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The Revenant di Alejandro Gonzalez Iñarritu

Dopo aver immeritatamente trionfato agli Academy Awards lo scorso anno, torna nei cinema Alejandro Iñarritu con un film piuttosto inusuale per i suoi canoni. Ambientato in un far west non meglio precisato, The Revenant è il primo film in costume del regista messicano, e racconta la storia del viaggio di sopravvivenza di un battipista determinato a vendicare l’assassinio del suo figlio mezzosangue.

A caratterizzare il film, che immerge i personaggi in una natura selvaggia ed ostile, è in maniera predominante la fotografia di Emmanuel Lubezki, probabilmente il più riconoscibile e celebrato direttore della fotografia in attività negli ultimi anni. Salito alla ribalta grazie alle sue collaborazioni coi fratelli Coen e con Terrence Malick, è proprio al look di film come The New World e The Tree of Life che Lubezki si rifà, in un esercizio di autoplagio che se da una parte non fa fatica a raggiungere i livelli di assoluta eccellenza artigianale cui siamo abituati, dall’altra ammanta tutto il film di un aria di già visto che non aiuta ad emanciparlo dalla sensazione di genericità e mancanza di mordente che lo affligge più in generale.

The Revenant è un film molto lungo e deliberato nel suo incedere, e pur non risultando noioso o trascinato, non riesce mai a trascendere il piano della competenza tecnico/narrativa che il suo regista è senz’altro in grado di infondergli. Questo basta a renderlo un passo avanti rispetto all’inutile accozzaglia che era Birdman, ma veniamo lasciati comunque con un lavoro che è molto lontano dal riuscire a lasciare il segno, nonostante la relativa regolarità con cui ci presenta scene a tinte forti. Queste scene suggeriscono l’impatto viscerale che il film vorrebbe avere sullo spettatore, lo lasciano immaginare diciamo, ma come si suol dire, tra il dire e il fare c’è di mezzo l’ennesima piroetta ingiustificata della telecamera, l’ennesimo generico intermezzo onirico che nulla aggiunge, ed è proprio tra queste carinerie che The Revenant si perde.

Obbligatoria menzione per DiCaprio che tenta l’ennesimo assalto all’oscar con un ruolo classicamente statuettabile. Non faccio paragoni con gli altri candidati perché non mi ricordo nemmeno bene di chi si tratti, ma al di là della qualità dell’interpretazione (che è buona ma non straordinaria, messa in parte in ombra da due ottimi comprimari in Tom Hardy e Domhnall Gleeson) questo sembrerebbe essere l’anno buono per il Leo nazionale.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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