente più “casti” in questo rispetto a quelli dei colossi della Silicon Valley che spesso pensano prima al marketing che all’effettiva esperienza d’uso quando selezionano gli elementi da includere nei propri sistemi operativi.
Se queste linee guida corrispondono alle vostre priorità nell’utilizzo del computer fareste bene a dare una chance a Linux in generale e a Xubuntu in particolare.

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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