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COP21: l’impasse sul clima spiegato da John Nash

Il tema centrale della Conferenza di Parigi (COP21), già portato in auge dalla Lettera enciclica di Francesco, è all’ordine del giorno di molti degli appuntamenti internazionali più rumorosi degli ultimi anni, eppure la svolta attesa e spesso invocata non avviene, né compaiono segnali che lascino presagire scenari diversi nel prossimo futuro.

Perché permane lo status quo? Se le ricerche scientifiche dimostrano la maggiore efficienza, dovuta alla riduzione di esternalità negative, di una produzione meno inquinante a livello globale, il discorso assume un carattere non esclusivamente etico, ma anche economico e la domanda si rivela pertanto meno banale di quanto appaia.

Una svolta in direzione ecologica sembra convenire a tutti, ma i singoli Paesi si comportano come se non convenisse a nessuno. Proviamo a risolvere il paradosso insieme a colui che della matematica dei paradossi fece una teoria: John Nash, premio Nobel per l’economia con la sua Teoria dei Giochi, l’analisi formale del pensiero strategico.

Ipotesi:

  • Due Paesi: A e B
  • Politiche ecosostenibili: V (verdi)
  • Politiche non ecosostenibili: N (nere)

Scegliere V implica:

  1. BONUS di natura ambientale e conseguente miglioramento della qualità della vita nel Paese in considerazione e in parte in tutti gli altri Paesi
  2. BONUS di natura economica nel lungo periodo per la riduzione di spese in sanità e la diminuzione di catastrofi naturali
  3. MALUS di natura commerciale nel breve periodo per l’aumento dei costi e la conseguente minore competitività

Scegliere N implica:

  1. MALUS di natura ambientale e conseguente peggioramento della qualità della vita nel Paese in considerazione e in parte in tutti gli altri Paesi
  2. MALUS di natura economica nel lungo periodo per l’aumento di spese in sanità e la crescita di catastrofi naturali
  3. BONUS di natura commerciale nel breve periodo per la riduzione dei costi e la conseguente maggiore competitività

I caso. Se A scegliesse N e B scegliesse V:

  1. BONUS e MALUS di natura ambientale avrebbero effetti incrociati sulla qualità della vita di A e di B
  2. Nel lungo periodo A otterrebbe un MALUS economico e B un BONUS, dovuti a spese per sanità e catastrofi naturali
  3. Nel breve periodo A otterrebbe un BONUS commerciale e B un MALUS, dovuti alla maggiore competitività di A rispetto a B

(I caso-bis. Se A scegliesse V e B scegliesse N: risultati speculari al caso precedente)

II caso. Se A e B scegliessero N:

  1. Doppio MALUS di natura ambientale sulla qualità della vita di A e di B
  2. Nel lungo periodo sia A che B otterrebbero un MALUS di natura economica dovuto a spese per sanità e catastrofi naturali
  3. Né A né B otterrebbero un BONUS di natura commerciale legato alla competitività, perché la stessa riduzione dei costi avverrebbe in entrambi i Paesi

III caso. Se A e B scelgono V:

  1. Doppio BONUS di natura ambientale sulla qualità della vita di A e di B
  2. Nel lungo periodo sia A che B ottengono un BONUS di natura economica dovuto a spese per sanità e catastrofi naturali
  3. Né A né B ottengono un MALUS di natura commerciale legato alla competitività, perché lo stesso aumento dei costi avviene in entrambi i Paesi

Il primo caso (N-V) e il primo caso-bis (V-N) non esauriscono i miglioramenti possibili, poiché sul piano ambientale e sul piano economico di lungo periodo un solo Paese ottiene i vantaggi; inoltre nella prospettiva globale il BONUS commerciale di A e il MALUS di B si compensano.

Il secondo caso (N-N) è globalmente il meno conveniente, poiché in entrambi in Paesi vi sono effetti negativi sulla qualità della vita, sulla spesa per sanità e sull’aumento di catastrofi naturali, senza alcun vantaggio commerciale.

Il terzo caso (V-V) è il caso globalmente più conveniente, poiché non vi sono svantaggi commerciali a fronte di vantaggi nella qualità della vita, nella diminuzione di catastrofi naturali e nella riduzione di spese per sanità.

Poiché su un piano ambientale ed economico di lungo periodo per ogni Paese sono convenienti le politiche ecosostenibili, per comprendere dove sia l’ostacolo assumiamo l’ipotesi che i politici diano importanza esclusiva al breve periodo. Restringiamo l’analisi al punto di vista commerciale.

Ipotizziamo che la riduzione dei costi generata da politiche non ecosostenibili comporti un BONUS commerciale pari a 1 e specularmente il suo aumento generi un MALUS pari a -1.

1

Qui emerge l’intuizione sottesa alla teoria: nonostante il II e III caso siano su un piano commerciale equivalenti e i vantaggi economici e ambientali imporrebbero la scelta del III caso, la scelta individuale di ogni Paese porta il sistema a raggiungere l’equilibrio nel II caso, il meno conveniente.

Nel Paese A viene condotta questa valutazione: se il Paese B scegliesse N, si avrebbero guadagni nulli scegliendo N e perdite scegliendo V; se il Paese B scegliesse V, si avrebbero guadagni positivi scegliendo N e guadagni nulli scegliendo V; in ogni caso è quindi preferibile scegliere N.

Nel Paese B viene condotta la stessa valutazione e la preferenza è per le politiche non ecosostenibili.

Si dice equilibrio la situazione in cui nessun giocatore ha interesse a mutare la propria posizione. L’equilibrio di Nash è raggiunto nel II caso, poiché in tale situazione entrambi i Paesi avrebbero un MALUS se fossero i primi a cambiare le politiche verso una maggiore sostenibilità ambientale.

Non vi è convenienza dunque a passare dal II al I caso o al I caso-bis. L’interesse globale ad uno sviluppo ecosostenibile può essere raggiunto solo attraverso istituzioni internazionali che garantiscano il passaggio coordinato di A e B dal II al III caso, con guadagni invariati (0,0).

Tuttavia nel III caso ogni Paese avrebbe convenienza commerciale a passare da V ad N, comportando svantaggi al Paese che prosegue politiche ecosostenibili. Per evitare concorrenze sleali, le sanzioni concordate in violazione degli accordi internazionali devono quindi essere superiori ai vantaggi della rinuncia a politiche ambientali, nel nostro caso superiori a 1.

Ipotizziamo una sanzione pari a 2 per il Paese che conduce politiche non ecosostenibili.

2

Indipendentemente dalla scelta dell’altro, ogni Paese ha ora convenienza a scegliere le politiche ecosostenibili: la nuova regolamentazione permette al sistema di raggiungere l’equilibrio nel III caso.

Secondo il modello, in assenza di cooperazione e di sanzioni adeguate, le riforme nazionali in ambito ambientale si rivelano fallimentari per chi le attua e non possono portare a vantaggi duraturi. Per dirla con Nash, solo attraverso nuove regole del gioco, che garantiscano sanzioni proporzionate e rendano cooperativo il modello, le scelte individuali possono raggiungere il risultato globalmente ottimo, rappresentato dai vantaggi sociali ed economici sopra descritti.

About Bernardo Mottironi

Bernardo Mottironi
Studio Discipline economiche e sociali in Bocconi. Per Polinice mi occupo di economia e affari internazionali.

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