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U.S. President Barack Obama, who won a second term in office by defeating Republican presidential nominee Mitt Romney, waves as he addresses supporters during his election night victory rally in Chicago, November 7, 2012. REUTERS/Jim Bourg (UNITED STATES - Tags: POLITICS ELECTIONS USA PRESIDENTIAL ELECTION)

Economia- Il successo di Barack Obama

Tracciare bilanci è quanto mai difficoltoso. Ancor di più lo è nella prossimità di una scadenza di mandato del Presidente della più importante nazione al mondo. Nel tracciare il bilancio degli otto anni dell’amministrazione Obama in economia mi rifarò a dati oggettivi e analitici, lasciando alla speculazione politica filosofica gli altri aspetti. Ciò, per il semplice motivo per il quale nel 2008 non trovai nulla di affascinante nell’essere un afroamericano in Obama, anzi, come la sua più grande sconfitta è rappresentata dall’ineguaglianza nell’organizzazione sociale americano, specie degli afroamericani. Certo non mancano ambiti negativi, come del resto negarli, sarebbe affermare il falso, ma di certo assieme a Putin è stato l’unico leader capace di riformare il suo Paese e portarlo fuori dal pantano del nuovo millennio.

L’economia è il capolavoro di Barack Obama. Egli, ha preso le redini della superpotenza economica per eccellenza proprio nel momento in cui dalla stessa, un anno prima, si era scatenata la crisi dei titoli sub prime che avrebbe, nel giro di pochi mesi, fatto crollare l’intera economia mondiale.

Se da un lato Obama è stato troppo morbido con le banche e altre istituzioni finanziarie poiché come affermato dal premio Nobel Krugman «nessuna figura importante è andata in prigione; banche come Citigroup e Goldman si sono comprate una via d’uscita piuttosto pulita», allo stesso tempo e modo Barack Obama ha attuato due riforme tombali. La prima grande riforma è stata la legge finanziaria Dodd-Frank del 2010 che ha avuto un effetto molto più positivo di quanto ci si potesse aspettare: le legge in questione ha previsto l’istituzione di un registro di systemically important financial institutions (abbreviate in SIFI: cioè aziende che in caso di fallimento produrrebbero effetti su tutto il sistema) che prevedesse, per le aziende che ne facessero parte, alcuni vincoli federali per potere avere accesso ad aiuti economici da parte del governo. Un cambiamento storico, che paragonato all’Unione Europea si pone in maniera diametralmente opposta.

Seconda riforma dal valore imprescindibile è stata l’istituzione del “Consumer Financial Protection Bureau”, un’agenzia creata nel 2011, progetto ideato dalla senatrice democratica Elizabeth Warren. Tale agenzia è riuscita a tutelare con efficacia cittadini che hanno contratto dei prestiti a condizioni irregolari o eccessivamente svantaggiose. Un modo di combattere le clausole vessatorie e i tranelli posti in essere da molteplici attori economici i quali grazie a questa istituzione hanno trovato un forte ostacolo federale sulla loro strada. La mente per gli Italiani va facilmente a quanto accaduto recentemente con le Banche toscane.

A sei anni dall’inizio della «cura Obama » il presidente degli Stati Uniti ha potuto annunciare l’uscita dal paese dalla fase di recessione, la diminuzione del tasso di disoccupazione dal 10% (15 milioni di persone) al 5, 6 (8 milioni di disoccupati), una percentuale di crescita costante del Pil tra il 3,5 % e il 4,5 % e l’assunzione di 2,6 milioni di persone nell’anno 2014, con la prospettiva di una nuova direzione dell’economia nazionale.

Dal febbraio 2009, una serie di misure economiche assunte dal governo che incontrano in una prima fase serie difficoltà, possono essere definite NeoKeynesiane. Ciò significa che queste sono state attuate in piena avversione e controtendenza con i dogmi propagati dalla Commissione Europea e dal passato board della Banca Centrale Europea, per capirsi quello precedente alla Presidenza di Mario Draghi, che ha fatto dell’austerità in Europa quello che per i Cattolici è rappresentato dalla ” Trinità” Primo importante provvedimento è stato il Recovery act, una legge di stimolo economico da 787 miliardi di dollari in esenzioni fiscali a imprese e lavoratori, spese per le infrastrutture. Se in un primo tempo tale Atto ha riscontrato sterili risultati e molte difficoltà, ma fin dopo il terzo trimestre successivo alla sua promulgazione ha rappresentato uno dei volani per la crescita dell’economia reale e del Pil statunitense.

L’iniezione di liquidità immessa nell’economia anche attraverso il quantitative easing, ossia l’acquisto di titoli di stato pubblici e privati, o di pacchetti di azione, sul mercato delle borse finanziarie in cambio di denaro contante da parte della Fed , la Banca federale, ha come in Europa, dove la sua approvazione è stata dovuta solo a Draghi, ridato slancio al credito e agli investimenti. I progetti previsti e proposti dall’amministrazione Obama di lavori pubblici infrastrutturali «di rapido intervento e attivazione» sul modello del New Deal di Roosvelt per dare rapidamente lavoro ai disoccupati, non vengono accolti dai parlamentari dei differenti Stati federali che lanciano controproposte di progetti a lungo termine nei propri Stati, con pochi effetti immediati sull’economia. In quel torno di tempo, tra il 2009 e il 2010, sembra valere il vecchio detto keynesiano che la politica monetaria del quantitative easing «nel suo splendido isolamento» non è in grado da sola di fare da stimolo alla ripresa economica.

Per far fronte a questo isolamento la politica dell’Amministrazione Obama è stata di guida degli investimenti privati rimettendo in piedi il mercato automobilistico, MG e Chrysler, sostenendo l’attività chimica e di ricerca farmaceutica, con forti e seri progetti strutturali sul territorio federale.

Per dar maggior convinzione alla mia esposizione basta pensare che l’economia Usa è cresciuta del 3,9% nel secondo trimestre del 2015, quando attese degli economisti erano per una crescita del 3,7%, ben diverso dal 0,2 Italiano.

Ora con buona pace degli ultras dell’austerity, dell’intellighenzia italiana e degli europeisti privi di patria, posso facilmente affermare con convinzione che l’economia è stato il ” Capolavoro dell’Amministrazione Obama”. Un Presidente che ha dato speranza a una parte di mondo, illuso forse i più deboli e che a sua volta è stato forse impotente di fronte chi ha provocato la crisi, ma che di sicuro ha lasciato una buona traccia.

Un lascito economico sul quale ripartire o affondare, se le prossime elezioni dovessero presentare cattive sorprese, come amici dell’austerità europea o capitalisti dogmatici. 

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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