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Maledetto Nove

Da quando la lite tra Allegri e Inzaghi ha portato alla fine della carriera dell’eroe di Atene il Milan è alla ricerca di un suo erede. Com’è andata nei tre anni successivi? Male, a tratti malissimo. Ripercorriamo brevemente, quella che possiamo a tutti gli effetti definire “la maledizione del 9”.

Nella notte tra il 12 e il 13 di gennaio è stata ufficializzata la cessione di Luiz Adriano allo Jiangsu Suning. La società cinese con sede a Nanchino, ha acquistato il calciatore brasiliano per 15 milioni, cifra che il Milan potrebbe rapidamente reinvestire per un centrocampista.
Questo movimento di mercato con tutta probabilità permetterà ai rossoneri di colmare una lacuna che la squadra si porta dietro da diversi anni.
Allo stesso tempo, tuttavia, la cessione ha scoperto un nervo che la dirigenza del Milan ha cercato di mantenere nascosto a lungo. Quello dell’assenza di un numero 9: un attacante di qualità. Si potrebbe replicare che il Milan un centravanti di alto livello lo abbia già in casa, Carlos Bacca, che indossa la maglia numero 70. Benché questo sia vero, è impossibile per una squadra che ha avuto in rosa dei 9 del livello di Weah, Van Basten e Inzaghi, non disporre di un calciatore che indossi quella maglia interpretando (o reinterpretando, vista la differenza nello stile dei tre giocatori citati) al meglio l’essenza del ruolo di cannoniere.

Abbiamo nominato Inzaghi. E’ stato proprio lui a lasciare senza apparenti eredi il ruolo di bomber del Milan. Il re dei 9 (insieme a Ronaldo) ha lasciato un vuoto incolmabile dopo aver abbandonato il campo da gioco, con all’attivo un palmarès ricco di Campionati e Champions League, impreziosito da più di 120 reti in maglia rossonera.

Accantonando un giocatore di questa levatura, il Milan si è attirato una maledizione che ancora oggi si porta dietro. I rapporti non idilliaci con l’allenatore dell’epoca (2011-2012), Massimiliano Allegri, sono una delle cause del ritiro di PippoGol.

Allegri ha probabilmente deciso di fare a meno di un giocatore di rendimento (benché avanti con gli anni) come Inzaghi poiché convinto di avere le spalle coperte. Il tecnico toscano non ha infatti impiegato molto ad affibbiare la responsabilità della 9 al rampollo di casa Milan, Alexandre Pato. All’alba della stagione 2012-2013, Pato era reduce da una pessima annata tormentata da infortuni muscolari. Il Papero era sceso in campo solamente 18 volte, realizzando 4 reti, di cui una memorabile al Camp Nou, dopo appena 24′ seminando con una scatto da centrocampo l’altissima difesa dei catalani.

Grazie a questo highlight e al rendimento del brasiliano autore di più di 50 gol con il Milan nelle precedenti tre stagioni, la società di Via Turati e Allegri hanno deciso di confermare Pato nonostante le difficoltà del 2012-2013, affidandogli anzi, ulteriori responsabilità.

L’epilogo della vicenda “eredità di Inzaghi”, tuttavia, non si è svolto come Galliani e il Milan desideravano. Pato ha collezionato solamente 7 presenze da settembre a gennaio, evidenziando l’impossibilità di recuperare fisicamente il calciatore, ceduto per 15 milioni al Corinthians nel mercato di riparazione.

Il calvario muscolare di Pato si è dunque riversato sulle spalle del Milan, che dall’addio del suo enfant prodige non ha più tenuto (e dunque confermato) per più di sei mesi un numero 9.
A cimentarsi nell’impresa è stato dapprima Matri, nella sua reincarnazione milanese. Dopo essersi formato proprio a Milanello (dove si allenano Berretti e Primavera) Matri è cresciuto notevolmente grazie ad una lunga gavetta. Dopo due buone annate nella Juventus è dunque ritornato in patria; le speranze che facesse bene erano molte. L’attaccante, però, nelle otto gare in cui è stato schierato da titolare, davanti ad un rombo di un centrocampo di media qualità (De Jong-Poli-Muntari-Birsa), non ha brillato. Il Milan ha dunque deciso di privarsene nella sessione invernale di calciomercato, senza neppure rimpiazzarlo.

Dopo aver negato il privilegio di allenare un numero 9 a Clarence Seedorf (subentrato in corsa ad Allegri), il Milan ha deciso di comprare al neo-coach Filippo Inzaghi niente meno che Fernando Torres, attaccante plurititolato, entrato in una spirale negativa in quel di Londra, sponda Chelsea. Della serie “Pippo ci hai messo tu in questo guaio, ora lo risolvi”.
La storia è di appena un anno fa e molti la ricorderanno. Dopo qualche sterile esperimento di 4-2-3-1 con Torres prima punta, Inzaghi ha in effetti trovato una soluzione. Jeremy Menez falso nueve di guardioliana o spagnola memoria, anche se in una versione decisamente meno efficace, e Torres in panchina.
Risultato? Torres scambiato a gennaio per Alessio Cerci. Il nuovo 9 del Milan sarebbe presto diventato Mattia Destro, centravanti in rotta di collisione con la Roma. Nelle 15 gare (11 dal primo minuto) in cui è stato schierato, Destro non ha certamente brillato, convincendo unanimemente il Milan a non esercitare su di lui il riscatto pattuito con la Roma.

 

Stagione Numero 9 Serie A Coppa Italia Champions League Totale
2012- Gen.2013 Alexandre Pato 4 gare – 0 goal 0 – 0 3 – 2 7 – 2
2013- Gen.2014 Alessandro Matri 15 – 1 0 – 0 3 – 0 18 – 1
2014- Gen.2015 Fernando Torres 10 – 1 0 – 0 0 – 0 10 – 1
Gen.-Mag. 2015 Mattia Destro 15 – 3 0 – 0 0 – 0 15 – 3
2015- Gen.2016 Luiz Adriano 18 – 3 2 – 2 0 – 0 20 – 5
59 – 8 2 – 2 6 – 2 67 – 12

Siamo dunque arrivati al 2015- 2016 anno in cui il Milan è tornato a spendere cifre considerevoli sul mercato. Gli arrivi di Bacca e Luiz Adriano, insieme ai romani Bertolacci e Romagnoli, hanno rinsaldato le ambizioni rossonere.
Luiz Adriano, con il suo 9, ha iniziato bene la stagione, salvo essere progressivamente accantonato da Mihajlovic. Poi ieri, la notizia. Dopo pochi mesi parte l’ennesimo centravanti, questa volta non per il poco feeling con l’ambiente, bensì per un’offerta irrinunciabile dalla Cina. Ben sette milioni di euro di plusvalenza realizzata in pochi mesi, secondo le cifre che circolano attualmente.

Lo score complessivo dei (primi) cinque centravanti che hanno provato a fregiarsi della maglia dei più grandi della storia del Milan è stato dunque insufficiente. In 67 gare disputate, appena 12 reti, una miserevole media dello 0.17 a partita, persino inferiore (0.13) se consideriamo esclusivamente le gare di Serie A. Il minutaggio rende ancora più espliciti questi dati. In campionato i numeri 9 del Milan hanno segnato dal 2012-2013 in poi un gol ogni 414′, un dato disastroso.

Stagione Numero 9 Serie A Coppa Italia Champions/Uefa Totale
Gen.-Mag. 2009 Filippo Inzaghi 14 – 11 0 – 0 2 – 1 16 – 12
2009-2010 Filippo Inzaghi 24 – 2 2 – 1 7 – 2 33 – 5
2010-2011 Filippo Inzaghi 6 – 2 0 – 0 3 – 2 9 – 4
2011-2012 Filippo Inzaghi 7 – 1 2 – 0 0 – 0 9 – 1
51 – 16 4 – 1 12 – 5 67 – 22


Al fine di rendere ancor più impietose queste statistiche abbiamo affiancato a quelle dei cinque centravanti milanisti i dati del precedente numero 9, Filippo Inzaghi. Ma non del primo Inzaghi milanista, bensì quello a fine carriera (dai 35 ai 39 anni) e in rotta con Massimiliano Allegri, dunque non certo nelle migliori condizioni possibili.

L’Inzaghi di fine carriera ha segnato nello stesso numero di gare (67) ben 10 gol in più degli altri cinque giocatori presi in analisi. Con una media totale di 0.32 gol a partita, 0.31 in Serie A, Inzaghi ha surclassato i suoi successori, cosa che, pensando al rendimento di Torres e Destro, probabilmente ha contribuito a far saltare la sua panchina alla fine della passata stagione.

I tempi duri per la squadra rossonera sembrano non essere ancora passati, ma appare evidente, che per tornare a vedere un Milan ad alti livelli serva un calciatore che possa affiancare Carlos Bacca ed incarnare una reale minaccia per le difese avversarie. Come lo sono stati Van Basten, Weah e Pippo Inzaghi. Ancora convinti che serva un centrocampista?

 

About Niccolò Costanzo

Appassionato di qualsiasi cosa che implichi una competizione, seguo principalmente calcio e pallacanestro, di cui scrivo sul sito my-basket.it. Caporedattore Sport, ma solo perché Claudio Pavesi e Filippo Antonelli sono amici e mi lasciano questo titolo!

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