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C’era una volta Steph Curry…

E’ dicendo “c’era una volta Steph Curry” che inizieremo i discorsi davanti al caminetto, parlando ai nostri nipotini. Curry sta rivoluzionando il gioco, sta cambiando le regole con un misto di sregolatezza, tanta tecnica e una stordente semplicità nell’approcciare certe situazioni di gioco. Nelle ultime quattro partite, ovvero quelle dell’ultima settimana di febbraio, ha tenuto una media di 43.8 punti, 7.3 assist, 5.8 rimbalzi, 60.8% dal campo e 61.1% da tre punti. Sessantunopuntouno. Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2015 però Steph Curry ha davvero esagerato, mandando KO i Thunder di Westbrook e Durant con 46 punti, 3 rimbalzi, 6 assist, 2 recuperi, il tutto tirando 14/24 dal campo e 12/16 da tre punti, statistiche che gli permettono di eguagliare il record di Kobe Bryant e Donyell Marshall per il maggior numero di triple segnate in una partita NBA ma anche di arrivare a 288 triple in stagione, un nuovo record NBA precedentemente detenuto dallo stesso Curry con 286. Oltretutto è il primo giocatore della storia con due partite consecutive con almeno 10 triple realizzate e l’unico giocatore NBA con cinque partite in carriera con almeno 10 triple segnate. Ho già detto che la partita di stanotte contro OKC è stata decisa da questo tiro?

Come sentite nel video, i Warriors avrebbero anche un timeout da utilizzare per organizzare l’attacco ma che senso avrebbe? Curry da quella distanza tira col 50% in stagione.
Questa giocata disumana ha provocato le reazioni del mondo del basket su Twitter, un mondo che si è decisamente messo ai piedi del numero 30 da Davidson.

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Perfino King James ha detto la sua a riguardo.

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I commenti dei colleghi sono tutt’altro che infondati. Curry infatti ha preso in braccio quella cosa denominata pallacanestro e la sta portando in giro secondo la propria volontà. Potremmo parlare di come Curry abbia più triple segnate a partita di tutti i Minnesota Timberwolves, o di come nelle ultime due partite abbia segnato più triple del 50% dei giocatori NBA attualmente in attività, ma basta un solo grafico per far capire l’onnipotenza di Steph.

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Se non fosse chiaro, il grafico disse che un giorno Steph Curry decise di segnare il record di triple in una stagione NBA, record che successivamente riuscì a battere. Oggi non solo ha superato nuovamente quel record, lo ha fatto a febbraio, con ancora 24 partite da giocare.

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Steph sta dimostrando di essere totalmente impossibile da marcare. Il suo range illimitato, i suoi rilasci velocissimi e la oltraggiosa capacità di non dover necessariamente mettere a posto i piedi prima di un tiro né di dover essere in ritmo, lo rendono quasi irritante. Basti pensare che le prime sette triple della partite contro OKC sono state segnate rispettivamente contro Durant, Westbrook, Ibaka, Adams, Kanter, Waiters e Singler, perché nessuno può contenerlo, nonostante ciò che ha detto Oscar Robertson nei giorni scorsi. Curry può segnare abbondantemente dietro la linea dei tre punti, dopo aver perso il ritmo a causa di una finta di tiro, con la mano di un centro protesa in faccia. Un tiro così infatti non è marcabile.

Dimenticavo di far notare che Curry ha vinto la partita rientrando in campo dopo un infortunio. Westbrook infatti gli era crollato addosso, atterrando sulla caviglia della stella dei Warriors, provocando una distorsione. Chi segue Curry da tempo sa che le caviglie sono sempre state il suo punto debole, l’unico miraggio di umanità in un robot costruito per rivoluzionare il basket. Ecco, stanotte Curry ha alzato anche un metaforico “dito medio” alla sua ultima debolezza, rientrando in campo dopo l’infortunio per trascinare i suoi compagni alla rimonta e al conseguente pareggio, per poi distruggere OKC nei tempi supplementari forzando anche il sesto fallo di Durant, fino a quel momento mattatore dei Thunder. Piccolo inciso: va detto che il dominatore KD ha anche perso una sanguinosa palla a 10 secondi dalla fine, un errore che ha portato ai due liberi del pareggio di Iguodala, proprio su fallo di Durant.

Quello 0/5 dal mid-range ci fa sperare che forse anche Curry può sbagliare.

 

Durant o non Durant, giocatore che l’anno prossimo potrebbe trovare le condizioni contrattuali per firmare addirittura con Golden State, il discorso è uno solo: Steph Curry non ha il minimo senso. Può sembrare ripetitivo ma è così.
Riprendendo l’inizio di questo breve articolo, ricordatevi di non mostrare la mappa di tiro di Curry ai vostri nipotini quando racconterete a loro delle imprese del numero 30, altrimenti avranno gli incubi.

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