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Recensione: Morgan Lost, Sergio Bonelli Editore

La Sergio Bonelli Editore sta tornando ad essere il punto di riferimento privilegiato del panorama fumettistico italiano. Investendo in maniera coraggiosa su nuovi personaggi, formati (aprendo anche a cartonati da libreria) e progetti cross-mediali (come tempo fa il cine-comic di Orfani o Notte a fumetti su SkyArte HD). In quest’aria di rinnovamento, forse la serie più peculiare e che rappresenta un ritorno al fumetto classico bonelliano è appunto Morgan Lost di Claudio Chiaverotti; quest’ultimo sceneggiatore di quella che personalmente ritengo una delle migliori serie della casa milanese: Brendon, cavaliere idealista di un nuovo medioevo in un’Inghilterra post-apocalittica.

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Questa volta Chiaverotti torna più potente che mai, dirigendo una nuova serie mensile attualmente al quarto numero; reduce tra l’altro dal prestigioso premio Courmayeur Noir Festival. Perché farne soltanto ora una recensione? Per la semplice ragione che da un semplice numero è difficile valutare il ritmo e il taglio di una serie regolare, con uno sviluppo lineare nel tempo. Oltretutto i criteri sono ben diversi da quelli di una graphic novel, la quale ha uno spazio limitato e ben definito per raccontare la sua storia.

Il mondo di Morgan Lost è il nostro mondo. Con alcune grosse distinzioni: la tecnologia è caratterizzata da una vena retrofuturistica ispirata agli anni ‘30-’40 (influenzata dell’estetica egizia) e vi è una sostanziale ucronia storica: Hitler è morto prima del tempo e la Seconda Guerra Mondiale non è mai stata combattuta. Nella città immaginaria di New Heliopolis i criminali e gli assassini che si nascondono fra le tenebre sono venerati come vere e proprie rockstar, dando vita ad un perverso show-business. In questa realtà si muove Morgan, alter-ego dello stesso autore Chiaverotti. Un cacciatore di taglie cinefilo e insonne, il cui volto è stato deturpato da un tatuaggio a seguito di un macabro rituale perpetrato da alcuni cultisti. Da quel momento si aggira senza sonno per le strade di una metropoli minacciosa e opprimente, braccando serial killer.

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Morgan Lost ha un’impostazione classica: eroe tradizionale Bonelli, che come Dylan Dog o Martin Mystere risolve casi e affronta feroci psicopatici. È un fumetto da leggere per l’atmosfera che riesce a trasmettere, piuttosto che per la storia in sé. Questo grazie anche a una cura artistica notevole con i disegni di Michele Rubini e Giovanni Talami, che rappresentano un chiaro punto di forza; scelta originale è l’uso della tricromia: le tavole sono infatti in bianco, rosso e nero per rispecchiare il fatto che Morgan è daltonico ed è proprio quello il modo in cui osserva l’ambientazione che lo circonda. La metropoli è così ben caratterizzata esteticamente e nella sua architettura che diventa essa stessa co-protagonista in ogni episodio, senza però risultare invadente rispetto ai personaggi, grazie ad un uso ponderato degli scorci all’interno delle tavole.

La serie nel suo canone racchiude tutti i tòpoi del cinema e della letteratura di genere: il noir alla Angel Heart, il Silenzio degli Innocenti, Dario Argento, John Carpenter, fino ad arrivare al surrealismo sulla falsa riga di David Lynch. Tant’è che all’epilogo di alcuni albi appare la scritta “Fine primo Tempo”. Il citazionismo è una delle pietre portanti di Morgan Lost e ogni numero riesce a cogliere una sfaccettatura di questo cosmo, miscelando ognuna in maniera divertente e divertita. Chiaverotti ha il pregio di saper miscelare tutti questi canoni con uno stile immaginifico, romantico e onirico. Particolarmente nel caso del terzo numero Mr. Sandman, dove la narrazione è sospesa in maniera potente tra sogno e realtà.

Lasciando da parte l’aspetto grafico, il personaggio di Morgan non si discosta eccessivamente dal marchio di fabbrica bonelliano: eroe pulp, seduttore e dotato di una certa dose d’ironia. A differenza degli altri personaggi Bonelli è però genuinamente fragile: divorato costantemente dal suo passato e più di ogni altra cosa dai fantasmi dei folli che è riuscito a catturare nel corso della sua carriera. Anche un po’ fallito, insicuro e pieno di paranoie ed è per questo che raccoglie facilmente le simpatie del lettore. Il suo fascino, che lo accomuna ad esempio alla creatura di Tiziano Sclavi, sta nel non sapere dove finiscano le paure e le inquietudini dell’eroe e dove inizino quelle del suo autore (come egli ricorda spesso nei suoi editoriali). Continuamente angosciato dal fatto di immedesimarsi troppo nelle proprie prede, fino ad arrivare a provare compassione e a comprenderli, Morgan è in questo molto simile a Brendon D’arkness, similitudine a volte fin troppo marcata ed evidente.

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Tirando le somme, Morgan Lost si rivela una gradita sorpresa nelle edicole italiane e un piacevolissimo ritorno di Claudio Chiaverotti; narratore che abbiamo imparato ad apprezzare con storie come quella del ciclo di Anja su Brendon. Forse possiamo anche sbilanciarci dicendo che si tratta al momento (tolte testate del calibro di Tex e il già citato Dylan Dog) della migliore produzione attuale della Sergio Bonelli, in confronto ai contemporanei Orfani: Nuovo Mondo e Dragonero decisamente sotto tono. Per il semplice fatto di esser tornato a fare una cosa che spesso nel fumetto odierno è andata persa, ovvero, l’uso in maniera intensa e suggestiva di un’immagine per raccontare qualcosa. Per questo è già un’icona pop del fumetto popolare.

About Alessio Persichetti

Alessio Persichetti
Game Master a tempo perso, oltre ad essere un bibliofilo compulsivo. Nel tempo libero, fin da ragazzino, si appassiona al gioco intelligente (giochi di carte, giochi di ruolo e da tavolo) e ai fumetti, senza però disdegnare i videogiochi.

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