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Libia – Delitto in cerca d’autore

Il conto alla fine è arrivato e l’incertezza e la pressapochezza della dottrina internazionale post sessantottina presto si dovranno scontrare e confrontare con l’Islamic State. L’indecisione degli ultimi due anni circa la Libia e il ruolo di subalternanza in nome di un tecnicismo all’europea stanno definitivamente strappando la terra che fu di Gheddafi all’Italia.

Alla quiete italiana nelle ultime settimane sta corrispondendo una forte propensione all’interventismo da parte di Regno Unito e Francia. Questo interventismo è giustificato e da una necessità di risposte certe e forti sul fronte poiltico interno e, come nel 2011, dalla ricchezza di risorse di cui dispone la Libia. Oltre a ciò, si è registrato un forte avanzamento del cosiddetto Islamic State, che preso e chiuso nella tenaglia di Russia e Coalizione Internazionale, sta spostando il proprio baricentro nel pur sempre ricco Nord Africa.

L’attentato kamikaze a Zliten che ha causato 74 morti e oltre 100 feriti, l’offensiva a Misurata e Khoms e gli attacchi ai terminal petroliferi di Sidra e Ras Lanouf, sulle coste vicino a Sirte, sono i primi episodi di una nuova accelerata dello Stato islamico per conquistare terreno in Libia. Dopo la firma, il 16 dicembre, dell’accordo per la formazione di un governo di unità nazionale e le indiscrezioni che vogliono 6mila forze speciali a guida italiana pronte per un’operazione di terra nel Paese, i miliziani fedeli ad Abu Bakr al-Baghdadi hanno sferrato nuovi attacchi, con l’obiettivo di trasformare la Libia in un’alternativa al Califfato in Siria e Iraq. “Daesh (appellativo arabo di Stato islamico, ndr) – commenta Jon Marks, membro del programma Medio Oriente e Nord Africa del think tank Royal Institute of International Affairs (Chatham House) di Londra – rimane uno degli attori presenti nel Paese. L’obiettivo dei suoi sostenitori, però, è quello di creare un nuovo Califfato, una nuova Siria in Libia”.

Se il cosiddetto governo di unità nazionale affidato al «carneade» Fayez Al Sarraj si rivela più lungo e complesso del previsto. Cominciamo le urgenze. La più pressante è l’avanzata del Califfato che lunedì ha attaccato Sidra, il più importante terminale petrolifero della Cirenaica, 191 chilometri ad est di Sirte.

In risposta vi è stato un raid anonimo, un’operazione “umanitaria”, la prospettiva di un intervento militare nella giornata di domenica. In tale intervento dalla dubbia collocazione, è stato colpito un convoglio dell’IS a Sirte. Un delitto in cerca d’autore.

Scansati i tecnocrati le cancellerie europee si sono affidate a esperti i quali mantengono massimo riserbo sia su implicazioni militari che sulle prospettive in campo di geoeconomia. Regna, dunque, il silenzio da Parigi e Londra. Sono loro, però, dice Sky News Arabia, insieme agli Usa, a far volare aerei da guerra sopra la Libia. Mille soldati britannici sono già sul terreno, i jet di Sua Maestà volano a Cipro; marines sono già nel paese e 6mila francesi, inglesi e statunitensi (scrive il Daily Mirror) sono pronti a partire. Un’operazione che avrebbe come target la Mezzaluna petrolifera, tra Sirte e Bengasi.

Ad accelerare sono Gran Bretagna e Francia, mentre l’Italia frena. Perchè se è vero che Parigi e , soprattutto, Londra possiedono un’alto consiglio di uomini capaci di avere una chiara dottrina geopolitica, Roma è semplicemente piena di tecnocrati toscoemiliani che temono le prossime elezioni, mettendo a rischio la zona d’influenza del Mediterraneo Allargato e gli interessi strategici del paese e di Eni.

Secondo quanto emerso, è stato il premier designato dell’esecutivo di unità al-Sarraj ad aver chiesto l’intervento italiano per soffocare così la rabbia libica che giovedì scorso ha avuto come obiettivoil suo convoglio, assaltato a Zliten da una folla inferocita. Inoltre, trattare con Roma sembra assai più agevole che con Parigi e Londra.

Resta un paese, la Libia , distrutto da guerre e da un’intervento nel 2011 acclamato dagli stessi membri della ( non) intelighenzia chic che acclamarono le bombe umanitarie. Bombe che questa volta dovranno cascare di nuovo e che verranno accompagnate da migliaia di soldati europei, forse a guida italiana. Forse. Perchè la Libia è un delitto in cerca di autore e pacificazione.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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