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Dante e Terragni tra propaganda e innovazione

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Ricostruzione della sala del Paradiso del Danteum.

Nel 1938, Rino Valdameri, direttore della Reale Accademia di Brera a Milano, propone al governo italiano la costruzione del Danteum, da erigere a Roma per celebrare “il più grande fra i poeti Italiani”. Il progetto sarebbe dovuto essere stato completato in tempo per l’Esposizione Universale del 1942, la famosa E42, in seguito cancellata a causa dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Valdameri era un grandissimo amante di Dante ed un convinto fascista, essendosi iscritto al Partito Nazionale Fascista nel 1922 in tempo per poter partecipare alla marcia su Roma. Il suo interesse per Dante era direttamente relazionato agli ideali imperiali dell’Italia fascista. Tra le sue varie attività politico-letterarie, aveva commissionato e finanziato personalemente una costosissima edizione della Divina Commedia in due volumi, illustrata dall’artista Amos Nattini grande amico di Gabriele D’Annunzio, che avrebbe poi presentato a Mussolini in persona. Per realizzare il Danteum, il suo grande sogno, Valdameri chiese l’aiuto del conte Alessandro Poss, industriale milanese attivo nella produzione dell’acciaio; Poss mise a disposizione del progetto due milioni di lire e la sua totale collaborazione. All’epoca dell’offerta, nell’ottobre del 1938, i disegni di progetto erano giá a buon punto e gli architetti Giuseppe Terragni e Pietro Lingeri insieme a Poss e Valdimeri, furono convocati a Palazzo Venezia per un’udienza con il Duce. L’udienza ebbe luogo il 10 Novembre ed il progetto fu ben accolto e fu commissionata la costruzione di un modello in scala. 

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Il progetto architettonico venne presentato come un blocco stereometrico chiuso all’esterno, a pianta rettangolare anche se in un primo tempo fu presa in considerazione la possibilità di usare la forma rotonda, successivamente scartata a causa dell’immediatezza del confronto che sarebbe scaturito con la vicinanza del Colosseo. Il rettangolo di base venne pensato diviso in quattro parti, di cui una avesse la funzione di corte di accesso e le rimanenti destinate alle tre cantiche della Divina Commedia. La scelta decisiva nel progetto fu quella di collocare le tre cantiche a quote diverse e di collegarle reciprocamente come in un percorso ascensionale in modo da condurre il visitatore in una spirale che lo portasse sino all’ultima stanza e poi di uscire senza incorciare il percorso d’entrata.

Gli obiettivi del Danteum, che non doveva essere solamente un edificio ma anche un ente, furono descritti in modo specifico da uno statuto:

1. Il Danteum è da crearsi a Roma, dove nascerà un’organizzazione nazionale che proponga la costruzione, in Via dell’Impero (l’attuale via dei Fori Imperiali creata proprio per volontà di Mussolini in seguito agli sventramenti avvenuti tra il 1924 e il 1932), nella quale la volontà ed il genio del Duce possano realizzare il sogno imperiale di Dante; un Tempio al più grande dei poeti italiani.
2. Il Danteum si occuperà di:
a) Celebrare le parole di Dante, considerate una risorsa primaria per i discorsi del Duce;
b) Aiutare e implementare la divulgazione delle opere di Dante Alighieri;
c) Costruire una biblioteca da mettere a disposizione degli studiosi di Dante, un luogo dove possano anche essere conservate tutte le illustrazioni concernenti la Divina Commedia e la Vita Nuova;
d) Promuovere in Italia e all’estero corsi su Dante e fare in modo che possa essere il centro di riferimento per tutti gli studi di ricerca relativi all’opera del poeta;
e) Suggerire ed aiutare tutte queste iniziative che attestino e favoriscano la personalità ed il carattere dell’impero fascista.
Inteso come un simbolo delle aspirazioni politiche di Dante, il Danteum potrebbe somigliare ad uno dei tantissimi monumenti di carattere nazionalista eretti precedentemente, a partire dal risorgimento, un po’ su tutto il territorio italiano che glorifica le arti insieme alla politica, rendendole di fatto un autocelebrazione vuota di senso. I fascisti avevano però afferrato che le idee politiche di Dante potevano essere lette come un’allegoria della risurrezione dell’Impero Romano. Come San Francesco, che dai fascisti era stato usato come simbolo di astinenza per un’Italia sottosviluppata nel bel mezzo di una grande depressione, Dante diviene il messaggero e la giustificazione delle politiche espansioniste dell’imperialismo italiano.

Terragni che aveva concluso la carriera accademica nel 1926, laureandosi a Milano in architettura, decorazione e prospettiva, apre l’anno seguente lo studio con il fratello Attilio, ingegnere e poi senatore della Repubblica. I primissimi lavori professionali, redatti nell’ultimo anno universitario o immediatamente dopo la laurea, sono esperienze che, per certi versi, proseguono le esercitazioni scolastiche in stile. Sarà con il monumento ai caduti realizzato ad Erba (1926-1932) che Terragni abbandonerà i dettami accademici, senza ricorrere né allo stile Gotico né al Romanico, e che lui stesso considererà il primo monumento ai caduti moderno. Dai primi progetti accademici fino agli ultimi lavori per Roma, Danteum incluso, sembra emergere un processo lineare di lenta evoluzione. Sono gli anni in cui in Europa si respira un’ aria nuova, in cui il riferimento culturale nascente è rappresentato dall’architettura e dai testi di Le Corbusier che, in particolar modo, con la pubblicazione di Vers une Architecture stava per rivoluzionare la maniera di pensare di più generazioni di architetti.  Terragni, fervente fascista, fa parte di quella borghesia che fino allo scoppio della guerra non entrerà in conflitto con il regime ed incarna in pieno questa necessità estetica le cui parole d’ordine sono quelle di Le Corbusier: spirito nuovo, cemento armato, aggiornamento funzionale. Come scrisse più tardi Ernesto Rogers:

Io credo che la base del nostro errore sia stata una confusione filosofica. Ci basavamo su di un sillogismo che, grosso modo, diceva cosi: il fascismo é una rivoluzione, l ‘architettura moderna è rivoluzionaria, dunque deve essere l’architettura del fascismo.

About Bernardo Grilli

Bernardo Grilli
Si laurea in Architettura all’Università Sapienza di Roma. Studia e lavora a Lisbona per tre anni. Dopo una breve parentesi brasiliana approda a Parigi dove attualmente collabora in qualità di architetto per il Renzo Piano Building Workshop.

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