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Sanremo 2016: L’ascensore della musica è rotto

Chi fa musica sogna il successo. Ci sono poche eccezioni (come quei musicisti black metal che vivono del proprio elitismo), ma un sano desiderio di essere ascoltati e apprezzati è diffuso e condivisibile. Soprattutto quando si comincia, con l’entusiasmo di un nuovo progetto e la creatività che deriva dall’incontro e dalla collaborazione. Però il giovane musicista si troverà subito di fronte il collega più anziano che sospira, neanche fosse un anziano particolarmente socievole sull’autobus delle otto di mattina, e lamenta l’impossibilità di “farcela” in questo sistema Italia.

Partiamo da un freddo numero, che viene dallo studio sull’Italia creativa realizzato da Ernst & Young su commissione SIAE: paragonando i vari settori della creatività, la musica è seconda per numero di occupati (dietro solo alle arti visive), ma sesta per impatto sul PIL. Il 16% di tutti gli occupati nei settori creativi produce il 10% dei ricavi della creatività italiana. La musica è in perdita. Quindi la definizione di “farcela”, per un musicista, assume connotati di sopravvivenza. Questo chi suona lo sa: il sogno diventa non più il successo, ma uno stipendio. Non solo: chi fa musica spesso vuole fare altro – radio e televisione, o scrivere romanzi, che però mi sembra una carriera altrettanto a rischio.

Della musica in televisione sappiamo una cosa: non funziona. O meglio, i programmi hanno un successo enorme, da Sanremo a X Factor/The Voice/Italia’s Got Talent, ma non grazie alla musica. In fondo chi guarda Masterchef – e sono in tanti, oltre due milioni e mezzo a puntata se contiamo anche gli ascolti nei sette giorni successivi alla messa in onda, su una piattaforma che ha cinque milioni di abbonati – non è necessariamente appassionato di cucina, questo è ovvio. Anche quest’anno c’è solo una certezza per quanto riguarda Sanremo 2016 : i momenti di crollo dell’audience saranno a metà delle canzoni. Se io so che una canzone dura fra i tre e i quattro minuti, e ho sentito strofa e ritornello nel primo minuto, ho due minuti di ripetizioni varie che posso usare per fare un giro dei canali. D’altronde è anche dimostrato che per passare in radio con successo una canzone debba avere al massimo venti secondi di intro e dare subito all’ascoltatore le melodie, e la radio ha ancora un peso economico enorme sul sistema musicale. Tutto il resto del Festival è ancora un punto interrogativo, a cominciare dal vincitore – ma i bookmakers scommettono sul duo Giovanni Caccamo+Deborah Iurato, che hanno colpito la critica e si sono guadagnati grandi elogi.

Essere uno dei pochi che supera le selezioni di un talent si può. Parliamo di percentuali infinitesimali, ma il talento è riconosciuto. Superare la selezione successiva, cioè il successo vero e proprio, è il vero inferno. Si può vincere grazie ad un televoto di rilevanza nazionale e poi scomparire, e non perché il pubblico sia bue ma perché tra chi si appassiona alla storia televisiva e chi segue il mondo della musica in modo costante c’è una forbice abbastanza ampia.

Le grandi star, d’altronde, nascono dal web. Youtube? Qualcosa ha prodotto anche in Italia, come la sorpresa Benji&Fede. Richiede, però, una cura del videoclip che manca, e non per colpa delle professionalità tecniche (abbiamo alcuni tra i migliori registi di video al mondo). Semplicemente per un discografico video vuol dire artista in primo piano, che si aggira e canta, ed è un modello che sul web non funziona. La particolarità di un successo digitale, però, è che non ha mezze misure. Una web hit è tale perché ha fatto numeri impressionanti. Il resto floppa. Al sistema Italia, per entrare nel linguaggio dei disillusi, manca la mezza misura.

Piccoli club ce ne sono – in molti chiudono, e si può discutere sulle strategie degli altri, tra tribute band e serate nostalgiche di vario tipo, ma il piccolo club rimane un caposaldo per gli esordienti. E poi? Nel momento in cui un artista dovesse riempire i club, dove va? Al Palalottomatica? All’Alcatraz? O in tour nei teatri, uccidendo qualsiasi spunto di gioventù e innovazione? Manca un pezzo, ed è il pezzo mancante che, unito ai prezzi dei concerti, blocca l’ascensore. Uno dei pochi esperimenti di sala concerti all’inglese è l’Orion, a Ciampino, che ha prezzi da arena. Non può bastare.

About Filippo Festuccia

Filippo Festuccia
Scrivo di musica da quando ascolto musica. Lavoro tra coumincazione, pubblicità e relazioni internazionali, quindi l'occhio musicale finisce per (provare ad) essere uno sguardo pop a tutto tondo. Aggiungiamoci passioni varie per arte, moda, design e video ed ecco che si può finire a parlare di un album senza quasi parlare di musica.

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