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Ghost in the Shell: ARISE

Il cyberpunk, quel genere di fantascienza noir in cui la tecnologia diviene sempre più pervasiva in un mondo decadente e con ampie disparità sociali provocate da un capitalismo selvaggio, è uno di quei generi passati in sordina dal 1995 in poi. Dopo un grande fermento letterario e culturale, si spense con la stessa rapidità con cui era nato. Il genere però non ha smesso di affascinare e stimolare con serie d’animazione interessanti e mondi ludico-narrativi (come nel caso di Shadowrun: Returns o della prossima creatura di CD Projekt RED Cyberpunk 2077). Tra tutti l’universo di Ghost in the Shell, con un film che ha ispirato perfino lo stesso James Cameron (e varie serie tv come GitS: Stand Alone Complex), rappresenta la pietra di paragone per il movimento cyberpunk e un classico dell’animazione nipponica.

ghost in the shell

Ghost in the Shell: ARISE è il nuovo OAV di quattro episodi (soprannominati borders) che si aggiunge alla lista dei prodotti culturali del franchise creato da Masamune Shirow e portato alla vita da Mamoru Oshii. Proiettato prima nei cinema giapponesi nel 2013 e in seguito distribuito in DVD e Bluray, in Italia è stato importato da Dynit l’anno scorso con una modalità pressoché identica: distribuzione degli episodi in alcuni cinema in collaborazione con Nexo Digital, seguita da pubblicazione home-video. Modalità insolite per una serie simile, dato che gli OAV di solito sono mini-serie realizzate esclusivamente per il mercato casalingo, saltando a piè pari canali televisivi e schermi cinematografici.
Quresta serie di OAV si colloca come prequel sia delle serie tv di Stand Alone Complex che del film originale del 1995, incentrata sulle peripezie di Motoko Kusanagi, protagonista della saga e famoso cyborg integrale (fin dalla nascita è stata sprovvista di un corpo organico) che in un prossimo futuro è a capo, insieme all’ispettore Daisuke Aramaki, della Sezione 9: un’unità anti-terrorismo indipendente dal Ministero degli Interni giapponese, che contrasta attacchi informatici e crimini non convenzionali. Motoko in ARISE è ancora membro dei corpi speciali dell’esercito, noti come Organizzazione 501, subito dopo la fine della Quarta Guerra Mondiale che ha sconvolto l’Asia centrale. Dopo essere rimpatriata in Giappone, si ritrova immischiata in un intrigo tra politica e multinazionali in cui il suo superiore, tenente colonello Mamuro, è rimasto ucciso e accusato di corruzione. Ben presto però avrà a che fare con hacker che infettano cervelli connessi alla rete con virus cognitivi, corporazioni senza scrupoli e tutti quei personaggi che andranno a costruire la squadra di polizia più famosa nella fantascienza del Sol Levante.

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I quattro OAV si intitolano rispettivamente Ghost Pain, Ghost Whisperers, Ghost Tears e Ghost Stands Alone. Diretti dal veterano Kazuchika Kise (già collaboratore nei film e nelle altre serie di Ghost in The Shell, oltre che di Neon Genesis Evangelion, I Cieli di Escaflowne e Patlabor), si caratterizzano per uno stile estremamente classico per chi già conosce le altre opere di questo mondo narrativo: di fatto storie d’investigazione in cui i protagonisti affrontano casi di hacking e omicidio, intrecciati con le aporie che un mondo ipertecnologico senza freni può porre. Ad esempio, cosa succederebbe se i nostri ricordi fossero manipolabili? È giusto perpetuare la propria individualità, bellezza e giovinezza oltre la morte,  attraverso la sostituzione integrale  di carne e ossa con un corpo cibernetico? È lecito sacrificare la felicità di pochi per il bene di molti? Affidarsi alla tecnologia è giusto in sé? Tutti quesiti che si uniscono a una sceneggiatura che seppur non perfetta in alcune fasi, funziona a dovere, ricca di colpi di scena e momenti d’azione mozzafiato.

La parte più riuscita è rappresentata proprio dagli scontri e dagli inseguimenti, sempre sul filo del rasoio ed emozionanti, come da tradizione. Il tutto ben sostenuto da un mecha- e art- design di buon livello. Su questo lo studio che si è occupato di tutto il franchise,  Production I.G,. si attesta come sempre ai massimi livelli delle produzioni nipponiche.

D’altro canto chi si aspettasse un rinnovamento artistico della serie, rimarrà un po’ deluso. L’OAV è estremamente classico nella sua impostazione narrativa rispetto al passato. La sensazione è quella di aver preferito un taglio molto simile nel ritmo della storia e nella sua struttura alle iterazioni precedenti della saga. Non che sia necessariamente un male, ma per chi ha già visto tutte le altre produzioni dedicate alla Sezione 9 si avrà una certa sensazione di dejà-vu. Più o meno gli stessi temi e personaggi già visti nel franchise ci vengono riproposti con l’effetto di una “minestra riscaldata”: caso – azione – domanda filosofica – scoperta del colpevole – aporia. A ciò si aggiunge la trama di tutti e quattro i borders che compongono l’arco narrativo: al primo impatto essa appare difficile da decifrare, per via di alcuni punti e restroscena lasciati sottintesi o accennati e poi non illustrati chiaramente. Per non perdersi alcune sfumature, in particolare nel caso delle sottotrame socio-politiche, è dunque necessaria almeno una seconda visione.

Detto questo il livello dell’OAV si attesta comunque molto in alto, ma per il semplice fatto di aver ricalcato senza saper innovare una formula già ben consolidata. Rimanendo allora una serie animata ben studiata e dal punto di vista visivo ineccepibile, che miscela con successo animazione tradizionale e computer grafica, senza strafare o dare preminenza all’una o all’altra componente. E’ inoltre dotata di un impianto che come pochissimi altri riesce ad intrattenere e porre questioni teoretiche e morali, molto meno lontane dalla nostra quotidianità di quanto non si possa immaginare: basti pensare al rapporto individui-rete, la dipendenza dall’informatica e dall’omertà di certi paesi industrializzati nei confronti della globalizzazione. Pienamente godibile dai fan e non, che possono finalmente conoscere le origini di Kusanagi e della Sezione, ma senza aspettarsi particolari innovazioni su vari fronti.
Potete reperire Ghost in the Shell: ARISE come già detto in DVD e Bluray edito da Dynit.it e integralmente sul servizio on demand Netflix.

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