Home / Musica / Sanremo 2016: The Good, the Boh and the Ugly
sanremo 2016

Sanremo 2016: The Good, the Boh and the Ugly

Posso esimermi da uno sperticato toto-Sanremo sulla base di niente? Ovviamente no. Non abbiamo le canzoni, che sentiremo nelle sfiancanti serate del festival (o il giorno dopo su internet, ma le prime stecche vanno sentite e custodite come piccoli tesori), ma abbiamo i venti partecipanti e possiamo anche quest’anno illuderci.

Partirei, vista la stagione natalizia, da chi penso che possa far bene. Neffa è uno di quelli che non ha esposizione televisiva e va a Sanremo per guadagnare airplay radiofonico. Fa parte del reparto wild card, gli imprevedibili, ma è un autore di alto livello. Noemi è l’interprete migliore per distacco, il pezzo è scritto da Masini che si muove su corde simili e potrebbe essere il successo del post-festival. Occhio, però, anche a Francesca Michielin: non ha mai costruito sulle aspettative create dalla sua prima audizione a X Factor, ma ha trovato un look vagamente intrigante e ha dietro una squadra di qualità, con Federica Abbate (che ha scritto Roma-Bangkok di Baby K) e Cheope, storico autore di testi dagli anni ottanta. Sempre parlando di ottimi autori e interpreti di qualità, c’è Sangiorgi che scrive per il duo Giovanni Caccamo e Deborah Iurato: lui ha vinto Sanremo Giovani l’anno scorso ed è co-autore del pezzo, lei ha vinto Amici 2014, in due possono farsi notare. E, dei vari Amici e reduci di X Factor, non c’è dubbio che Annalisa sia quella con le gambe più solide: vincere non vincerà, ma canzoni brutte ne scrive raramente.

Poi entriamo nei territori inesplorati, il gruppone da cui possono emergere sorprese, conferme, delusioni, piccoli drammi, soddisfazioni personali anche nel “dopo”, cioè nel periodaccio in cui quelle canzoni le dovresti anche vendere e mandare in radio. Tipo: lo sapevate che i Dear Jack si sono divisi? E che a Sanremo va sia l’ex leader, Alessio Bernabei (pare sia uno scrittore di buon livello e ha un contratto vecchio stile con Warner, tre dischi succeda quel che succeda), che la band con un nuovo cantante, cioè il bel Leiner di X-factoriana memoria? Certo, nel tetris sanremese in cui di quote non si parla ma fidatevi che ci sono, due slot su venti occupati così fanno un po’ rabbia. Nel rap (ormai misteriosamente accettato in tutta la televisione, dai talent al Festival) il derby campano tra Rocco Hunt (salernitano) e Clementino (avellinese) mi lascia piuttosto freddo: possono dire qualcosa di significativo sul palco più ingessato d’Italia? A me sembra che già abbiano difficoltà quando sono a briglia sciolta. Della truppa web-social-giovane-talent, Lorenzo Fragola ci riprova: l’anno scorso andò male, e nel frattempo non è che i suoi fan siano aumentati. E’ in cerca di un’identità che non sia “Ed Sheeran, però terrone”, e Sanremo non è piattaforma per fare esperimenti, per cui riproviamoci con Sheeran, arance e mandolino. Chiaramente non c’è wild card più imprevedibile di Elio e le Storie Tese, che l’ultima volta presentarono un simpatico stunt (La Canzone Mononota) e se sono tornati è perché hanno del cabaret da proporre. Possibile “dark horse” della competizione, ma più che altro faranno buona tv. C’è poi un manipolo di esperti sanremesi – gli Stadio, Dolcenera, Irene Fornaciari – che con la canzone giusta possono farsi rispettare. Soprattutto gli Stadio: non partecipano da un decennio e se tornano è perché sanno di avere qualcosa di buono tra le mani. E poi gli Zero Assoluto, che sono adatti al contesto e forse ancora piacciono.

Gli ultimi cinque in gara sono quelli più rischiosi, che sono in cerca di qualcosa. Sono costretto a metterci i Bluvertigo, un po’ perché gli anni migliori sono alle spalle e un po’ perché Morgan viene da una serie di psicodrammi complessi da gestire. La qualità ci sarebbe pure ma ci sono due incognite: la prima è la tenuta dal vivo, la seconda la masticabilità del pezzo, che si chiama Semplicemente ma di semplice avrà poco, soprattutto nel testo. Un’altra dalla tenuta un po’ a rischio è Arisa, che viene da un periodo difficile ma che sul palco di Sanremo dà il meglio: sarà il suo riscatto, ma non può essere considerata una certezza. Valerio Scanu viene da palchi prestigiosissimi, tipo il Tale e Quale Show: non ha praticamente più una reputazione da cantante ma qualche fan sì. Però negli anni Sanremo è cambiato e non penso ci sia più spazio per lui. Libero di sbagliarmi, ovvio. A Enrico Ruggeri vorrei anche un gran bene, e non ho trovato scandalosa la scelta di fare la pubblicità dei salumi, ma è bollito dai tempi di Metternich e per trovare un graffio da esperto serve una congiuntura astrale favorevole. Patty Pravo è Patty Pravo, vuolsi così colà dove si puote e più non dimandare.

Sono molto combattuto. Da una parte la qualità media non è per niente male, dall’altra non c’è un big che definirei big senza vergognarmi. A Conti, e alla sua televisione compassata stile partita della Nazionale, il compito di reggere la baracca.

About Filippo Festuccia

Filippo Festuccia
Scrivo di musica da quando ascolto musica. Lavoro tra coumincazione, pubblicità e relazioni internazionali, quindi l'occhio musicale finisce per (provare ad) essere uno sguardo pop a tutto tondo. Aggiungiamoci passioni varie per arte, moda, design e video ed ecco che si può finire a parlare di un album senza quasi parlare di musica.

Check Also

eurovision

Il tesoro dell’Eurovision

Dal momento che l’Italia all’Eurovision fa brutte figure dal 1990 (vinse Toto Cutugno a Zagabria), ...