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Tre uomini e un braccio

Di solito la storia la fanno i vincitori e non certo gli sconfitti. E anche nell’architettura spesso si ricorda più facilmente ciò che esiste rispetto ciò che, alla fine, non è stato realizzato. Tuttavia ci sono storie che alle volte vale la pena provare a raccontare. Per la serie di Polilinea Unbuilt projects, ecco a voi la vicenda del Terzo braccio del colonnato di San Pietro.

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Roma, Piazza San Pietro, incisione G. B. Falda (1674)

In verità, la vicenda della piazza antistante la Basilica del Principe degli Apostoli comincia molto tempo prima, più precisamente ai tempi dell’architetto Carlo Maderno. Già allora infatti si parlava di come organizzare gli spazi di fronte la basilica anche perché, in origine, la fabbrica costantiniana aveva un quadriportico. Il Papa, Paolo V Borghese, però era più interessato a finire la costruzione della chiesa, che ormai si protraeva da almeno un secolo, e lasciò tale questione ai posteri. Siamo alle porte del Barocco. Di lì a pochi anni Bernini intraprende le sue grandi opere e, su interesse di Papa Urbano VIII Barberini, elabora anche un progetto di facciata per San Pietro che purtroppo, per inconsistenza del terreno, non potrà essere portato a termine, lasciando quelle due ali laterali che ancora oggi rendono il prospetto della chiesa leggermente chiatto. Situazione quindi gravosa, a cui era necessario quanto prima porre rimedio. Bernini, in disgrazia, prova dunque a recuperare e, sotto la protezione del  nuovo papa Alessandro VII Chigi, comincia a pensare ad una immensa piazza che consenta di osservare quanto più distantemente possibile la nuova Basilica dell’Apostolo Pietro. In questo modo, infatti, si sarebbe tornati a percepire la dimensione centrale della sacra fabbrica e non più soltanto l’impianto a croce latina, imposto da Paolo V e drammaticamente reso evidente dai mancati campanili. D’altronde lo stesso Maderno, rispettoso del pensiero di Michelangelo e Bramante, aveva a lungo meditato sulla questione della percezione esterna del complesso, cogliendo la sottile intuizione di lasciar intravedere gli estremi laterali della stessa chiesa, escamotage che avrebbe consentito una riconoscere per intero la basilica lasciando nell’immaginario collettivo un’idea di centralità, cavallo di battaglia della riflessione rinascimentale.

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Progetto definitivo per piazza San Pietro con il terzo braccio. Incisione.

Bernini, maestro indiscusso dell’inganno, comprende questa idea di fondo, e la lega ad un concetto di teatralità. Il termine “teatro” però, va inteso in questo caso, non tanto nel sentimento di spettacolarizzazione, quanto piuttosto nell’ottica del significato proprio della parola, ovvero vedere. Teatro diventa quindi ciò che si vede, ovvero un “progettare in funzione dell’osservatore”. Da questo concetto cardine prende le mosse l’intera operazione di Piazza San Pietro: via di Borgo Nuovo, oggi non più esistente, dalla quale si vedeva soltanto l’accesso ai palazzi pontifici e in alcun modo la piazza; il colonnato; il terzo braccio. Infatti, un altro concetto cardine nella poetica berniniana del teatro può essere individuato nella previsione di un ambiente che funga da preambolo, da spazio anticipatore lo spettacolo vero e proprio che metta lo spettatore nelle condizioni di percepire appieno la composizione. L’osservatore diventa dunque il protagonista dell’opera stessa. Così accadeva, seppure secondo dimensioni molto ridotte, nella chiesa di Sant’Andrea al Quirinale e così sarebbe dovuto accadere anche a San Pietro. Per questo la questione del terzo braccio risultava particolarmente delicata. Impostarlo seguendo la curva delineata dagli altri due bracci? Arretrarlo? Di quanto? Certo, il sistema in questo modo configurato, a tre piazze, avrebbe permesso una percezione sufficiente della cupola così da ovviare al prospetto troppo sviluppato in orizzontale, basso e largo.

Tuttavia la Congregazione, pur decidendo l’abbattimento dell’ultimo isolato di Borgo Nuovo, rimandò al futuro ogni spesa edilizia. E, poco dopo, con la morte di Alessandro VII sembrò tramontare ogni eventualità di queste aggiunte.

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C. Fontana, Progetto per piazza San Pietro. disegno.

Passano pochi anni ed ecco che si ripresenta la questione del terzo Braccio. Stavolta l’autore della proposta non è
Bernini, ormai deceduto, ma il suo allievo più dotato, ovvero Carlo Fontana. La sua ipotesi, in vero forse un po’ troppo rigida, prevedeva un ribaltamento in toto, secondo un’operazione meccanica, della prima della tre piazze immaginate dal Maestro. In questa maniera, il colonnato sarebbe stato compreso entro due piazze trapezoidali. Nuovamente l’idea era quella di dare quanto più fiato possibile alla cupola, perno del complesso petrino e fiore all’occhiello dell’intera basilica. Tutto rimarrà sulla carta. Infatti, se da una parte Fontana sembra non comprendere a pieno il ragionamento berniniano, dall’altra la mancanza di fondi e le difficoltà economiche in cui versava lo Stato Pontificio imporranno un ridimensionamento delle spese, lasciando quest’opera insoluta.

Solo in tempi moderni, il concordato stipulato fra il Vaticano e lo stato italiano, hanno portato alla realizzazione dell’attuale via della Conciliazione che, se da una parte distrugge irrimediabilmente il gioco d’inganni immaginato da Bernini e sviluppato da Fontana, dall’altra garantisce una piena e perfetta percezione della basilica petrina, così come forse avrebbero voluto che si vedesse Bramante e Michelangelo.

About Iacopo Benincampi

Iacopo Benincampi
Sono un architetto e ancora per un po' dottorando in storia dell'architettura. Attualmente, aiuto a coordinare Polinice, collaboro con l'Open House di Roma e coopero con lo studio Warehouse of Architecture and Research. Qui rifletto su qualche questione ed esprimo un'opinione, senza pretese.

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