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The Martian di Ridley Scott

Con l’approssimarsi dei suoi 80 anni Ridley Scott sembra stare attraversando una seconda giovinezza. Questo non tanto perché il livello della sua produzione cinematografica sia particolarmente elevato (del resto non lo è mai stato), quanto piuttosto per il ritmo con cui continuiamo a trovarci pellicole a suo nome al cinema, quello sì, elevato anche più di quanto non lo fosse quando il nostro era un aitante novello della cinepresa.

Ultima fatica del cineasta inglese è The Martian, film di fantascienza che ha riscosso consensi tra pubblico e critica come non succedeva da molto tempo ad un film di Scott, e che si appresta a fare la sua comparsata ai prossimi Oscar dove verosimilmente verrà oscurato da film più consoni alla cerimonia.

La storia è quella di Mark Watney, un astronauta in missione su Marte, che in seguito ad una tempesta sul pianeta rosso viene dato per morto e abbandonato dai suoi compagni di spedizione. Il nostro non si dà per vinto, e, determinato a sopravvivere abbastanza a lungo da darsi una chance di venire soccorso, dà fondo a tutte le sue risorse di scienziato per prolungare il più a lungo possibile la sua permanenza sull’inospitale mondo di cui è prigioniero.

Per un film mainstream la branca di fantascienza che The Martian propone è sorprendentemente e piacevolmente hard. Non mi pronuncio sulla verosimiglianza degli eventi descritti: probabilmente è scarsa. Il film tuttavia si sforza di spiegare nel dettaglio i passaggi di quello che succede, delle strategie di sopravvivenza di Watney, e dei piani dei suoi colleghi che architettano il suo salvataggio, e se come ho già detto non mi sento di garantire per i futuribili dettagli delle operazioni, penso che la pellicola colga e rappresenti in maniera piuttosto genuina lo spirito e la mentalità degli uomini e delle donne che in tutto il mondo dedicano la loro vita alla scienza ed all’ingegneria.

Non penso di avere un’esperienza di quel mondo tale da potermi lanciare in grosse disquisizioni, ma non c’è dubbio che la rappresentazione media dello scienziato nei film di Hollywood oscilli tra l’alienato antisociale e il mistico illuminato, e la dimensione artigianale e pratica che l’attività scientifica richiede viene spesso lasciata in ombra.

Nonostante ambientazione e trama si prestassero ad un approccio molto più drammatico ed esistenzialista, il tono di The Martian è sempre molto leggero, a volte persino troppo, con un senso dell’umorismo che sfocia nel faceto. Questo produce alcuni momenti un po’ incongrui che spezzano quel minimo di pathos che comunque ci si aspetterebbe, ma fa sì che il fuoco della vicenda sia sempre sui problemi che si presentano ai personaggi e sulla ricerca delle soluzioni. C’è poco spazio per la retorica delle difficoltà superate grazie alla forza d’animo, e l’accento viene sempre messo sulla capacità dei protagonisti di improvvisare, sapersi adattare alle situazioni e giungere a soluzioni che in un primo momento non sembravano concepibili.

Questo non fa di The Martian un grande film da un punto di vista drammatico o registico, e chi approcciasse la visione aspettandosi un thriller mozzafiato o una storia strappalacrime sarebbe senz’altro deluso. Non c’è però dubbio che l’approccio della pellicola al genere sia fresco e diverso da quello a cui Hollywood ci ha abituato attraverso gli anni, e tanto mi basta per consigliarne la visione.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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