Home / Internazionale / 10 cose da sapere sull’Islamic State

10 cose da sapere sull’Islamic State

1) LE ORIGINI – Le sue origini vanno rintracciate nel gruppo Tanzim Qaidat el Jihad fi Rafidayin, noto come Al-Qaeda in Iraq. Opera nell’orbita di Osama Bin Laden e del reale leader giordano Abu Musab al-Zarqawi. Nel 2006, morto Zarqawi in un raid aereo, la guida di quello che si è autoproclamato Stato islamico dell’Iraq è rilevata da Abu Omar al-Baghdadi e successivamente passa nelle mani di Abu Bakr al-Baghdadi.

Dopo un periodo di debolezza, conseguenza di una controffensiva coordinata dagli americani, dal 2011 il gruppo torna a rafforzarsi. In breve tempo approfitta del caos siriano, dovuto al conflitto tra le forze fedeli al presidente Bashar al-Assad e i ribelli, e varca i confini del Paese.

2) LA NASCITA – Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS) è nato nell’aprile del 2013. Prima si chiamava al Qaida in Iraq (AQI ). Questo acronomico aveva una duplice valenza ossia che all’epoca funzionasse maggiormente come brand del terrore Al Qaida e la precisa localizzazione nell’Iraq Sunnita.

3) PRIMI FINANZIAMENTI – I primi finanziamenti occidentali e dei paesi del Golfo dell’operazione Siria finiscono dritti dritti nelle casse del poi IS. Infatti, la cattiva informazione sui Ribelli Siriani e la propaganda sulle cosiddette ” Primavere Arabe” hanno armato il gruppo attraverso vari step composti di artiglieria leggera e oesante. Non vi sono mai stati reali supporti diretti, ma molti indiretti poiché fin da subito non vi sono stati interlocutori affidabili.

4) ALLEATI SUL CAMPO – L’Islamic State una volta iniziate le operazioni in Siria si è alleato con il Fronte al Nusra, divisione siriana di al Qaida. Questa divisione è da sempre finanziata da partner del Golfo Persico e non è mai stata attaccata dalla NATO, sebbene tormentata da Russia e Israele.

5) PERCHE’ ALCUNI LO CHIAMANO DAESH – È l’acronimo dell’arabo Al dawla al islamiya fi al Iraq wal Sham (che in definitiva significa sempre “Lo Stato islamico dell’Iraq e della grande Siria che corrisponde al Levante”). In arabo il termine ha un suono simile alle parole “calpestare e distruggere”. Viene quindi usato in senso denigratorio. È stato lo stesso gruppo terroristico, dal 2013 anno dell’inizio delle operazioni ufficiali in Siria, a definirsi così. Ma i suoi membri e simpatizzanti preferiscono chiamarlo al-Dawla, “lo Stato”.

6) ISIS FOREIGN FIGHTERS DIVISION – Gli attentati di Parigi hanno posto in evidenza il problema dei ” Foreign Fighters”. Secondo uno studio curato qualche tempo fa dall’International Centre for the Study of Radicalisation and Political Violence dalla Francia sono giunti in Siria 1.200 combattenti, pochi di meno da Regno Unito e Germania. Poco meno di cento unità secondo le fonti del Ministero dell’Interno Italiano.

7) I FINANZIAMENTI – Secondo alcune stime il giro di affari del sedicente Stato Islamico si aggira sui due miliardi di dollari, ma i calcoli sono davvero complicati. Fino a qualche tempo fa, denuncia il Guardian, Isis percepiva donazioni bancarie dai sostenitori. Controverso il capitolo dei fondi che, a vario titolo, sarebbero giunti nelle casse dell’organizzazione da Paesi quali Arabia, Qatar e persino dalla Turchia. Tutti i commentatori sono concordi nel sostenere che un taglio negli approvvigionamenti in denaro verso Iraq e Siria comporterebbe una caduta in disgrazia più o meno rapida di Isis. Buona parte dei traffici illeciti dell’ISIS avviene attraverso il confine con la Turchia. E no: non ci sono gli Stati Uniti dietro all’ISIS.

8) L’ORO NERO – Per il resto il sostentamento economico deriva dallo sfruttamento dei diversi beni conquistati sul campo, in particolare dai giacimenti petroliferi e di gas. Secondo un’inchiesta del Financial Times, lo Stato islamico incassa ogni giorno 1,5 milioni di dollari dalla vendita del greggio e non è un caso che le offensive più decise di Isis siano state rivolte proprio alla conquista dei principali impianti di estrazione. Secondo Ft, il carburante è rivenduto a altri gruppi della regione e ai Paesi limitrofi, oltre che in Turchia.

9) GLI ATTENTATI NEI PAESI EXTRA UE – Tra le vittime predilette i governi ostili nel mondo arabo: la Tunisia è stata colpita prima al Museo del Bardo e poi con la carneficina del resort di Sousse, due colpi tremendei anche per il turismo del Paese nordafricano. Sempre a giugno Isis ha ucciso in una moschea sciita a Kuwait City. In Egitto è ancora da chiarire il ruolo degli uomini di al-Baghdadi nella morte dei 224 passeggeri di un Airbus russo. Trenta giovani attivisti curdi sono stati trucidati in estate a Suruc, in territorio turco, mentre quaranta persone hanno perso la vita a Beirut.

10) CALIFFATO ? –


L’Isis si è autoproclamato califfato, ed erano almeno 90 anni che non sentivamo questa parola: l’ultimo califfato fu abolito nel 1924 da Mustafa Kemal Ataturk in Turchia. Da sedicente califfato avanza pretese di sovranità su 57 paesi

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

Check Also

Sam Smith DNF

Sam Smith: The Thrill of It All – Recensione

Recensione di The Thrill of It All di Sam Smith. Il nuovo album è un lavoro plumbeo come i cieli inglesi, che mette a nudo, in modo eccellente, le fragilità del cantante tra dolori e alcolismi.