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Economia Brasiliana – La festa è finita

Il duemilasedici è l’anno delle Olimpiadi Estive a Rio de Janeiro. Nelle prospettive dello scorso decennio sarebbe dovuto divenire l’anno della definitiva consacrazione del Brasile a potenza regionale dal respiro globale. Eppure, dopo la ubris progressista di Lula qualcosa è andato male. Si, perché la debolezza dei governi nel creare un valido impianto infrastrutturale e industriale ha rallentato il profilo di affidabilità del Paese più grande del Sud America. Inoltre, la debolezza nel contrasto ad alcune multinazionali, che si portano capitali, ma senza il rispetto di regole e soprattutto senza la costruzione di durature politiche industriali ed economiche non hanno reso una solida realtà il Paese verde oro. Ma, fattore determinante nella fine del sogno brasiliano e aver affidato il proprio futuro alla complementarietà alla Cina. Sì perché non appena il Dragone Cinese ha leggermente rallentato il proprio cammino, che resta vigoroso, il Brasile ha perso terreno poiché molta della sua fortuna è dipesa dalla dea cinese.

Così l’agenzia Stamdard & poor’s ha tagliato il rating sul Brasile a BB da BB+ con outlook negativo, riflesso del fatto che per l’agenzia di rating c’è oltre una probalità su tre di una ulteriore bocciatura. L’idea è che “le sfide economiche e politiche che il Brasile sta affrontando restano notevoli” tanto che S&P si aspetta “un processo di aggiustamento più prolungato, una correzione più lenta della sua politica fiscale così come un altro anno di forte contrazione economica”. L’agenzia stima che nel 2015 l’economia brasiliana si sia contratta del 3,6% e che nel 2016 subisca un altro -3% per poi vedere una ripresa della crescita in territorio positivo nel 2017.

“L’eredità delle decisioni prese nella prima amministrazione di Dilma Rousseff ha danneggiato l’umore imprenditoriale e le prospettive di investimento. Le incertezze e gli effetti contagio associati alle indagini sulla corruzione e al taglio degli investimenti nel colosso petrolifero nazionale Petrobras e nei suoi fornitori hanno spinto in negativo la crescita”, si legge nel rapporto. L’aggiornamento delle stime di crescita del Fondo Monetario Internazionale (FMI), riportate dal World Economic Outlook, sono davvero una stangata per il Brasile, che è atteso ora in recessione del 3,5% quest’anno, dopo che la sua economia si sarebbe contratta del 3,8% lo scorso anno, mentre il pil non tornerebbe a salire nemmeno l’anno prossimo, restando stagnante. Rispetto alle precedenti previsioni di soli 3 mesi fa, si tratta di un notevole peggioramento, essendo stato allora stimato un calo del pil dell’1% per quest’anno e una crescita del 2,3% nel 2017.

L’aggiornamento delle stime di crescita del Fondo Monetario Internazionale (FMI), riportate dal World Economic Outlook, sono davvero una stangata per il Brasile, che è atteso ora in recessione del 3,5% quest’anno, dopo che la sua economia si sarebbe contratta del 3,8% lo scorso anno, mentre il pil non tornerebbe a salire nemmeno l’anno prossimo, restando stagnante. Rispetto alle precedenti previsioni di soli 3 mesi fa, si tratta di un notevole peggioramento, essendo stato allora stimato un calo del pil dell’1% per quest’anno e una crescita del 2,3% nel 2017. Una bocciatura forte e netta per Dilma Roussef che da prima donna a guida del paese sta affrontando la doppia crisi globale. Molti dei problemi brasiliani restano ancora nella frammentazione e nell’incapacità di porsi.come in un’autonomia propendente a una piccola autarchia industriale e finanziaria senza contrarsi.

Il Brasile come l’intera economia mondiale è a un bivio dove o recupera coscienza di sé e cambia obiettivi riponendo le sue prospettive in una crescita sostenibile e a base umana oppure a breve il taglio non lo farà un’agenzia di rating, ma la storia.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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