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Roma duemilamai: cronache di una capitale mancata. Le grandi proposte

Roma, 1965, novantacinque anni dopo la Breccia di Porta Pia. Questa ricorrenza da celebrare da lì a cinque anni passerà in sordina, proprio come è stato per il progetto di Quintino Sella per la medesima strada, attraverso cui i bersaglieri sono entrati nella città eterna. Come nel 1871, un nuovo progetto si affaccia all’orizzonte dell’urbanistica romana, ma del quale si intravedono i sintomi negativi fin dalla sua impostazione: la capitale infatti non abbandona i vizi di forma che ha sempre mostrato di avere. L’Italia si affaccia al boom economico e con esso arrivano i primi problemi della modernità: la capitale viene invasa dal traffico veicolare e già nel 1946 l’amministrazione comunale affida ad un gruppo di progettisti lo studio di un piano per le nuove arterie di traffico: la proposta contiene il fulcro di quello che è diventato il nuovo Piano regolatore della città. Da questo momento il nuovo Piano inizia una lunga e travagliata fase di gestazione che dura ben quindici anni, con l’approvazione avvenuta solo nel 1965 dopo molti rinvii, variazioni e colpi di scena: la sua lunga genesi è interessante per  porre attenzione sulla visione di città futura alla base di questo piano.

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Stralcio del Piano regolatore comunale, 1965

Il cuore del piano del 1965 è il progetto di una città moderna, con un centro storico libero dal traffico veicolare, dalla mole di uffici pubblici e privati che lo opprimono e ne causano il congestionamento. Si intende creare una città duale, con un centro storico tra i più belli al mondo ed un centro direzionale moderno distaccato. Quest’ultimo viene disegnato come un asse attrezzato che avrebbe collegato da Nord a Sud i quartieri Pietralata, Tiburtino, Casilino, Centocelle, via Cristoforo Colombo e l’Eur, uniti da un grande viale a scorrimento veloce, connesso a Nord e Sud con l’Autostrada del Sole e ad Est con la Roma-L’Aquila. Lungo tale asse, tre sono i centri direzionali principali: Pietralata, collegato alla Stazione ferroviaria Tiburtina, Centocelle, che deve sorgere sull’area dell’aeroporto militare, e infine l’Eur, l’unico quartiere direzionale esistente, consolidatosi già negli anni ’50 grazie alla capacità di amministrazioni e Governi di non abbandonare un’opera incompiuta del Regime, anzi di trasformarla nel moderno quartiere direzionale rappresentativo della nuova Italia democratica. Lo SDO (Sistema Direzionale Orientale), dal nome del progetto, ha inoltre l’obiettivo di indirizzare verso Est lo sviluppo futuro della città. Per connettere Centocelle con la via Cristoforo Colombo e l’Eur, è previsto anche che la grande arteria di traffico passi al di sotto del Parco dell’Appia antica, conservandone l’integrità. Roma, capitale dell’Italia nel pieno boom economico, si appresta a diventare, almeno sulla carta, una città moderna ed efficiente, pronta ad ospitare non solo gli uffici pubblici che spettano alla capitale di uno stato moderno, ma anche le sedi delle principali aziende ed istituti nazionali ed internazionali.

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“Studio Asse” Studi di fattibilità, ricerche, analisi, esemplificazioni progettuali per le Zone direzionali di Roma, 1969

Ma quali furono le cause che non consentono la realizzazione di questa nuova Roma? Come nei primi anni del suo avvento come capitale, la storia si ripete: gli interessi della rendita fondiaria e dei proprietari della maggior parte delle aree del territorio romano, la scarsa volontà politica di attuare ciò che viene ipotizzato sulla carta  e l’usanza di realizzare progetti al di fuori della pianificazione ufficiale sono le principali cause del “nulla di fatto” del progetto SDO. La prima e la seconda questione sono molto correlate tra loro. L’amministrazione pubblica non dà immediatamente il via alle procedure amministrative ed urbanistiche per l’attuazione dell’operazione SDO ed il privato, non avendo grande interesse ad indirizzare l’espansione della città in quel settore, continua quindi ad investire sopratutto lungo la direttrice verso il Mare ed  i Colli Albani. Le mancanze del pubblico però non finiscono qui: oltre al ritardo nell’attuazione dello SDO, alcune scelte politiche fatte in quegli anni vanno in posizione completamente opposta alle indicazioni urbanistiche del Piano. Come per la realizzazione dei Ministeri nella prima metà del secolo, anche ora vengono realizzate grandi opere pubbliche lontano da quelle che erano le aree che avrebbero dovuto ospitarle, ri-bilanciando così lo sviluppo della città verso Ovest. Su questa scia la via Olimpica viene realizzata per le Olimpiadi del 1960, in concomitanza con la formazione del Piano, ma in via prioritaria rispetto alla Tangenziale prevista nel settore Est della città. Nel 1969, viene intanto inaugurata la nuova Città giudiziaria che fa piombare un enorme carico urbanistico sui quartieri Prati e Delle Vittorie tradizionalmente residenziali. Tra gli anni ’60 ed ’80, la realizzazione della linea A della Metropolitana, da Anagnina ad Ottaviano, è un ulteriore elemento che consolida Prati come testata Nord del sistema direzionale romano. Il prolungamento della linea B entra in servizio solamente nel 1990, lasciando la fermata Quintiliani, che doveva servire il centro direzionale di Pietralata, in mezzo ad una distesa di sterpaglie. Il 1990 è una nuova occasione mancata per lo SDO. Per i Mondiali di calcio, viene prevista la realizzazione della Cittadella dei Media a Saxa Rubra, in un’area che il Piano destina invece ad agro romano vincolato. Al termine della manifestazione sportiva la cittadella viene trasformata nel nuovo centro di produzione Rai concretizzando, con la sede Rai di viale Mazzini del 1965, il quartier generale dell’azienda pubblica televisiva nel quadrante Nord-Ovest.

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Pietro Barucci, edifici per uffici, Piazzale del Caravaggio, 1963-1968

Roma oggi però è una città capitale, perciò ci domandiamo: dove sono finiti tutti quegli uffici che avrebbero dovuto essere ospitati dalle aree destinate allo SDO? In primis all’Eur, unico vero quartiere direzionale realizzato, ma che esisteva già alla data dell’approvazione del Piano regolatore. A ridosso della via Cristoforo Colombo è possibile vedere oggi l’unico brano esistente dell’asse attrezzato. Si tratta dei palazzi per uffici di Piazzale del Caravaggio, architetture moderne che parlano di un vicino passato in cui si progettano le città secondo la separazione dei flussi veicolare e pedonali e gli edifici come spazi modulari di lavoro, riproposti in facciata in un seriale curtin wall, che sa tanto di loculo lavorativo di “fantozziana” memoria. Tutto il resto degli uffici pubblici è rimasto localizzato all’interno del centro storico, a causa anche del rifiuto di spostare le sedi dei Ministeri nelle nuove aree. Per gli uffici privati invece, oltre all’Eur ed al centro storico, sono nati nuovi centri direzionali nei quartieri Pinciano, Ludovisi e Prati. Le norme tecniche di attuazione del PRG  del ’65 infatti stabilivano che all’interno dei quartieri ricadenti in zona B erano possibili gli interventi di ristrutturazione edilizia e cambio di destinazione d’uso senza l’aumento delle volumetrie e delle superfici esistenti: è così allora che, operando lotto dopo lotto, i quartieri residenziali vengono pian piano trasformati in direzionali sulla spinta degli operatori privati. Perciò dagli anni ’70 ed ’80 si realizza una versione distorta dell’idea di Quintino Sella di un centro direzionale lungo via Nomentana.

Oggi Roma ha un nuovo Piano regolatore, l’Italia è fuori dal boom economico ormai da molti anni e la città si è sviluppata secondo una forma completamente diversa da quella auspicata dal Piano del 1965. Ma cosa rimane del progetto SDO? Il nuovo Piano regolatore ha abbandonato la visione di una città direzionale parallela concentrata in un unico settore del territorio comunale, optando per una teoria policentrista. Le Centralità urbane e metropolitane, come definite dal PRG approvato nel 2008, sono i nuovi centri della futura Roma, dove il mix funzionale di residenze, attività commerciali e direzionali, dovrebbe garantire la qualità urbana.  Tra le centralità, disseminate in tutti i settori del territorio comunale, spicca quella di Pietralata, unico brandello del vecchio SDO rimasto in piedi nella pianificazione urbanistica attuale. Roma riuscirà a vincere questa sfida ed avere finalmente il suo vero, nuovo e moderno centro direzionale? I presupposti degli ultimi anni non sembrano andare in questa direzione: i progetti originali vengono troppo spesso snaturati con eccessivi cambi di destinazione d’uso e con la concentrazione del commerciale in grandi centri. Se la capitale d’Italia avrà il suo centro direzionale è una storia ancora tutta da scrivere, speriamo solo di poterla scrivere presto.

Laura Bernardi & Roberto Cannoni

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Comune di Roma – ufficio progetti metropolitani. Stralcio del Piano particolareggiato comprensorio Pietralata.

 

Bibliografia essenziale

  1. Insolera, Roma moderna. Da Napoleone I al XXI secolo, Giulio Einaudi editore, Torino 2011
  2. O. Rossi, Roma. Guida all’architettura moderna 1909-2011, Editori Laterza, Roma 2012, pp. 237-249

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