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The Lobster di Yorgos Lanthimos

Yorgos Lanthimos era/è un regista greco di belle speranze (tralasciamo per un attimo il fatto che abbia in realtà più di quarant’anni) che si era imposto all’attenzione del pubblico cinefilo internazionale nel 2009 col suo agghiacciante Dogtooth, un film che non senza motivo ha lasciato una duratura impressione sulle persone che hanno avuto la fortuna di vederlo, incluso il sottoscritto.
Il suo ritorno nel 2011 con Alps era stato decisamente meno convincente: francamente non ho nemmeno la più vaga rimembranza di cosa trattasse, e l’unica impressione che conservo è quella di un film che si sforza di rievocare sentimenti di angoscia simili a quelli che il suo predecessore suscitava con grande forza, fallendo miseramente.

The Lobster è il suo primo film in lingua inglese e presenta un cast di stelle che non avrebbe nulla da invidiare a molte megaproduzioni hollywoodiane, ma in quanto a tratti stilistici resta piuttosto fedele alle coordinate su cui il regista si è mosso in passato.
La trama ci porta in un mondo distopico in cui essere single è illegale, o meglio, comporta l’internazione in un comprensorio dove si ha un numero fissato di giorni per trovare un’anima gemella. Scaduto il termine si viene trasformati in un animale a discrezione della persona, e il film prende il titolo dalla bestia prescelta dal protagonista, interpretato da Colin Farrell.
Le varie assurdità che caratterizzano il sito di detenzione e il mondo esterno sono esplicate in maniera molto dettagliata e a fini principalmente comici: The Lobster è un film esilarante in più di un punto, e sicuramente non per caso, ma si incammina troppo in profondità su quel sentiero per poter riuscire ad essere efficace sotto altri punti di vista quando vorrebbe. Non che ci sia mai una svolta genuinamente drammatica, ma che la pellicola punti a lasciare lo spettatore scosso mi sembra fuor di dubbio, e il fallimento sotto quel punto di vista è piuttosto miserabile.

Da una parte la minuzia con cui certi aspetti del mondo e del carattere dei personaggi vengono descritti finisce col risultare di un posticcio quasi wesandersoniano che svuota il film di qualsiasi forza d’impatto anche nelle scene più crude, dall’altra la semplice frequenza dei momenti di ilarità è tale che lo sviluppo di un’atmosfera di altro tipo viene ripetutamente soffocato sul nascere.
La beffa finale arriva con l’ultima scena in cui si lascia intendere che Farrell si stia per cavare gli occhi per meglio intendersi con la sua neo-cieca fiamma Rachel Weisz, ma il regista si tira indietro con una mossa che immagino dovrebbe risultare poetica, ma che mi ha evocato solo un gigantesco “coccodè”.

Nel complesso The Lobster è un film non senza le sue attrattive (ribadisco, fa ridere come un cinepanettone dei tempi d’oro), ma su cui evidentemente il regista mantiene un controllo molto lasco, e che in nessun modo aiuta a far progredire lo status di Lanthimos nel panorama cinematografico.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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