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La cattedrale di Santiago

Raggiungere Amsterdam con una compagnia low cost, significava dieci anni fa assicurarsi con ogni probabilità una scampagnata in Belgio. Ritardi, overbooking, guasti, garantivano un sobrio volo di rientro da uno dei tanti piccoli aeroporti che costellano la regione del Benelux.
Nel mio caso mi riferisco alla ridente cittadina di Charleroi – mai vista per altro – dal quale aeroporto ripartimmo verso l’Italia. Ogni cambio di rotta porta con sé delle sorprese, così prima di giungere a destinazione il treno fece tappa a Liegi, stazione Liège-Guillemins, opera di Santiago Calatrava.
Un’epifania a dir poco sorprendente per il giovane studente di architettura che ero.

Liege-Guillemins-Station-by-Santiago-Calatrava-6

Questo per due motivi principali. Il primo è che dopo la noiosa gita alla Città delle Scienze di Valencia, mi ero convinto che Calatrava fosse l’ennesimo architetto dopato del ranking internazionale, giudicai il complesso stucchevole e ridondante; la seconda è che ancora non avevo elaborato la mia tesi cinematica sul disegno di Santiago Calatrava.

E’ una teoria sulla quale non spenderò molto tempo per tentare di convincervi, diciamo che le gabbie toraciche che il Nostro ha disseminato per il pianeta sono di assoluto valore nel momento in cui si attraversano. In movimento evidentemente.

A Venezia, camminare sopra il ponte dello scandalo lascia tutto sommato interdetti, eppure vivendolo nella sua natura concava e spigolosa, quando il vaporetto lo sottopassa in navigazione, si ha completamente un’altra percezione, certamente più felice.
Potremmo continuare con Lisbona o Reggio Emilia – la stazione Mediopadana per l’alta velocità non ha nulla da invidiare alle migliori intuizioni di Nervi o Morandi – ma non vorrei dilungarmi su di un punto che è solo una premessa.

 

New York, giovedì 3 marzo. Inaugura con 6 anni di ritardo e circa 2 billion di extra budget il World Trade Center Transportation Hub, sempre su progetto di SC.

La questione è spinosa, nata sotto il segno di una rinascita auspicata per l’intero quadrante abbattuto dal 9/11, la stazione viene alla luce in un momento di incertezza politica non indifferente, dove su tempi, costi ed affidabilità si sta giocando, tra le altre cose, la prossima elezione alla Casa Bianca. Ovviamente il responso della critica è compatto nell’accusa di oltraggio alla pubblica morale. In effetti i numeri ancora non tornano, considerando soprattuto che parliamo della diciottesima stazione cittadina per numero di passeggeri quotidiani – 48.000 daily rail commuters contro i 208.000 di Grand Central ed i 410.000 della Penn Station.
La connessione principale sarà con il New Jersey – il committente è la Port Authority of New York and New Jersey – le cinque piattaforme presenti si allacciano a sette stazioni oltre l’Hudson.
La struttura potrà vantare il più vasto network di sottopassaggi pedonali di tutta NY.

Se l’analisi strategica è stato il principale bersaglio delle accuse mosse dall’opinione pubblica, la critica al progetto di Calatrava non ha ricevuto sconti.

Brevemente Rosengaard su Architectural Review e Kimmelman sul NYT:

The result is a structure that looks less like a delicate bird in flight and more a thorny caterpillar.

It’s like a Pokémon. [..] Mr. Calatrava has given New York somethings for its billions. But if the takeaway lesson from this projects is that architects need a free pass, a vain, submissive client and an open checkbook to create a public spectacle, then the hub is a disaster for architecture and for cities.

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Credit Jacopo Costanzo

Sono in disaccordo. La stazione è sprovvista tutt’ora dei guardaspalle che il masterplan di Libeskind prevede – sempre se abbia senso chiamarlo ancora in causa, considerando che è stato silurato da tutto quello che riguarda il postundicisettembre. Con i grattacieli di Rogers e Big completati, l’impatto di fronte allo scrigno bianco di Calatrava sarà un’altra storia. Si può ritenere una metafora non perfettamente tradotta in acciaio, come strozzata. Eppure è capace di custodire un invaso sensazionale, già in grado di meravigliare. L’Oculus, lo spazio raccolto al di sotto delle ali che affiorano, ha un potenza spiazzante. Luminosa e dinamica, Calatrava ha realizzato una cattedrale ipogea, che si avvicina alla dinamicità tipica delle Sue opere più riuscite.
Così la galleria superiore diventa un organico claristorio, mentre le scale in aggetto, alle due estremità della grande aula, le leggiamo come il pulpito e la cantoria.

Ironia della sorte, l’unico edificio sacro distrutto nell’attentato del 2001, la chiesa greco-ortodossa di San Nicola, verrà ricostruita a pochi passi dalla stazione, ancora su progetto di Calatrava.

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Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research_ warehousearchitecture.org

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