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Room, il film che ha commosso Hollywood

“Buongiorno lampada, buongiorno pianta, buongiorno lavandino”. Jack è un bambino felice, la sua “casa” ha tutto, mangia gioca si diverte, guarda la tv, ha un cane immaginario e Mà è sempre con lui e in fondo cos’altro potrebbe volere un bambino di appena 5 anni?
Il film comincia così e seppur si comprenda esattamente la reale situazione (e cioè che si tratta di una ragazza giovane madre e di suo figlio tenuti prigionieri per mano di un carnefice), la verità è che lo spettatore si trova a suo agio, nonostante la drammaticità. Non c’è disagio nel vedere che Jack ha i capelli lunghi come una bambina, non c’è malessere nel capire immediatamente che la loro vita si distribuisce in 15 mq né per il fatto che si debbano lavare con un catino e che non ci sia neanche un giocattolo. Questo perché il bambino trasmette reale serenità, nient’altro che pura felicità.
Jack dorme in un armadio e forse solo ora comincia a capire che di notte, quando Old Nick entra nella stanza aprendo la porta con chiusura a combinazione, la mamma smette di essere felice. Eppure è subito mattina, e tutto passa con il nuovo giorno.
Tutto sembra tranquillo fino a quando Jack compie 5 anni e Mà decide che non possono più andare avanti così, che devono scappare e dovranno farlo con il suo aiuto. Ed è in quel preciso istante che Jack smette di essere felice, quando scopre che esiste un mondo oltre la stanza e che esistono altre persone oltre a loro.
Ed è qui che la sceneggiatura e le meravigliose interpretazioni fanno sì che il film si regga su un unico e solo elemento: il legame indissolubile tra una madre ed un figlio, messo alla prova dalle difficoltà che i due incontreranno nel mondo reale, quando finalmente usciranno al di fuori della stanza, quel porto sicuro da cui Jack verrà strappato e dal quale con fatica riuscirà ad uscire mentalmente.
La potenza del film risiede nel punto di vista e nella scelta di affidare la sceneggiatura alla penna dell’autrice del romanzo da cui è tratto. Emozioni forti, roba da fazzoletti in tasca: erano anni che non si vedeva un film così intenso e nonostante l’oscar della Larson, la vera rivelazione è il bambino canadese di 9 anni che interpreta Jack, Jacob Tremblay, che nonostante la tenera età, ha retto perfettamente il peso di un film che inizia come un thriller, ma finisce come un dramma psicologico molto difficile da interpretare.

About Flaminia Camilletti

Laurea in Rel. Internaz. Scrivo, leggo e nuoto. Mi occupo di politica e mi interesso di economia. Scrittrice e autrice freelance. Appassionata di musica, ma solo di quella che piace a me. Scrivo di tutto ciò che riesco a capire, quello che non capisco cerco di studiarlo. Twitter: @FlamiCami

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