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ROMA DUEMILAMAI: cronache di una Capitale Mancata. I primi passi

“Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani” scrive Massimo d’Azeglio, ma nel 1870 nessuno dice: “presa Roma, bisogna farla capitale”. Forse proprio per questo Roma, che al 1870 presenta i caratteri di una piccola città di provincia, perde la sua corsa per diventare una capitale d’Europa.

Ogni città che sia capitale di uno Stato necessita di una serie di uffici indispensabili per permettere l’amministrazione del territorio di cui è a capo. Quando si parla di capitali di stati moderni e burocraticamente complessi, questi edifici raggiungono una dimensione tale da incidere profondamente sull’immagine urbana e sul modo di vivere di una città. Essi talvolta si concentrano in un unico settore della città e nascono così i centri direzionali. Dalla democratizzazione del potere politico con la Rivoluzione Francese al XXI secolo i centri direzionali si evolvono e crescono fino a trasformarsi nei moderni Central Business District (la City di Londra, Downtown di New York, la Défense di Parigi, Potsdamer Platz berlinese ed  Euralille per citarne alcuni), ma facciamo un passo indietro.

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Quintino Sella, Ministro delle Finanze (1869-1873), in un ritratto dell’epoca

All’indomani dell’unificazione del 1860 è già stato deciso per il neonato Stato Italiano di adottare il modello del centralismo autoritario del Secondo Impero francese; ciò significa per Roma prepararsi, undici anni dopo, ad accogliere un vasto apparato politico-amministrativo, con strutture fortemente centralizzate, comprendente i poteri di governo, le amministrazioni,  le strutture essenziali della giustizia, dell’istruzione, della direzione militare. Allestita al Quirinale la residenza del Re ed insediati a Montecitorio e Palazzo Madama il Parlamento ed il Senato del regno, i sette ministeri dello Statuto Albertino (tra cui Guerra, Agricoltura, Lavori Pubblici, Finanze) trovano posto in via provvisoria in vari immobili sequestrati alle congregazioni religiose, dei quali si capisce ben presto l’inadeguatezza. Mentre si accende il dibattito su quale direzione debba procedere l’espansione della città, Quintino Sella, ministro delle Finanze (1869-1873), riesce ad imporre la sua idea di espandere la città sui colli, verso nord-est, e di creare un centro direzionale parallelo per le funzioni ministeriali in Via XX Settembre, legando questo pensiero al ruolo ideale della capitale, quale luogo del dibattito intellettuale e della scienza, centro morale, politico ed amministrativo, non economico ed industriale del Paese, come incarnato dal Piano del 1873 che non prevede la costruzione di quartieri operai, oltre allo stretto necessario localizzato in zona Testaccio. Egli propone anche una serie di iniziative edilizie per rinforzare il carattere culturale della capitale: nel 1872 presenta in Parlamento i progetti per gli istituti di Fisica, Fisiologia e Chimica da costruirsi al Viminale, nel 1873 fa costruire il Museo Geologico alle spalle della Chiesa di Santa Maria della Vittoria, partecipa al dibattito per la costruzione del Museo delle Esposizioni. L’opportunità di tale scelta risiede in differenti motivazioni. In primo luogo gli orientamenti prevalenti proseguono inizialmente quelli degli ultimi anni del governo pontificio: già nel 1864 Monsignor De Merode ha fatto edificare alcune costruzioni tra il Quirinale e la nuova Stazione Termini, lungo il tracciato della futura Via Nazionale, indicazione legittimata e continuata dal neonato Stato Italiano. In secondo luogo, ad influenzare la scelta del quadrante nord-est concorrono fattori fisici ed ideologici, in quanto la zona è salubre in quanto non infestata da malaria e sufficientemente lontana dal fiume Tevere per non subirne le periodiche inondazioni, inoltre c’è il desiderio polemico di espandere la capitale dalla parte opposta del colle Vaticano, ultimo irriducibile simbolico avversario dell’unità d’Italia. Infine ulteriori criteri di opportunità sono: la Via Pia, rettificazione per volere di papa Pio IV dell’antico tracciato dell’Alta Semita, che si snoda dal Quirinale fino alle Mura, si estende dal centro cittadino al margine dell’abitato e viene giudicata sufficientemente decentrata da essere un’asse del nuovo sviluppo unidirezionale della città, oltre ad essere vicina a poli di interesse già costituiti (Quirinale, Montecitorio); le proprietà affacciate su questa strada, in gran parte ecclesiastiche, non sono difficili da espropriare; l’influenza di diretti interessi speculativi di molti personaggi della vita pubblica romana.

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Tratto di Via XX Settembre, in primo piano il Ministero delle Finanze (1871), appena ultimato

La progettazione del nuovo Ministero delle Finanze, nel 1871, dà l’avvio alla realizzazione dell’asse direzionale: questo rimane l’unica emergenza architettonica fino al 1880, quando, sul lato destro di Via XX Settembre, sorge un nuovo quartiere residenziale intensivo. All’alternanza e varietà di facciate che caratterizzavano la Via Pia del 1870 si sostituisce nell’ultimo trentennio del secolo l’omogeneità tipologica degli edifici, tutti simili tra loro nelle facciate e nel colore. Le nuove emergenze in stile eclettico degli edifici ministeriali sostituiscono le precedenti, il ripetersi uniforme di lotti con fronte di 70 metri è il nuovo elemento di quinta dell’asse viario. L’unico elemento nodale non sommerso è Porta Pia, punto di partenza simbolico dell’espansione edilizia della capitale. Il piano del 1883 localizza numerosi edifici ed attrezzature pubbliche in vari punti della città, fra i quali, lungo l’asse ministeriale, il Ministero della Guerra (1883-85) e il Ministero dell’Agricoltura (1902-14) costruiti  durante il periodo di validità del piano, accompagnati dall’edificazione di edifici di rappresentanza che si impongono nel panorama dell’architettura eclettica del periodo. Gli ultimi ministeri ad essere realizzati, tra le nuove urbanizzazioni per il ceto impiegatizio, sorte dal Quirinale fino a fuori le Mura, sono gli adiacenti Ministeri dei Trasporti e dei Lavori pubblici (1911-25), e sempre seguendo le indicazioni del Sella, vengono edificati il Ministero degli Interni al Viminale (1918), il Ministero del Lavoro a Via Flavia. Roma inizia ad espandersi in ogni direzione, seguendo le vie consolari. A solidificare queste espansioni vengono insediati in varie parti della città ulteriori palazzi istituzionali. Sempre in riva destra del Tevere, tra il 1889 e il 1911 veniva costruito il Palazzo di Giustizia, tra il 1912 e il 1928 il Ministero della Pubblica Istruzione trova sede a Viale Trastevere e quello della Marina a via Flaminia (1928), mentre negli anni ’30 vengono completati i Ministeri dell’Aeronautica a Castro Pretorio (1931), di Grazia e Giustizia a Via Arenula (1932) e il Ministero dell’Industria e del Commercio a Via Veneto (1932). Il periodo fascista vede Roma come simbolo imperiale e nazionale: la città viene vissuta come luogo primario dell’accentramento e dell’autoritarismo statale e si assiste ad un’ingente attività dell’edilizia pubblica, che consolida le strutture della capitale insieme ad un’operazione di ingigantimento burocratico ed accentramento decisionale operati dal regime. Il Piano del 1931, oltre a prevedere un centro direzionale da allestire sull’area di sedime della Stazione Termine (che avrebbe dovuto arretrare fino a fermarsi fuori le mura) a firma di Piacentini, poi stralciato nella stesura finale, ratifica e dissemina un gran numero di edifici pubblici nelle più varie zone della città. Lontano dalla cittadella direzionale di via XX Settembre, sorge il Foro sotto Monte Mario (1932), il Ministero per l’Africa italiana al Circo Massimo (iniziato nel 1938) e viene bandito il concorso per il Palazzo del Littorio da collocare su Via dell’Impero (1934).

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Stralcio del PRG del 1883. L’urbanizzazione è quasi completa lungo Via Nazionale e vi sono indicate le aree destinante al Palazzo delle Esposizioni; lungo Via XX Settembre e Via del Quirinale è già edificato il Ministero delle Finanze e della Guerra, mentre il lato sinistro dell’asse risulta ancora libero da lottizzazioni

Il Piano del 1931 però ha breve vita, sin da subito infatti se ne dichiara l’irrealizzabilità. Sono inoltre gli anni della svolta imperialista del regime. L’Italia intraprende le campagne d’Africa e prende piede il progetto dell’Esposizione Universale del 1942 da ospitare a Roma con la prospettiva di un’autocelebrazione del Regime. Prende piede il progetto della variante di piano del 1942 che stravolge l’assetto consolidato della città con un nuovo baricentro sul Foro Mussolini ed espansione con densità sempre minori verso il mare lungo la nuova via Cristoforo Colombo, così come ancora oggi cita la scritta sul Palazzo degli uffici dell’Eur «La terza Roma si dilaterà su altri colli lungo le rive del fiume sacro sino alle spiagge del Tirreno». Con la guerra viene annullata l’Esposizione Universale, del quartiere E42 che si sta costruendo non rimangono che gli scheletri degli edifici che avrebbero dovuto mostrare la potenza del Regime. Gli effetti di questi anni però non finiscono con la guerra. Roma infatti entrerà nella seconda metà del Novecento continuando ad espandersi in ogni direzione secondo le indicazioni di Piani quasi decaduti ma che restano legalmente in vigore fino agli anni ’60. Con l’espansione a macchia d’olio della città, cade definitivamente nel vuoto il tentativo, avviato subito dopo l’unificazione, di orientare unidirezionalmente lo sviluppo della capitale con la creazione di una città dei servizi parallela a quella antica e non gravante su di essa. Probabilmente il fallimento è determinato dalla stessa inadeguatezza della iniziale scelta di Via XX Settembre come asse direzionale, dato che accantona, per una concezione urbanistica troppo conservatrice, soluzioni più decentrate e, nel lungo termine, più funzionali.

Laura Bernardi & Roberto Cannoni

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Roma in forma di cometa, schema della variante generale del 1942

 

Bibliografia essenziale

  1. Dell’Unto, a cura di, “La Via Nomentana da Porta Pia a Monte Sacro: sviluppo Urbanistico”, in Dentro e fuori le Mura – Frammenti di storia della Via Nomentana, Cooperativa interdisciplinare per i beni culturali ed ambientali, 1981
  2. VV., Dentro e fuori le Mura – Frammenti di storia della città – Dai ministeri di Via XX Settembre al Viale Pretoriano, Cooperativa interdisciplinare per i beni culturali ed ambientali, 1981
  3. Spagnesi, Roma. La Basilica di San Pietro, il Borgo e la città, Palombi Editori, 2002
  4. Insolera, Roma moderna. Da Napoleone I al XXI secolo, Giulio Einaudi editore, Torino 2011
  5. O. Rossi, Roma. Guida all’architettura moderna 1909-2011, Editori Laterza, Roma 2012

 

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