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Il ponte delle spie di Steven Spielberg

Quella di Steven Spielberg ormai è diventata una presenza rincuorante sulla scena cinematografica internazionale. Non penso lo si possa ascrivere alla categoria dei grandi registi, ma tendo ad essere felice della sua esistenza e del perdurare della sua carriera, specie se penso che ad occupare il suo spazio al giorno d’oggi sono cose come i film della Marvel.
Il suo ultimo film, da poco approdato nelle sale italiane dopo l’uscita americana ad ottobre, ce lo riconsegna in una forma più che discreta, e in accoppiata con Tom Hanks nel nome della mezza età rassicurante.
Il ponte delle spie racconta la storia di un avvocato newyorkese che dopo aver accettato il ruolo di difensore d’ufficio di una presunta spia sovietica si ritrova coinvolto in un piano internazionale di scambio d’ostaggi che lo vedrà costretto a vestire i panni di uno pseudo agente segreto.
Come si può immaginare il film è abbastanza infarcito della più classica retorica patriottica a stelle e strisce, ma per quanto non si possa arrivare a definirlo un lavoro conscio o tantomeno parodistico nei confronti di questo fondo retorico, il tutto è gestito con una discrezione e un buon gusto che impediscono che la cosa diventi un problema.
Messo da parte questo vizio veniale, quello che resta è un film coinvolgente nella sua canonicità, esattamente nelle corde di quello che ci aspetteremmo da uno Spielberg in giornata buona. Il ritmo della pellicola è sostenuto senza essere incalzante, le prestazioni degli attori si fanno notare senza essere sopra le righe, la stima di rischi e benefici nelle scelte di regia è oculata, e l’amalgama dei vari fattori converge in un punto di equilibrio che rende il film certo non un capolavoro, ma uno di quelli che ci fanno uscire dalla sala a pancia piena. Si potrebbe contestare la durata un filino troppo consistente, ma una sforbiciata più verso le due ore che le due e mezza sarebbe giusto un’ulteriore concessione a quella medietas di cui parlavo sopra ma che non definirei necessariamente programmatica da parte di Spielberg.
Se non avete voglia di affrontare le ammucchiate selvagge per Star Wars insomma, un altro classico come Spielberg potrebbe fare al caso vostro in questa affollata stagione cinematografica natalizia.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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