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Lisbona, 25 Agosto 1988

La mattina del 25 Agosto del 1988, a due secoli di distanza dal terribile terremoto del 1755, il centro di Lisbona brucia ancora. Un incendio spaventoso, che viene domato solo molti giorni dopo con un largo dispiego di mezzi e uomini. Oggi di quell’inferno dantesco fatto di fiamme e di nuvole di fumo nero, fortunatamente, rimangono solo alcune immagini.

Nella Lisbona contemporanea esiste un prima e un dopo l’incendio che scoppiò la notte tra il 24 e il 25 agosto del 1988 nella zona centrale di Chiado. Complice il caldo torrido di quell’estate ed una brezza secca proveniente da sud, gli ultimi focolai furono domati completamente solo diversi giorni dopo, lasciando dietro di se una città in macerie. Vennero distrutti alcuni tra i più antichi edifici di Lisbona, negozi storici, vennero carbonizzati tesori preziosi, come la partitura originale dell’ inno nazionale portoghese. La vita, i costumi, la socialità e la magia di quel luogo ricco di cultura e convivialità, protagonista della storia, della letteratura, della vita sociale e politica portoghese vennero sospesi per un attimo. Senza quei luoghi probabilmente non sarebbero potuti esistere alcuni dei racconti di Pessoa o delle magnifiche descrizioni di Eça de Queiroz.

Questa grande catastrofe lasciò nell’ animo dei lisboeti una coscienza più forte di quello che avevano perso e, per questo, non sono rimaste solo macerie, distruzione e desolazione. Per la capitale portoghese si tratta del secondo grande incendio  con conseguenze catastrofiche dopo quello seguito al terremoto del 1755 che distrusse la zona della Baixa, poi ricostruita grazie all’esemplare intervento voluto dal marchese di Pombal su progetto dell’ingegnere Manuel da Maia, ancora oggi considerato uno dei primi progetti su larga scala eseguiti con tecniche antisismiche.

1-Baixa Pombalina

Nei giorni successivi all’incendio, fatti di cenere e accuse reciproche, l’allora sindaco di Lisbona, l’ingegnere Nuno Krus Abecasis, ebbe la brillante idea di invitare l’architetto Alvaro Siza a riflettere sul recupero delle aree colpite per cercare di trasformare una tragedia in una nuova opportunità. La notizia della scelta di un architetto che, fino alla rivoluzione del 1974, era considerato di “sinistra” e che in più veniva da Porto, storica rivale di Lisbona, suscitò immediatamente un mare di polemiche. A Berlino ed in Olanda, dove Siza aveva già lavorato riscontrando un ampio successo, era conosciuto come “l’uomo del Sud” ma per un lisboeta era considerato un “uomo del Nord”. Questo misterioso “Nord” è radicato nella coscienza dei portoghesi del sud, anche a causa del salazarismo, come un nord ancora più distante che Parigi, Londra o Berlino. Il “Nord” è un nord a parte, con una propria capitale e con relazioni autonome rispetto al resto del mondo. Nuno Krus Abecasis si giustificò agli occhi dei detrattori affermando che, avendo sentito parlare dei lavori di Siza fatti all’estero, non avrebbe potuto essere giudicato, nel caso avesse fatto un’altra scelta, dalle generazioni future, quando queste avessero saputo che nel 1988 esisteva in Portogallo un architetto che sarebbe diventato il simbolo dell’architettura portoghese (e non solo), capace di interventi di altissimo livello nei centri storici delle città più importanti del mondo.

L’idea di Siza non era quella di ricostruire un nuovo pezzo di città ma piuttosto di introdurre delle correzioni che, contrapponendosi al processo di degradazione, potessero rinforzare il senso di città. Non esiste una ragione profonda di cambiamento, afferma lo stesso Siza, si tratta di recuperare gli interstizi dimenticati della città, la trasformazione vera e propria della città sta nel recuperare, o meglio attivare, le relazioni con i margini e le zone di transizione. Il centro storico della capitale lusitana viveva, infatti, in un grande stato di degrado e abbandono e come qualcuno dirà, a questo proposito, se ci fossero state più persone, l’allarme sarebbe stato dato prima e di conseguenza l’incendio non si sarebbe propagato cosi velocemente. L’architetto portuense, cosciente dell’importanza di quel luogo nell’immaginario dei lisboetas, propose il consolidamento strutturale e la rivalorizzazione delle facciate ma non inteso come totale conservazione delle caratteristiche architettoniche originali bensì come conservazione dell’ambiente della zona, come parte integrante di un centro storico.

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II cuore dell’intervento non risiede pero nelle facciate ma all’interno dei blocchi e tra i vari isolati: vengono create una serie di piattaforme e percorsi per migliorare le differenze di livello, attraverso la costruzione di rampe, scale, aperture e passaggi, creando cosi una nuova porosità, valorizzando un altro microcosmo diverso da quello creatosi, attraverso la stratificazione storica e sociale, nelle arterie principali.

metro + patio B

A questo proposito gli interventi più degni di nota sono la stazione metropolitana che collega, attraverso un tunnel, la Baixa della città con Chiado e la creazione del Pàtio B, da poco inaugurato in collaborazione con l’architetto Carlos Castanheira, che connette, attraverso un percorso panoramico di scale e ascensori pubblici la chiesa del Carmo e la parte sottostante di Rua do Carmo, riportando alla luce anche i livelli originari della chiesa.

L’obiettivo di Siza é sempre quello di creare legami, ristabilirli, fare in modo che si possa stabilire con la città una relazione di scambio e non una cesura.

Credo molto di più nello sviluppo continuo e nel giusto ritmo di ogni lavoro. Credo molto di più nell’accumulo delle esperienze, nello sviluppo progressivo associato al valore intrinseco di ogni opera, che nell’ innovazione ad ogni costo, seguendo un qualunque programma banale . Non sono necessarie nuove scoperte ma sìuno sforzo continuo di ricerca

About Bernardo Grilli

Bernardo Grilli
Si laurea in Architettura all’Università Sapienza di Roma. Studia e lavora a Lisbona per tre anni. Dopo una breve parentesi brasiliana approda a Parigi dove attualmente collabora in qualità di architetto per il Renzo Piano Building Workshop.

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