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Joanna la Magnifica

Per quanto i suoi dischi siano regolarmente ben recensiti, e la parsimonia con cui rilascia nuovo materiale le abbia impedito di essere troppo rapidamente declassata a “vecchia storia”, tendo a pensare che si parli sempre troppo poco di Joanna Newsom, e che nel complesso la magnitudo della sua opera sia sottovalutata.

Questo lo dobbiamo in parte ai ritmi vertiginosi a cui opera la stampa musicale specializzata, costretta a macinare recensioni e a trovare sempre nuovi titoli di testa nel disperato tentativo di stare dietro ad un panorama musicale sempre più fluido e per certi versi sfuggente, ma non c’è dubbio che la natura stessa della musica della Newsom richieda un decorso metabolico semplicemente incomparabile rispetto alla media degli altri musicisti accanto ai quali può venire discussa, e che dunque più di altri possa “soffrire” della bulimia d’informazioni e stimoli che caratterizza la nostra epoca.

La questione di fondo è che approcciarsi a un disco di Joanna Newsom come ad un disco pop, anche nell’accezione più ampia possibile che si vuole dare al termine, non può essere la strada giusta per rendergli giustizia. Prendiamo per esempio il suo ultimo lavoro, Divers, uscito a fine ottobre, che pure rispetto ai due dischi precedenti risulta senz’altro più accessibile e lineare, e paragoniamolo a Carrie & Lowell di Sufjan Stevens, altro disco che potremmo genericamente catalogare sotto l’etichetta ‘folk’, e che sicuramente può essere considerato un’uscita di altissimo livello. Nonostante il fortissimo fil rouge lirico che lo percorre, il secondo resta indiscutibilmente una raccolta di canzoni in cui testo e musica sono fra loro nel rapporto che ben conosciamo, cristallizzato dalla lunga tradizione di quello che possiamo chiamare cantautorato, etichetta che invece risulta veramente riduttiva se applicata alle composizioni di Divers. Oltre a valersi di una strumentazione molto meno canonica, i pezzi della Newsom seguono dei sentieri musicali decisamente obliqui e imprevedibili, che rendono il processo di assimilazione della musica una vera e propria “curva di apprendimento”.

Per questo motivo, dopo qualche mese di ascolti saltuari mi risulta ancora parecchio difficile formarmi un giudizio specifico del disco, o anche solo collocarlo all’interno del catalogo dell’autrice con una qualche prospettiva che non sia “non è labirintico come Have One on Me”. Se la prospettiva di dover studiare la musica che ascoltate non vi spaventa, c’è però poco di altrettanto soddisfacente su piazza, e in questo senso mi sento comunque di consigliare Divers calorosamente.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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