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Brooklyn di John Crowley

Domenica avrà luogo la cerimonia degli Oscar e su Polinice concludiamo la carrellata dei candidati parlando di un piccolo film con poche candidature, ma di peso. Brooklyn è infatti la classica pellicola che partecipa alla kermesse hollywoodiana con spirito in larga parte decoubertiniano: non sono andato a guardare le sue quotazioni presso i bookmakers ma davanti alla sfilata di megaproduzioni, star e paillette sarebbe molto sorprendente se a spuntarla fosse una piccola pellicola irlandese che racconta la piccola storia di una piccola ragazza in una grande città.
Resta il fatto che Brooklyn è candidato per il miglior film e la miglior sceneggiatura non originale, e la sua protagonista, Saoirse Ronan, è candidata come migliore attrice protagonista, primo grande riconoscimento di una carriera che già da diversi anni si preannuncia di livello, ed essendo uno dei film meno chiacchierati della stagione merita di ricevere il suo quarto d’ora almeno su queste pagine.
Brooklyn racconta la storia di Eilis, una giovane irlandese che lascia la sua casa in cerca di fortuna, e con l’intercessione di un sacerdote trova lavoro nel borough di New York che dà il titolo al film.
La nostalgia di casa, le difficoltà nell’ambientarsi alla nuova realtà, i primi passi verso la normalità, la corte di un ragazzo italo-americano: gli elementi che caratterizzano la trama del film sono molto classici e quasi vecchia maniera, e in effetti l’attenzione dell’Academy non giunge come una sorpresa per un film così sentimentale e romanzesco.
Per certi versi il grande clamore che il film ha suscitato tra i critici d’oltreoceano sembra eccessivo: Brooklyn è un film che non si prende un rischio che sia uno, e si potrebbe dire che le sue candidature sono la sintesi perfetta del motivo per cui gli Oscar sono una manifestazione così obsoleta e irrilevante. D’altra parte un tempo e un luogo per un film del genere ci saranno sempre, e nella categoria abbiamo sicuramente visto di molto peggio, per cui sarebbe ingeneroso fare le pulci per questioni di principio ad un film che non ha nessuna ambizione al di là di quella di raccontare una storia e di farlo con buon gusto ed equilibrio.
Per quanto mi riguarda gli occhioni di Saoirse rappresentano un motivo sufficiente a considerare Brooklyn due ore ben spese, tutto il resto è un incentivo solo discreto che non mi sento di esaltare più di tanto ma che di sicuro non dovrebbe scoraggiare nessuno.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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