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Clash of Clans è un esercizio zen

Nella percezione collettiva i videogame sono spesso dei passatempi prêt-à-porter, svaghi pronti a sollazzare l’utente per periodi di tempo variabili, per poi tornare alla loro dimensione inerte fino al prossimo eventuale utilizzo. Per ricorrere ad un’immagine cara, nella stanza di Andy, tra Woody e Buzz, i nostri amati vg sarebbero gli unici a non risvegliarsi nel momento in cui chiudiamo la porta. Tale visione, però, da anni non corrisponde più alla realtà.

La fine degli anni ‘90 ci portò infatti il concetto di gioco online, e con esso la mutazione di un’idea: i videogiochi non erano più (solo) luoghi di svago privati, ma piazze aperte all’interazione tra ludomani da tastiera di tutto il mondo. Eravamo passati dalla piscinetta gonfiabile in terrazza al campetto: mamma ci avrebbe anche potuto trascinare via urlanti, ma sapevamo che durante la nostra assenza la tedesca sarebbe continuata giorno e notte, pronta a ri-accoglierci non appena ne avessimo avuta l’occasione. Ciò che in quel momento non potevamo immaginare era che, da lì a dieci anni, il paradigma si sarebbe ulteriormente evoluto, assottigliando sempre di più la barriera tra l’universo reale delle nostre vite e quello virtuale dei nostri giochi.

E’ infatti dalla prima decade degli anni 2000 che a devastare le nostre vite sociali arrivano titoli di stampo, ambientazione e qualità varie come BattleKnight, OGame, Ikariam, Farmville e Clash of Clans. Ciò che accomuna questa insalata di gestionali, strategici e pseudo-rpg è il loro approccio al tempo: nessuno di questi titoli prevede infatti che all’interruzione della sessione di gioco corrisponda quella della nostra partita. Dal momento della creazione del nostro account a quello, eventuale, della sua cancellazione veniamo calati in un universo di gioco che non si ferma mai e in cui la nostra assenza non è prevista: potremo non essere fisicamente al computer, ma le nostre controparti virtuali, che siano cavalieri, città o flotte, saranno sempre attive. Ciò significa che la loro interazione con il resto del mondo di gioco sarà continua, con tutti i pro e i contro del caso. Se ad esempio potrete tornare festanti dopo ore di assenza per trovare le vostre riserve minerarie traboccanti, grazie al lavoro svolto dai vostri minatori mentre il loro sire ossigeno-dipendete stava dormendo/studiando/mangiando/altro, correte altresì il rischio di subire attacchi e disgrazie varie ai quali, data la vostra mancata presenza, non potrete porre rimedio che, se la sfortuna è dalla vostra, molte ore dopo.

Come se non bastasse, tutti questi titoli incorporano un’altra peculiarità riguardo l’approccio al tempo: è infatti ridimensionata, se non proprio rimossa, l’astrazione per cui a secondi reali corrispondano ore o giorni virtuali. In altre parole, ogni vostra mossa avrà un costo temporale molto più vicino alla realtà di quanto abbiate mai sperimentato. Scordatevi i vari approcci alla The Sims e simili: per costruire un edificio non basterà cliccare un tasto e ritrovarsi la pappa pronta, dovrete aspettare; per quanto dipenderà dalla difficoltà del task. Se, ad esempio, la vostra prima casa potrebbe essere tirata su in pochi secondi, il reattore nucleare di 30’ livello o l’attacco alle legioni di un avversario particolarmente distante potrebbero richiedere anche giorni.

Ciò ha introdotto una nuova modalità di gioco, basata su pianificazioni a lungo termine, che, prima dell’avvento degli smartphone, si ripercuoteva pesantemente sulle vite dei maestri della chiusa più accaniti, costretti ad adattare il proprio ritmo di vita a quello delle loro colonie, per non farsi mai cogliere impreparati e vedere il risultato di mesi di fatica vanificato dal razziatore di turno. Ora le cose sono più semplici, ma probabilmente la possibilità di tenere tutto sotto controllo ovunque ci si trovi non fa che aumentare la pervasività dei vari titoli nelle vite degli utenti. In tal senso ricordo con un ghigno gli eccessi raggiunti da diversi utenti di Farmville.

Se siete in possesso di un account Facebook e non vi siete mai dati al giardinaggio da scrivania, allora siete dall’altra parte della barricata, ossia tra le schiere di innocenti tartassati di “richieste di aiuto per completare il porcile” e inviti ad unirvi alla setta agricola. Avendo fatto parte di entrambi i gruppi, sono testimone di gente che pianificava il suo personale ciclo delle colture per poterci incastrare in mezzo gli impegni della giornata e si disperava ben oltre quanto sia ragionevolmente accettabile per una piantagione di zucche andata persa. In un certo senso è come se l’impossibilità di interrompere la partita e le lunghe attese per giungere al completamento di obiettivi rendessero da un lato l’esperienza di gioco più compenetrabile con quella del vissuto quotidiano, e dall’altro proprio il tempo dedicato alla pianificazione e all’attesa rendesse molto più importanti e significativi i risultati conseguiti. D’altronde, per citare due punti di riferimento “E’ il tempo che hai dedicato alla tua rosa a renderla importante” e “E se l’attesa del piacere fosse essa stessa il piacere?”.

Senza cadere in paranoie da moige, trovo quantomeno singolare la presa che simili prodotti riescano ad ottenere su utenti di fasce d’età variegate. A fronte di un’esperienza ludica spesso molto poco appagante, sembra quasi che a muovere i giocatori sia il desiderio di sfidare la propria pazienza e tenacia, per vedere quanto riusciranno a portare avanti l’impresa prima di perdere interesse, motivazioni ecc. Quella dei browser game in tempo reale è insomma un’avventura che, se da un lato non voglio certo demonizzare, dall’altro mi sento di consigliare per ragioni più esperienziali che ludiche. Coltivare la propria flotta galattica per settimane non sarà il massimo del divertimento, ma posso garantirvi un discreto senso di soddisfazione.

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creatori di meme riassumono l’essenza                      dell’oggetto del corrente articolo

 

About Marzio Persiani

Marzio Persiani
Romano, studio informatica. Curiosa intersezione tra cose che mi appassionano e argomenti con cui non si rimorchia.

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