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La rinascita di un classico: ADOM (Ancient Domains of Mystery)

Dentro la nicchia della nicchia dei giochi di ruolo duri e puri vi è il genere dei roguelike. Per quanto ci siano divisioni nella comunità riguardo la sua definizione, vi sono alcuni elementi in comune: primo, generazione casuale di tutte o parte delle mappe e degli oggetti, secondo la morte è permanente senza possibilità di ricaricare e terzo, un’elevata difficoltà e aleatorietà delle cause di morte.

Quasi tutti i rappresentati del genere sono frutto di piccoli sviluppatori indie o di progetti opensource amatoriali. Ma ancient domains of mysteryin mezzo a questo mare di comete, vi è una stella del genere che brilla anche a distanza di 21 anni. Stiamo parlando di Ancient Domains of Mystery, abbreviato ADOM. Roguelike sviluppato dal tedesco Thomas Biskup nel 1994, è la pietra di paragone del genere e un classico del mondo dei videogame con più di vent’anni di sviluppo e ottimizzazione alle spalle. Tant’è che lo stesso creatore di Minecraft  Markus Persson, in arte Notch, ne ha tratto ispirazione per la sua creatura. Ha inoltre donato un’ingente quantità di denaro durante la campagna crowdfunding su IndieGoGo del 2012, per un remake del gioco con grafica rinnovata e funzionalità online. Ed è proprio ADOM l’oggetto della recensione, recentemente aggiornato e rilasciato su Steam a 14,99€.

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Il crowdfunding di qualche anno fa ha permesso a Biskup di dedicarsi a tempo pieno alla sua creatura e di “risistemarla” per renderla appetibile ai giocatori di oggi. Oltre a una grafica più user-friendly e cartoonesca, medaglie Steam e classifica pubblica dei giocatori, il creatore ha cercato di rendere il più morbida possibile la curva di ancient domains of mysteryapprendimento iniziale per i neofiti: introducendo per esempo una modalità Tutorial o altri tipi di partita più abbordabili rispetto al formato classico. Come la modalità Custom, per diminuire o aumentare la difficoltà o la Story mode per salvare e ricaricare come in un qualunque videogioco. Oltre alla modalità Exploration per affrontare l’avventura con tutti gli oggetti che vogliamo o la più divertente (a parere di chi scrive) Crowd mode; la quale consiste nel giocare nello stesso mondo creato casualmente con uno o più amici. Insomma, lodevole il fatto di aver preso un classico del genere e di averlo svecchiato con le opzioni tipiche dei titoli moderni con multiplayer, grafica accattivante, ecc.

ancient domains of mysteryCome in ogni buon gioco di genere epic-fantasy, il nostro eroe, dopo una creazione che ne definisce segno astrale, background, razza, classe e abilità, verrà catapultato nel mondo di Ancardia. Precisamente sulla Catena del Drakalor (Drakalor Chain), dove nostro scopo sarà trovare la fonte del caos che sta invadendo queste terre esplorando passo passo dungeon sotterranei, città e terre selvagge. Il motivo per giocarlo non è chiaramente la trama fin troppo classica, bensì un mondo esteso, complesso e che premia coloro che si arrischiano nell’esplorazione. Ma ADOM si distingue proprio per il livello d’interazione fuori dal comune e che non si è mai visto in nessun altro videogioco, che si avvicina quasi alla libertà d’azione vera e propria, non semplicemente apparente, attraverso un mondo ampio ma statico nelle sue dinamiche.

Il nostro eroe può interagire in maniera multiforme con l’ambiente circostante: rompere i muri o scavare gallerie, forgiare armi, realizzare frecce, picconare minerali, mangiare i cadaveri dei nemici, pregare presso gli altari, tanto per elencare una piccola parte delle azioni possibili (che includono anche pulirsi le orecchie). Le quali possono combinarsi fra loro in maniera inaspettata. Aggiungendo una mappa del mondo esplorabile senza limitazioni (anche se sconsigliato fin da subito per evitare morti premature), dungeon generati ogni volta in maniera assolutamente casuale (tra cui uno dotato di infiniti livelli), missioni secondarie variegate e moltissime razze e classi (ben cinque stirpi di elfi!), la longevità va alle stelle. Così ADOM diventa un roguelike da giocare non solo per i prossimi mesi, ma per i prossimi anni, senza stancarsi e scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo.

Unico difetto forse è che seppur rinnovato, il gioco rimane molto classico nella sua impostazione e un po’ ostico. Niente a che vedere con ciò che siamo abituati a vedere oggi con Fallout 4 e The Witcher 3, né con titoli considerati comunque hardcore come Dark Souls o Bloodborne. Bisogna davvero studiare il giusto personaggio da utilizzare e comprendere le regole alla base del gioco, basate su statistiche e tiri di dadi d4, d6, d8, d10 ecc. come nei GdR cartacei (con una complessità simile alle controparti da tavolino). Ogni classe dopotutto ha il suo approccio che muta anche rispetto alla razza di partenza, e richiede inoltre una sana sperimentazione per tentativi, che alla lunga può frustrare: non è raro imparare che particolari incantesimi – come il Fulmine o la Palla di Fuoco – possono tornare indietro e uccidere il personaggio all’improvviso se rimbalza sulle mura dei labirinti. Oppure che mangiare certi tipi di cibo ha spiacevoli effetti collaterali.

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Per tirare le fila di questa breve recensione, ADOM aveva effettivamente bisogno di una bella rinfrescata per essere apprezzato nuovamente da una nuova generazione di giocatori, con gusti e caratteristiche diverse dagli anni ‘90, anche se è sempre possibile per i fan più agguerriti disattivare la grafica nel menù delle opzioni e giocarlo così in maniera tradizionale con i simboli ASCII. Nonostante ciò, deve essere chiaro che Ancient Domains of Mystery rimane comunque un titolo molto difficile: l’autore l’ha reso più accessibile al grande pubblico, non più facile. Rimane comunque un roguelike vecchio stile e soprattutto molto cattivo. Ma se avrete tempo e voglia di spenderci qualche ora, vi saprà ripagare ampiamente.

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